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Carlo Cottarelli con il sindaco Barbieri e il professor Timpano

Carlo Cottarelli con il sindaco Barbieri e il professor Timpano

Cottarelli: «Servono rigorose riforme strutturali per far ripartire l’Italia»

L’economista Carlo Cottarelli ha cercato di offrire una risposta al “perché l’Italia non cresce”, leitmotiv della XV° Lezione Arcelli organizzata dal Cespem (Centro Studi di Politica Economica e Monetaria diretto dal professor Francesco Timpano)

“Rimbocchiamoci le maniche, facciamo riforme strutturali, rilanciamo gli investimenti e recuperiamo la competitività. Certo la crescita generale del paese al massimo sarà dello 0,3 %, meno rispetto al resto d’Europa; in questo momento l’Italia non cresce per il rallentamento generale dell’economia europea, per l’aumento dello spread che ha frenato le attività imprenditoriali. E soprattutto dobbiamo rimuovere, con costanza e determinazione, le ragioni che da vent’anni bloccano il Paese: eccesso di burocrazia, evasione fiscale, giustizia civile troppo lenta e debito pubblico elevato”.  Così l’economista Carlo Cottarelli ha cercato di offrire una risposta al “perchè l’Italia non cresce” leitmotiv della XV° Lezione Arcelli organizzata dal Cespem (Centro Studi di Politica Economica e Monetaria diretto dal prof. Francesco Timpano), per confrontarsi con i protagonisti più importanti della riflessione economica e del policy making nazionale.

Dopo il saluto della Preside della Facoltà di Economia Annamaria Fellegara, ha preso la parola il sindaco di Piacenza e Presidente della Provincia Patrizia Barbieri che ha rimarcato come l’azione amministrativa “sia penalizzata da un sistema burocratico che soffoca tutto, con una normativa schizofrenica”. Ed a questo proposito ha citato la sproporzione assurda tra i fondi che ha a disposizione Anas e la Provincia e la disparità dei costi per la manutenzione delle strade. “Da vent’anni- ha esordito Cottarelli- cresciamo meno che in Europa, con lo stesso reddito medio; abbiamo perso in competitività, con costi di produzione superiori alla Germania che così ci ha sottratto quote di mercato e così altri paesi”. Cotterelli ha ricordato il 2° Governo Berlusconi che ha aumentato molto la spesa, soprattutto per gli stipendi pubblici; ha detto che il debito pubblico diminuisce troppo poco rispetto ad altri paesi, anzi poi è aumentato, così come è cresciuta la sfiducia degli investitori.

Ha menzionato gli interventi della BCE, “un po’ tardivi, ma hanno fatto scendere i tassi di interesse; ci sono state numerose occasioni per mettere a posto i conti pubblici, fino alla 2° metà del 2018, ma non è stato fatto. Attualmente- ha spiegato- la perita di competitività si è attenuata perché in Germania l’inflazione è cresciuta ed è migliorato l’export che è superiore alle importazioni, ma abbiamo perso competitività rispetto a Spagna e Portogallo ed il reddito pro capite resta lo stesso di 20 anni fa”. Cottarelli ha spiegato che la ripresa è molto debole, 0,3/0,4% ed è fragile, con rischi di attacchi speculativi; le crisi sono eventi rari, ma quando si verificano, sono sempre dirompenti ed è per questo che il paese deve imparare ad essere resiliente rispetto a quello che succede in Europa i cui dobbiamo comunque rimanere perché uscirne costerebbe troppo.

Per Cottarelli dunque bisogna tornare a crescere più rapidamente, mettere a posto i conti e la domanda deve venire dall’estero e da un mondo tutto da esplorare e questo poi stimolerà anche la ripresa interna. Bisogna fare riforme per rendere l’Italia competitiva, diminuire i costi di produzione e della burocrazia che crea enormi difficoltà alle imprese; è necessario rilanciare gli investimenti dei privati e ridurre il costo del lavoro senza diminuire i salari; fondamentale quindi diminuire gli ostacoli per le imprese: tasse eccessive, burocrazia, lentezza della giustizia civile. Ridurre le tasse e l’evasione fiscale, ma trovare fonti di finanziamento e risparmio sulla spesa pubblica non prioritaria. Dunque riforme strutturali che richiedono tempo e soprattutto la formazione di una coscienza popolare sulla necessità di questi provvedimenti.  “Insomma- ha concluso- rimbocchiamoci le maniche, riformiamo senza colpire le fasce deboli e poi occorre anche un po’ di fortuna”. Ed ha citato un gustoso aneddoto di uno spettatore ad un convegno. Al termine della relazione di Cottarelli ha chiosato: “Insomma siamo in un cul de sac; ora occorre un sac del cul!”. Queste tematiche sono state poi oggetto anche dell’analisi del prof. Maurizio Bausolla che ha analizzato la mancata crescita dimensionale delle imprese, crescita e produttività, investimenti ed innovazione, decrescita demografica e divario Nord- Sud.

Cottarelli infine si è recato presso il Collegio S. Isidoro per la presentazione del suo libro “i sette peccati capitali dell’economia italiana”, ovvero, come ribadito anche al convegno, “l’evasione fiscale, la corruzione, la soffocante burocrazia, la lentezza della giustizia, il crollo demografico, il divario tra Nord e Sud e la difficoltà a convivere con l’euro, peccati che intervengono anche nella genesi di altri vizi minori italiani”. Per ognuno dei peccati Cottarelli propone delle soluzioni; viene sottolineata in particolare “la necessità di sguardi di lungo periodo, di politiche stabili (niente bonus o condoni) e coerenti perché per modificare le scelte e le abitudini di un Paese non ci si può permettere di compiere scelte contraddittorie”.

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