Confagricoltura: «Per il settore lattiero caseario misure insufficienti»

Gasparini: «Bene la moratoria dei debiti, ma serve un taglio netto ai costi di direttive penalizzanti»

Filippo Gasparini - presidente della Sezione di prodotto Lattiero-Caseraria di Confagricoltura Piacenza

Le misure indicate dal Consiglio dei ministri Ue del 15 marzo, dedicato alla crisi dell’agricoltura, sono insufficienti. Filippo Gasparini, presidente della Sezione di prodotto Lattiero-Caseraria di Confagricoltura Piacenza concorda con il ministro delle politiche agricole Maurizio Martina, che ha definito gli interventi della Ue “privi di una visione strategica per affrontare la questione in maniera concreta e strutturale”. “La firma avvenuta il 16 marzo del protocollo tra ABI e ministero per le Politiche agricole, con cui si prevedono 30 mesi di sospensione dei pagamenti sui mutui sottoscritti a favore degli allevamenti a valere sul Fondo Latte, va nella direzione degli interventi richiesti fornendo una prima risposta su base nazionale – spiega Gasparini -. Un provvedimento concreto che va incontro alle necessità di tesoreria dei nostri allevatori. Una misura che avevamo richiesto come Confagricoltura e davvero atteso, che consentirà di dare un po’ di liquidità immediata alle imprese. Al nostro governo chiediamo però la riduzione della burocrazia amministrativa e fiscale, la semplificazione dei controlli e il superamento delle direttive penalizzanti come quella dei nitrati”. Gli allevatori possono rischiare di trovarsi tra un anno in una situazione ancor più drammatica e in più con il peso dei debiti pregressi da pagare. La misura annunciata da Bruxelles di ritirare 218 mila tonnellate di latte scremato in polvere e 100 mila tonnellate di burro può essere una misura d’aiuto per il sistema, ma è un intervento troppo blando sia in termini di quantità che di prezzo. “Ben altro senso e impatto sulle stalle a rischio chiusura avrebbe avuto un sistema di contingentamento delle produzioni – prosegue Gasparini - che noi abbiamo chiesto tramite il ministro Martina e che comporterebbe una riduzione annua di latte del 3 o 4 per cento rispetto all’anno precedente in cambio di un incentivo o di aiuti, ad esempio 10 centesimi al litro non fatto. Una manovra su base volontaria che fissava un valore per cui i produttori dei Paesi eccedentari sarebbero stati più interessati a non produrre quel latte marginale che a inviarlo in Italia a prezzi infimi. Con il risultato finale che sarebbe stata una misura equa che lasciava più margine d’offerta al nostro Paese che è deficitario. Per finanziare la misura sarebbero stati necessari 200 milioni di euro, che evidentemente la Ue non ha voluto investire”. Ora tutto è rimandato al prossimo Consiglio europeo di aprile, nel quale si tornerà ad affrontare la questione, ma sarà tardi. “Nel frattempo gli allevatori non possono stare a guardare – conclude Gasparini – etichettatura e tracciabilità sono ormai prerequisiti e non una strategia vincente, per questo agiremo ad ogni livello affinché vengano prese le decisioni coraggiose che il momento impone”.

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