Copador: «Pronti a ripartire con un nuovo spirito aziendale»

La più importante cooperativa di trasformazione del pomodoro d'Europa, di cui sono soci molti produttori piacentini, guarda al futuro con fiducia, dopo il rinnovamento dei vertici aziendali. Il presidente Paolo Montesissa: un nuovo piano industriale pluriennale e la fiducia dei soci, le basi del nostro rilancio

Lo stabilimento Copador

Tempi duri per i produttori di pomodoro piacentini alle prese con un contratto che non si chiude, anzi con una trattativa che non è nemmeno iniziata, perché il prezzo proposto dagli industriali di 71 Euro la Ton, oltre a non coprire assolutamente nemmeno i costi di produzione, viene considerata una vera e propria beffa verso gli imprenditori agricoli che in tal modo sostengono di vedere vilipesa la propria professionalità, quasi un’espressione di scherno verso la valorizzazione del comparto e nei confronti dell’impegno per migliorare la qualità del prodotto del territorio. Con il rischio che gran parte delle aziende si rivolgano verso altri tipi di coltivazione considerate più remunerative.

Ma per i soci (molti dei quali piacentini) di Copador, una delle cooperative di trasformazione più importanti d’Europa, con la potenzialità produttiva di oltre tre milioni di quintali lavorati, in questi mesi si sono aggiunti altri gravi problemi, soprattutto di forte esposizione verso il sistema creditizio, caratterizzato da un pool di una decina di banche. Ai soci non sono stati corrisposti i pagamenti per la produzione dell’annata agraria appena trascorsa ed ora molti sono in difficoltà a poter ottemperare ai futuri contratti, perché si tratta di dovere anticipare, in questa già gravissima situazione congiunturale, anche i costi di produzione per questa del 2013.

A questo punto si spera in un ammorbidimento da parte degli istituti di credito coinvolti, che consenta ai produttori di poter conferire il loro prodotto alla cooperativa, consentendole la trasformazione, utilizzando strumenti finanziari adeguati che possano scongiurare un malaugurato fallimento con chiusura dello stabilimento, un evento che non auspicherebbe nessuno e che potrebbe ripercuotersi negativamente in maniera determinante su tutto il sistema del distretto del pomodoro.

Diverse le cause che hanno determinato questa situazione o la loro concomitanza: sicuramente una congiuntura di mercato, l’indebitamento con finanziamenti non adeguati per massicci investimenti strutturali ed alcune non opportune acquisizioni estranee al core businnes della cooperativa. Sta di fatto che oggi molti soci vantano consistenti crediti verso la cooperativa e per questo la loro programmazione aziendale ed in alcuni casi la stessa attività, è oggettivamente a rischio. Nel frattempo si è provveduto ad  un rinnovo del consiglio con Paolo Montesissa alla presidenza e con la nomina di un nuovo amministratore delegato Thierry Babbini, ed ora si sta cercando, proprio in queste ore, di trovare una soluzione che consenta di uscire da queste secche.

A rischio il capitale sociale versato per anni dai soci: si tratta di cifre consistenti, il frutto di anni di lavoro e di investimenti. E’ un momento difficile, strategico che necessita di una riattivazione delle linee di credito e soprattutto di un rinnovato piano industriale  che consenta alla cooperativa di uscire da questo dedalo. E’ necessario per il bene di un comparto fondamentale per la nostra provincia come quello del pomodoro che la cooperativa di Collecchio possa riprendere l’attività; tutto il mondo imprenditoriale piacentino, attraverso le associazioni professionali e di prodotto, segue attentamente la vicenda perché è essenziale che una delle realtà cooperative più importanti del distretto, possa continuare ad operare.

“In una recentissima riunione - spiega il presidente Montesissa - gli istituti di credito si sono mostrati favorevoli al rilancio industriale ed a giorni siamo in attesa di siglare ufficialmente il relativo accordo interbancario che ci consenta di avviare l’indispensabile supporto finanziario ai soci per gli investimenti produttivi per il 2013 e per le relative forniture produttive. Con il rinnovamento del management i soci - precisa Montesissa - hanno dimostrato di credere nella propria azienda, anche con ulteriori aumenti di capitale, evidenziando la loro fiducia nel conferimento per il 2012 che ha consentito di raggiungere gli obiettivi previsti, circa 2.350.000 quintali trasformati, in un mercato per ora statico. L’amministratore delegato ha impresso una svolta concreta e determinata al sistema manageriale che prevede strumenti di controllo e monitoraggio per ricercare tutte le possibili sinergie da mettere in atto con strutture d’avanguardia del settore".

"A breve - prosegue Montesissa - sarà presentato un piano industriale pluriennale che prevede un forte rilancio commerciale che consenta di aggredire i mercati fino ad ora non esplorati, soprattutto quelli esteri, ed in particolare del Nord Europa, compresi quelli che hanno continuato a credere nella qualità della nostra cooperativa e che sono rimasti fedeli alla nostra produzione di qualità.In più punteremo su diverse rilavorazioni con prodotti arricchiti, in grado di soddisfare tutte le possibili esigenze della nostra clientela. Puntiamo ad accordi durati con altri soggetti della filiera presenti nel territorio del Distretto, perché in questo momento è più che mai necessario rafforzare la capacità produttiva e di rappresentatività, per far comprendere che il comparto è coeso. Per questo, tra gli obiettivi prioritari, c’è quello di aumentare i volumi di trasformazione, grazie alla nostra capacità produttiva di oltre 3 milioni di quintali, volume che consente di ottimizzare il conto economico".

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"E’ dunque essenziale - ribadisce Montesissa - che i soci abbiano piena consapevolezza e fiducia in questa che si pone come una vera e propria rifondazione, un organico progetto per il futuro che se ben elaborato ed eseguito, sarà in grado di ridistribuire soddisfazione sia ai soci che al comparto. In questo devono avere fiducia. L’impegno di tutto il consiglio di amministrazione e dei nuovi dirigenti è massimo perché questa Copador nata con il concorso di tanti soci che hanno creduto in lei, possano continuare a contare su questa struttura per il futuro delle loro aziende”.

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