Confagricoltura: «Nitrati in falda, i conti non tornano»

Il centro studi di Confagricoltura Piacenza ha fatto un'approfondita verifica confrontando i dati dell'Arpa con il carico zootecnico bovino per ciascun comune della provincia: perché i comuni con maglia nera hanno poca zootecnia?

Enrico Chiesa

Nitrati-letame-stalle: sembra essere questo il sillogismo logico su cui si fonda il “j’accuse” all’agricoltura rea di contaminare le falde acquifere. L’attuale zonizzazione dei terreni vulnerabili ai nitrati è basata sull’inopinabile analisi delle acque, ma non considera una serie di altri elementi parimenti determinanti quali la composizione dei terreni e la loro capacità di trattenere o meno azoto e la presenza di altri fattori d’inquinamento. Ciò che chiede il mondo agricolo è che si proceda ad una classificazione più razionale del territorio.  Per questo motivo Confagricoltura Piacenza ha anche partecipato al presidio davanti alla sede dell’Assessorato all’Ambiente Regionale. Detto Assessorato ha, infatti, ottenuto dalla giunta regionale la sospensione del comma introdotto nell’ultimo decreto sviluppo che pretendeva la ridefinizione delle zone vulnerabili ai nitrati e temporaneamente, per il periodo massimo di un anno, equiparava queste aree a quelle ordinarie. 

La distinzione non è di poco conto ed impatta notevolmente sulle aziende che in zona vulnerabile sono vincolate a fertilizzare i terreni in modo drasticamente inferiore: 170kg di azoto ad ettaro contro i 340 della zona ordinaria. Il vincolo risulta, poi, particolarmente vessatorio per le aziende zootecniche che hanno a disposizione liquame e letame: fertilizzante che apporta sì azoto, ma contemporaneamente anche sostanza organica che rende i terreni capaci di trattenere l’azoto limitandone la percolazione in falda.

Ripercorrendo proprio il sillogismo iniziale, il centro studi di Confagricoltura Piacenza ha fatto un’approfondita verifica confrontando i dati dell’Arpa con il carico zootecnico bovino per ciascun comune della provincia. I dati non hanno la pretesa di essere esaustivi, ma quantomeno insinuano il ragionevole dubbio che la strada imboccata dall’Assessore Regionale all’Ambiente Freda sia, in realtà, quella sbagliata. Calcolando il patrimonio zootecnico ad ettaro per comune, ne emerge un quadro completamente diverso rispetto alla cartina dei nitrati in falda. La classifica dei comuni con maggior patrimonio zootecnico vede ai primi posti comuni che registrano i più bassi livelli di nitrati nelle falde, e viceversa.

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“I conti, quindi, non tornano – evidenzia Enrico Chiesa, Presidente di Confagricoltura Piacenza -.  Il fertilizzante organico è finito ingiustamente sotto accusa e il comparto zootecnico sta sostenendo costi enormi per questo. Quando, ormai un anno fa, ci siamo recati a Bruxelles per un confronto con i pull di tecnici che lavorano alle normative del settore, abbiamo riscontrato apertura e disponibilità nei confronti della nostra azione sindacale che ribadisce, oggi come allora, che le delimitazioni sono eccessive e chiede una definizione più razionale delle arre vulnerabili ai nitrati. Auspichiamo che venga ritirata la delibera incriminata e venga a breve concluso l’esito dello studio avviato nel 2011 dall'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) finalizzato ad una nuova indicazione delle zone vulnerabili ai nitrati in Emilia-Romagna adeguandole alla realtà attuale e considerando anche le altre fonti di apporto di sostanze azotate, tra le quali gli scarichi civili e quelli industriali. L’accordo, è bene ricordarlo – conclude Chiesa – era stato concordato, allora, tra le Regioni del nord sotto l'egida dei Ministeri dell'Agricoltura e dell'Ambiente e delle Regioni del bacino padano”.

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