Cooperazione, in Emilia-Romagna aumentano le donne ai vertici

Il mondo cooperativo, in occasione dell’8 marzo, ha riproposto la tematica della situazione femminile lanciando un impegno a tutela della donna nel mondo dell’impresa

Nicoletta Corvi

VIEW è un acronimo che sta per “Violenza Impresa Welfare" e identifica un progetto promosso dalla commissione dirigenti cooperatrici di Confcooperative Emilia Romagna e sostenuto da Fondosviluppo. «In occasione dell’8 marzo – spiega Nicoletta Corvi, direttrice di Confcooperative Piacenza - è stato diffuso un video che spiega gli obiettivi concreti di questo nostro progetto; ovvero prevenire la violenza alle donne nei luoghi di lavoro e creare una rete regionale di cooperative per fornire servizi alle donne vittime di violenze e soprusi. Che tipo di cooperative? Tante e diversificate – prosegue la Corvi - da quelle sanitarie a quelle sociali, da quelle legate all’educazione ed al supporto alla cura dei figli, a quelle che si occupano di formazione e collocamento o riposizionamento nel mercato del lavoro. Il nostro è un ambito che può e deve fornire soluzioni ad un fenomeno, quello della violenza di genere, che ognuno ha l’obbligo morale di contrastare. Tramite questo progetto lo facciamo interfacciando il mondo femminile con quello del lavoro, ed esplorando così una parte importante delle criticità che le donne si trovano giornalmente ad affrontare. Il settore della cooperazione, fortunatamente – afferma la direttrice – può vantare numeri che testimoniano grande sensibilità verso il ruolo delle donne nell’impresa. Infatti, per restare solamente ai dati di Confcooperative Emilia-Romagna, tra il 2015 e il 2018 le amministratrici sono cresciute del 9,7% raggiungendo quota 1.781 e arrivando così a rappresentare un quarto dei consiglieri. Ancora più marcato l’aumento delle vicepresidenti (+24,6%, pari a 344), mentre sono 300 le presidenti di cooperative. In sintesi, nei consigli di amministrazione delle nostre cooperative, nel 40% dei casi oggi una donna siede alla presidenza o alla vicepresidenza, mentre le cooperative femminili dove le donne rappresentano la maggioranza sono ben 333, pari al 22% delle imprese aderenti. Numeri di cui andare fieri – conclude la Corvi – ma che non ci inducono ad abbassare la guardia, anzi, ci stimolano a fare di più e di meglio».

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