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(Immagine di repertorio)

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«Contro i falsi esteri serve l’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli alimenti»

Cremonesi (Coldiretti): «Due prosciutti su tre venduti come italiani ma provenienti da maiali allevati all'estero, tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro stranieri senza indicazione in etichetta, come pure la metà delle mozzarelle e il concentrato di pomodoro dalla Cina»

“Due prosciutti su tre venduti come italiani ma provenienti da maiali allevati all'estero, tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro stranieri senza indicazione in etichetta, come pure la metà delle mozzarelle e il concentrato di pomodoro dalla Cina. Una vera e propria invasione che occorre arrestare introducendo in Italia senza esitazioni l’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli alimenti come ha chiesto il 96,5 per cento degli italiani sulla base della consultazione pubblica on line sull'etichettatura dei prodotti agroalimentari condotta dal Ministero delle Politiche Agricole”.

Giovanni Cremonesi, direttore di Coldiretti Piacenza-2E’ quanto afferma il direttore di Coldiretti Piacenza Giovanni Cremonesi (in foto), nel commentare l’autorizzazione concessa dall’Unione Europea alla Francia di introdurre un sistema di etichettatura di origine per carne e latte contenuti nei prodotti trasformati. La battaglia condotta da anni dalla Coldiretti in Italia e in Europa per la distintività e la trasparenza è stata raccolta dal Governo francese al quale è stata concessa l’autorizzazione dalla Commissione europea sulla base del regolamento comunitario N.1169 del 2011 entrato in vigore il 13 dicembre del 2014 che, spiega Coldiretti, consente ai singoli Stati Membri di introdurre norme nazionali in materia di etichettatura obbligatoria di origine geografica degli alimenti qualora i cittadini esprimano in una consultazione parere favorevole in merito alla rilevanza delle dicitura di origine ai fini di una scelta di acquisto informata e consapevole.

“Gli italiani, spiega Cremonesi, hanno già espresso un’opinione a riguardo che non lascia spazio ad equivoci. Le istituzioni nazionali devono perciò mettere in campo questo strumento dove ancora manca: basti pensare ai formaggi, ai salumi, alle conserve, ai succhi di frutta e al latte a lunga conservazione. Solo così si può difendere il diritto dei cittadini di poter scegliere prodotti autentici e nel contempo restituire alle aziende agricole il giusto valore per l’eccellenza che producono.”

Non è un caso infatti,  continua Coldiretti Piacenza che secondo la consultazione pubblica on line del Ministero che ha coinvolto 26.547 partecipanti sul sito del Mipaaf dal novembre 2014 a marzo 2015 l’89 % dei consumatori ritiene che la mancanza di etichettatura di origine possa essere ingannevole per i prodotti lattiero caseari, l’87% per le carni trasformate, l’83% per la frutta e verdura trasformata, l’81% per la pasta e il 78% per il latte a lunga conservazione. La situazione di crisi sta assumendo toni drammatici per gli allevamenti italiani con le quotazioni per i maiali nazionali destinati ai circuiti a denominazione di origine (Dop) che sono scesi al di sotto della linea di 1,20 centesimi al chilo che non coprono neanche i costi della razione alimentare per non parlare del prezzo del latte che con il venir meno degli accordi rischia ora di essere in balia delle inique offerte dell’industria.

“L’obbligo di indicare in etichetta l’origine, conclude il direttore, è una battaglia storica della Coldiretti che con la raccolta di un milione di firme alla legge di iniziativa popolare ha portato all’approvazione della legge n.204 del 3 agosto 2004 grazie alla quale è diventato obbligatorio indicare in etichetta la provenienza del latte fresco e quella della passata di pomodoro in Italia. Da allora molti risultati sono stati ottenuti anche in Europa ma l’etichetta resta anonima per quasi la metà della spesa.”

A livello comunitario il percorso di trasparenza è iniziato dalla carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza nel 2002, mentre dal 2003 è d'obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell'ortofrutta fresca. Dal primo gennaio 2004 c’è il codice di identificazione per le uova e, a partire dal primo agosto 2004, l'obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto. L’Italia sotto il pressing della Coldiretti ha fatto scattare il 7 giugno 2005 l’obbligo di indicare la zona di mungitura o la stalla di provenienza per il latte fresco e il 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo Made in Italy per effetto dell'influenza aviaria mentre a partire dal 1° gennaio 2008 l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro.

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