Confesercenti: «Bene la visita di Conte, ma ora vogliamo i fatti»

L’associazione dopo l’arrivo del presidente del Consiglio: «Un ristoro per i giorni di chiusura, stop a Tari e tassa di occupazione del suolo per tutto il 2020. Una mano anche per Irpef e Ires»

Giuseppe Conte ieri a Piacenza

Confesercenti Piacenza ha apprezzato la visita di ieri del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, accompagnato dal ministro Paola De Micheli e dal presidente della Regione Stefano Bonaccini. «Lo riteniamo un gesto importante – commenta il direttore Fausto Arzani - di sensibilità istituzionale, anche legato al pesantissimo tributo che ha colpito la nostra comunità. Positivi anche gli impegni che sono emersi nel tavolo di lavoro. In particolare “meritate un aiuto speciale”, le parole del Premier Conte e “il maxipiano straordinario di 14 miliardi” da parte del presidente Bonaccini. Abbiamo accolto con grande favore queste garanzie e rassicurazioni che auspichiamo vadano presto ad assicurare concrete, pur se parziali, risposte alle richieste delle categorie che rappresentiamo».

«È evidente, lo abbiamo sempre affermato, che la priorità per affrontare l'emergenza Covid-19 è la garanzia della salute, la sicurezza delle persone.  Con senso di responsabilità le imprese hanno accettato (qualcuno anche in anticipo) i vari provvedimenti restrittivi che nel tempo si sono susseguiti, sospendendo e chiudendo le proprie attività. Le poche imprese rimaste aperte (in particolare rivendite di generi alimentari, farmacie, edicole, tabaccherie) hanno garantito alla popolazione un insostituibile ed essenziale servizio, spesso mettendo a rischio la propria sicurezza ed incolumità. Altre realtà (come ad esempio il settore della ristorazione, dei laboratori artigianali alimentari, degli ambulanti), pur con mille difficoltà ed il più delle volte annullandone la redditività, ha modificato i propri cicli produttivi sviluppando il servizio su prenotazione a domicilio. Nel tempo, grazie alla positiva evoluzione della curva epidemiologica, anche le aziende dei settori da noi rappresentati hanno cominciato a pensare alla riapertura delle proprie attività, alla tanto attesa e prospettata Fase 2».

«Queste aspettative – prosegue Arzani - erano e sono legate ad una mera questione di sopravvivenza. Infatti, con il protrarsi della cosiddetta Fase 1, la prolungata chiusura delle attività, la mancanza di un incasso giornaliero ha portato a gravi problemi di sostenibilità dei bilanci delle imprese nonché di liquidità. Soprattutto perché i costi sono rimasti praticamente inalterati (vedi canoni, utenze, fornitori). A questo punto, superata la fase di maggiore emergenza, chiediamo che finalmente possano arrivare risposte concrete ed immediate alla nostre reiterate richieste.

In particolare riguardo alla questione dei canoni di locazione commerciale, del pagamento delle utenze, dello stop immediato di imposte tra le quali Tari ed occupazione suolo pubblico per l'intero 2020. Inoltre il riconoscimento di un ristoro diretto dei costi di esercizio proporzionato ai giorni di chiusura, abbattimento forfetario del 70% degli acconti Irpef ed Ires, abbattimento forfettario del 50% in favore del datore di lavoro, dei contributi previdenziali ed assistenziali del personale dipendente a proprio carico e del 75% dei contributi previdenziali ed assistenziali diretti, sospensione dei carichi affidati all'Agenzia Riscossioni fino al 31 dicembre 2020. Non meno importante il tema delle linee guida, dei protocolli organizzativi e procedurali che le imprese dovranno tenere quando riapriranno».

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«Riteniamo che ci siano oggi tutti gli strumenti e le condizioni per poter riprendere, in sicurezza e con ogni garanzia, le attività anche nei settori del commercio, turismo, servizi. Pensiamo che questo possa e debba avvenire prima del 18 maggio e del 1 giugno come negli annunci del premier. L'apprezzamento per gli interventi di Conte e Bonaccini di ieri, però, è condizionato a questo punto che dopo le parole debbano seguire i fatti, le promesse siano rispettate, subito. Adesso. Non è più possibile aspettare, non è più accettabile. È finito il tempo degli annunci mediatici roboanti e dei bazooka finanziari. Ora servono risorse vere, in tempi certi e azioni di sostegno che riducano burocrazie e eliminino barriere. Lo devono a migliaia di imprese sul territorio, alla loro sopravvivenza, ai loro dipendenti ed a Piacenza, la nostra provincia così pesantemente segnata dal Covid-19».

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