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«Covid 19: la sconfitta del virus parte dalla collaborazione specialistica nella ricerca»

Lo ha sottolineato il direttore generale di IRBM Matteo Liguori intervenendo al webinar organizzato dal Laboratorio Next Generation EU della facoltà di Economia e Giurisprudenza dell’Università Cattolica

«Nessuno avrebbe pensato di poter avere a disposizione dei vaccini per il Covid 19 in così breve tempo, quando di solito occorrono anni. Questo è stato possibile da una collaborazione istituzionale nella ricerca e ci insegna che le politiche economiche devono essere sempre più mirate in questo campo, perché garantiscono non solo la salute, ma anche occupazione e benessere sociale». Lo ha sottolineato il direttore generale di IRBM Matteo Liguori intervenendo al webinar organizzato dal Laboratorio Next Generation EU della facoltà di Economia e Giurisprudenza dell’Università Cattolica, promosso dal professor Francesco Timpano, docente di politica economica della Laurea Magistrale in Gestione d’azienda, per parlare della disponibilità dei vaccini contro il Covid 19, ma anche di anticorpi monoclonali.

L'IRBM  ha spiegato Liguori è nata come spin-off dell'Istituto di Ricerca di Biologia Molecolare P. Angeletti SpA (IRBM), fondato nel 1990 come joint venture tra la multinazionale farmaceutica statunitense Merck Sharp & Dohme (MSD) e l'italiana Sigma-tau. Dal 2000 al 2009 l'IRBM è di proprietà della sola Merck, anno in cui il colosso statunitense si fonde con la connazionale Schering Plough, assumendo il nome di Merck & Co.

«L’esperienza del Covid ha messo in luce quanto sia necessaria la ricerca pubblica in tema di farmaci e ha evidenziato l’importanza di avere soggetti pubblici in grado di gestire anche le fasi di sperimentazione, che sono le uniche nelle quali le grandi case farmaceutiche si prendono degli importanti rischi- ha ricordato Timpano.Quando il farmaco è testato e sottoposto ai controlli delle attività di regolazione, alle big pharma resta il compito di sviluppare la produzione e la logistica, attività complesse, ma certamente molto meno rischiose. Sono temi su cui sarà necessario tornare non appena la tempesta sarà passata».

Insomma è tempo di prendere atto che i rapporti tra ricerca ed industria sono da riconsiderare. Tra le diverse realtà italiane che stanno giocando un ruolo fondamentale nella lotta al virus ci sono appunto IRBM di Pomezia e la fondazione Toscana Life Sciences (TLS) soprattutto per gli anticorpi monoclonali. In queste dinamiche un ruolo fondamentale lo giocano gli Ospedali che sono luoghi di cura e di ricerca ed a tale scopo il prof. Elefanti, direttore amministrativo del Policlinico Gemelli, ha evidenziato il rapporto che Università ed ospedali sviluppano con il mondo delle startup, della ricerca finanziata e delle big pharma.

«L’Inghilterra- ha ricordato Liguori- ha investito molto sul vaccino di AstraZeneca; spesso nella ricerca ci sono fallimenti, ma è proprio da questi che si impara e si riparte»

Il direttore generale di Fondazione TLS Andrea Paolini ha detto che «promuovere la ricerca biomedica favorisce lo sviluppo di un territorio. In questa corsa nella lotta al Covid si stanno sperimentando nuove modalità di collaborazione, tra cui anche l’open innovation ovvero la condivisione continua dei risultati della ricerca, ed anche nuovi modelli di business, talvolta basati non sullo sfruttamento economico del prodotto realizzato, ma sull’obiettivo di rendere disponibile il prodotto nel più breve tempo possibile, come nel caso di TLS che di fatto non commercializzerà gli anticorpi monoclonali, ma li metterà a disposizione del servizio sanitario nazionale. Noi- ha sostenuto- siamo incubatori di imprese soprattutto nella medicina di precisione; tutto nasce dalla sinergia tra grandi imprese e start-up e quindi questa azione pubblico-privato è molto “snella” e dinamica. 50 le aziende e gruppi di ricerca con 500 addetti e 550 pubblicazioni scientifiche. Questo consente di attrarre investimenti e finanziamenti».

Ha ricordato il progetto InterReg Med, ovvero la rete tra regioni che investono in medicina personalizzata, mentre per l’anticorpo per il Covid 19 nasce dalla ricerca sull’antibiotico-resistenza ed è un paradigma del modello di partnership. «La ricerca- ha ribadito- è il frutto di collaborazioni altamente specialistiche, di attori privati e pubblici, all’estero ed in Italia. Bisogna investire nella ricerca e poi portarla sui mercati. La scelta di consegnare l’anticorpo monoclonale per il Covid al Servizio sanitario nazionale è stata per noi strategica».

Infine, Sauro Vicini, direttore del cluster Health-ER dell’Emilia Romagna ha ricordato come si stia realizzando nella regione Emilia l’obiettivo di creare un ambiente favorevole per la ricerca e l’innovazione nel settore life science.

Scopo del Clust-ER Industrie della Salute e del Benessere è quello di sostenere l’economia della regione Emilia-Romagna, attivando tutti gli attori delle diverse catene del valore nello sviluppo della strategia di innovazione regionale. 

Sono 4 le catene del valore su cui il Clust-ER Health si è dato priorità d’intervento: Biomedicale e protesica di nuova generazione; Medicina rigenerativa, riparativa e sostitutiva; Sviluppo farmaceutico e “omiche”; Tecnologie per la vita sana, indipendente e attiva. Di conseguenza, gli obiettivi strategici del Clust-ER ambiscono a promuovere la competitività dei settori farmaceutico, delle biotecnologie, del biomedicale e del benessere che sono già un’eccellenza industriale regionale;

sostenere lo sviluppo di nuovi prodotti medicinali di terapia vanzata (ATMPs), nuovi farmaci e dispositivi terapeutici, che consentano di migliorare la qualità della vita delle persone; sostenere lo sviluppo di dispositivi medici smart, sensori indossabili e tecnologie digitali per scopi diagnostici e terapeutici;

promuovere la salute ed il benessere psicofisico delle persone attraverso stili di vita sani e consapevoli; sostenere l’innovazione dei processi industriali introducendo la bio- fabbricazione e soluzioni tipiche dell’industria 4.0.

Ed ancora:ridurre il tempo di accesso al mercato delle tecnologie innovative il cui rapporto costo/efficacia sia stato provato; aumentare la produttività e l’integrazione dei servizi socio sanitari pubblici e privati, orientandosi verso la deospedalizzazione dei servizi, la pianificazione di percorsi di cura paziento-centrici e una maggiore autonomia del paziente/individuo; garantire la continua innovazione del settore, attraverso la progettazione collaborativa fra aziende, laboratori di ricerca, sistema sanitario al fine di migliorare la competitività dell’intero sistema regionale.

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