Confalonieri: «Stanno scalando Mediaset in modo non amichevole»

Il presidente del "Biscione" ospite dell'associazione di Confindustria Piacenza ha parlato della scalata di Vivendi a Mediaset, di Berlusconi e di televisioni commerciali

Betti, Fornari, De Micheli, Confalonieri e Rota

«Ostile o non ostile, stanno cercando di scalarci. Questa è la realtà». Così ha commentato Fedele Confalonieri, presidente Mediaset, ospite del tradizionale appuntamento "Conversazione con...", organizzato da Confindustria Piacenza. Confalonieri si è confrontato con il presidente di Confindustria Alberto Rota e con il prof. Daniele Fornari dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Il numero uno del "Biscione" è venuto nella nostra città per raccontare la sua esperienza agli imprenditori piacentini: lo ha fatto in giorni cruciali per l'azienda di cui è presidente dal 1996: la francese Vivendi sta cercando di entrare in possesso della televisione commerciale.

«Oggi sul Corriere della Sera – ha detto ai cronisti prima di parlare alla platea piacentina - Arnaud de Puyfontaine, ceo di Vivendi,  parla di aggressività, ma questa è l'eterogenesi dei fini, abbiamo fatto un contratto e non è stato rispettato, per questo siamo andati in Procura. Avendo rotto questo contratto il titolo Mediaset in Borsa si è abbassato, Vivendi ha comprato azioni e ha comprato a prezzo basso. Alla fine sono arrivati ad avere il 20 per cento del capitale di Mediaset, ergo non mi sembra che sia così amichevole questo modo di procedere. Ci sono già delle mosse di Fininvest in Procura, è partita un'azione legale vediamo cosa succederà. Fininvest si è difesa, raggiungendo il 38 per cento delle quote di Mediaset e vediamo poi cosa succederà. Noi ci difenderemo».

Durante l’incontro Confalonieri ha parlato anche dell’amico di una vita. «Berlusconi è quello che è. Ha fatto la storia di questo Paese. Entrò nel ’76 a “Il Giornale”, era l’epoca del compromesso storico, era il suo impegno politico ante-litteram, salvò l’unico giornale che si pronunciava contro il compromesso. Fu una molla ideale, ideologica: Montanelli all’epoca era uno dei baluardi del pensiero liberale. C’era un clima anticapitalistico, antiamericano, e la televisione a inizio anni ’80 portò quei modelli nelle case degli italiani che era contro il clima italiano dell’epoca».

Confalonieri ha raccontato anche il suo lavoro, divertendo la platea. «Le pubbliche relazioni sono il mio mestiere. Ho fatto l’imprenditore da giovane e non mi è andata bene. Non sono un manager, sono bravo nei rapporti, ho suonato da giovane nei night club e intrattenevo le entraineuses: ho imparato lì a saperci fare nei rapporti con la gente». È vero che lei ha licenziato Berlusconi da giovani? – ha chiesto Fornari. "Sì, come musicista. Eravamo a Baggio, periferia di Milano. Lui doveva cantare e invece stava sempre a ballare con le donne. Cominciava con il vizio delle donne già allora…Si giustificava dicendo che faceva pubbliche relazioni per il gruppo: la mia versione era che mancava troppo dal palco. Allora l’ho licenziato dalla nostra band, per giusta causa».

Mediaset nel 2015 ha ottenuto tre miliardi e mezzo di ricavi ed è un’azienda di 5mila dipendenti. Confalonieri ha ricordato gli albori dell’attività nelle televisioni. «Le prime televisioni locali erano confuse, coprivano solo 20 chilometri o una città. Berlusconi sperimentò a Milano una tv di quartiere, per i residenti. Come imprenditore è unico: ha fatto successo nell’edilizia – Milano 2 è ancora un paese modernissimo -, nell’editoria, nelle televisioni. Fu una grande sfida, una start up locale in ogni territorio d’Italia. Capì che doveva dare qualcosa ai clienti: sacrificò la diretta e le news e registrò tutti i programmi in cassetta distribuendoli regione per regione, investì in prodotti americani e prese le star che più piacevano al pubblico: Mike Bongiorno, Sandra Mondaini e Raimondo Vianello, Corrado. Berlusconi è stato molto votato perché ha dato qualcosa gratis a tanti italiani, soprattutto alle donne che avevano qualcosa da vedere al mattino in tv». E a chi parla di “aiutino” da parte dell’amico Craxi negli anni ’80, che fece un decreto per far riaccendere le televisioni del Biscione, chiuse da alcune pretori? «Craxi non ha salvato Berlusconi. Ha capito che la comunicazione era troppo importante, la tv aveva cambiato la vita della gente. Per questo fece il decreto che risolveva il problema. Gli alleati di Berlusconi erano i telespettatori: il figlio di un pretore di Pescara voleva vedere i Puffi. Ecco perché si è risolto». Insomma, per tracciare un bilancio di questa lunga esperienza – che ancora continua – Confalonieri è sicuro. «La televisione commerciale è stato il grande exploit di Berlusconi: riuscì a ottenere personaggi popolari, aveva hardware, software e raccolse tanta pubblicità».

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Durante l’incontro Rota ha detto la sua sulla situazione nazionale e locale. «Stiamo avendo un momento politico un po’ particolare, il cambio del governo dà incertezza al Paese, poca prospettiva. Gli industriali hanno bisogno di certezze, questo momento non ci aiuta a capire il futuro, e le vicende dei due comuni più importanti – Roma e Milano – ci danno insicurezza. Noi vogliamo sviluppare percorsi che ci rendano sempre di più un Paese manifatturiero e 4.0, per aprire scenari nuovi». Il presidente ha ringraziato il sindaco uscente Dosi per il lavoro svolto. «Dovremo trovare un nuovo sindaco, abbiamo bisogno di uno che curi questa città. Dobbiamo lavorare per essere incisivi e importanti». 

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