Cottarelli alla Cattolica: «Io ministro nel nuovo Governo? Sarebbe un onore»

Carlo Cottarelli in Cattolica: «Sarebbe un onore, ma bisogna essere d’accordo su quello che si va poi a fare». E ancora: «Bisogna ridurre gradualmente la spesa pubblica, ma senza rallentare il tasso di crescita del nostro Paese»

Carlo Cottarelli

«Flat tax? Presenta vantaggi se una volta introdotta, semplifica il sistema. Ma è costosa e quindi va finanziata e presenta aspetti di equa distribuzione più favorevole al ceto medio alto, che non condivido. La spesa va tagliata con riforme strutturali; bisogna rivedere le centrali di acquisto della Pubblica Amministrazione, perché ancora oggi solo il 10 per cento delle commesse passa a Consip». Questi sono alcuni dei commenti espressi da Carlo Cottarelli - già commissario per la revisione della spending review - intervenuto all’Aula Gasparini dell’Università Cattolica di Piacenza al workshop organizzato dall’Ordine provinciale dei dottori commercialisti in collaborazione con l’Osservatorio dei conti pubblici italiani.

E alla domanda se sarebbe diventato un ministro del nuovo Governo ha risposto: «Sarebbe un onore, ma bisogna essere d’accordo su quello che si va poi a fare». Cottarelli ha ripercorso la storia del debito pubblico nel nostro paese dagli anni Sessanta agli anni Novanta, passando per i decenni della spesa e dell’inflazione galoppante degli anni Settanta, arrivata al 27 %. «La situazione - ha detto - si è stabilizzata dagli anni Novanta ed è iniziata a scendere fino al 2007 di 20 punti ed al 100 per cento del Pil. Ma l’Italia ha ridotto il debito molto più lentamente rispetto agli altri paesi europei, la spesa è ripresa a salire ed il nostro paese si è trovato a fronteggiare la grande recessione mondiale con un debito troppo elevato ed oggi è al 132 per cento». «La crisi - ha puntualizzato - non è stata determinata dall’austerità, il Governo Monti si è limitato a tagliare la spesa, l’errore è soprattutto della Banca Centrale Europea in ritardo nel mettere in atto una politica espansiva».

«Oggi l’elevato livello del debito (così alto solo alla fine della Prima Guerra Mondiale) comporta rischi concreti per il sistema paese, crescita a lungo termine e debito pubblico, sono inversamente proporzionali. Se lo Stato drena risorse per finanziare il debito, mancano i soldi per gli investimenti. Non a caso Italia, Grecia e Giappone, i paesi occidentali più indebitati, sono cresciuti meno a causa dell’alto debito negli ultimi 25 anni». Cottarelli per uscire da questa situazione ha indicato due strade: la prima è quella indicata anche da chi ha vinto le recenti elezioni: uscire dell’euro e stampare moneta con la ‘nuova lira’: «Una soluzione che funziona se chi riceve soldi è contento di tenerseli in tasca senza spenderli, ma così potremmo fare la fine dell’Argentina dove l’inflazione è impennata al 40 per cento ed è stato richiesto un nuovo intervento del Fondo Monetario Internazionale. Con ogni probabilità la ‘nuova lira’ si svaluterebbe molto rapidamente e il governo si troverebbe a dover vendere titoli in euro, con un valore eroso dall’inflazione».

«La seconda strada - continua - quella che ritengo più percorribile è quella di una graduale riduzione del debito di 3/4 punti all’anno sul Pil. Per fare questo è necessario aumentare l’avanzo primario, ovvero la differenza tra spese ed entrate, al netto delle spese per interessi. Avevamo promesso all’Europa di incrementare l’avanzo fino al 3,5-4 per cento del Pil, ma da diversi anni è fermo al 2 ed è finito il tempo di flessibilità concesso dall’Europa». A parere di Cottarelli è necessario «operare con gradualità riducendo la spesa, senza rallentare il tasso di crescita e proteggendo le categorie più deboli. Il momento economico è favorevole, le entrate fiscali aumentano. se riusciamo a mantenere la spesa pubblica costante, utilizzando le maggiori entrate per ripagare il debito, possiamo cominciare a ridurlo. Se invece aspettiamo la prossima crisi, dovremo intervenire in emergenza in maniera drastica come avvenuto nel 2011 e 2012. Voglio sottolineare che aumentare il deficit non aiuta la crescita e certo non riduce il debito pubblico». Cottarelli esprime un giudizio positivo nei programmi di Lega e M5S, sulla riduzione della burocrazia, dei tempi della giustizia civile, della lotta alla corruzione: «Tutte riforme a costo zero che andrebbero perseguite invece di alzare la spesa pubblica». Il convegno è iniziato con il saluti di Marco Dallagiovanna, Presidente Odcec di Piacenza e di Anna Maria Fellegara, preside della Facoltà di Economia e Giurisprudenza dell’Università Cattolica. Dopo la relazione di Cottarelli è seguita quella di Olimpia Fontana su "Il modello di sviluppo europeo e il rispetto dei trattati, quindi Mauro Peveri ha trattato di riforma fiscale, flat tax e dintorni, proposta di riforma Iva ed il Notaio Carlo Brunetti di imposte indirette.

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