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Sabato, 13 Agosto 2022
Economia

Crisi e povertà: a Piacenza aumentano i senzatetto e chi si rivolge alla Caritas

LO spaccato sullasituazione attuale nei numeri del dossier Caritas dell'Emilia Romagna: nel Piacentino il dato aumenta considerevolmente - 1695 nel 2012 - se paragonato al 2009, quando 1155 persone si recarono ai centri d'ascolto della Caritas diocesana di Piacenza-Bobbio

“Questa economia uccide, fa prevalere la legge del più forte, dove il potente mangia il più debole. La cultura dello scarto ha creato qualcosa di nuovo, gli esclusi non sono sfruttati ma diventano rifiuti, avanzi”. È quanto ha detto in questi ultimi giorni Papa Francesco, parlando di povertà. E il dossier della Caritas emiliana e romagnola sembra proprio illustrare una realtà simile a quella delineata dal Papa.

Nel corso del 2012 si sono rivolte ai centri di ascolto Caritas della nostra regione quasi 20 mila persone, che rappresentano lo 0,45% della popolazione emiliana-romagnola. Nel Piacentino il dato aumenta considerevolmente – 1695 nel 2012 - se paragonato al 2009, dove 1155 si recarono ai centri d’ascolto della Caritas diocesana di Piacenza-Bobbio.

Mancanza di lavoro, abitazione inadeguata o del tutto assente e povertà economica, sono le cause di queste richieste d’aiuto crescenti: 4.394 persone in regione hanno attualmente un evidente disagio abitativo, ovvero sono senza fissa dimora. Anche Piacenza è coinvolta da questo triste fenomeno: se nel 2009 erano 289 i senzatetto, nel 2012 sono aumentati a 386 unità. E i numeri sono destinati a salire vertiginosamente negli ultimi mesi. I centri di ascolto della regione si confermano a forte vocazione straniera: su 10 persone, solamente 3 sono di origine italiana. Tuttavia tra le nuove e più recenti richieste d’aiuto, si denota una quota di cittadini italiani sempre più massiccia.

“Ma a rivolgersi alla Caritas saranno i tanti clandestini” sostiene spesso qualcuno. Invece, secondo il dossier, si sta assistendo a una forte riduzione della presenza di irregolari, ovvero immigrati senza permesso di soggiorno. C’è però un fenomeno nuovo a complicare la situazione: l’immigrato, una volta constatato che non trova lavoro in Italia, fatica a tornare nel Paese d’origine per darsi una nuova possibilità. “In alcuni casi il rimpatrio è veramente difficile – spiega Gianmarco Marzocchini, delegato regionale Caritas Emilia-Romagna -  poiché gli ex migranti, avendo fallito nel tentativo di procurare benessere a sé e alle proprie famiglie, nel Paese d’origine vengono considerati inaffidabili. Non vengono presi in considerazione una volta rientrati”. Le badanti meno giovani sembrano le più interessate da questo fenomeno. “Una volta scomparso l’anziano da accudire, fonte di lavoro – sostiene sempre Marzocchini – molte badanti non riescono a trovare un’altra famiglia disposta a stipendiarle. Le famiglie italiane, strette dalla crisi, ora cercano di arrangiarsi come possono nell’accudire i propri familiari anziani”.

Il dossier evidenzia inoltre un aumento di persone disagiate sopra i 45 anni: questo è il prodotto di tanti licenziamenti e fallimenti provocati dall’attuale crisi del mondo del lavoro. “Il 70% è disoccupato – dichiara Marzocchini - La povertà non colpisce più soltanto chi non ha una casa, ma anche chi la possiede e non è più in grado di mantenerla. Negli ultimi 5 anni la percentuale di coloro che si sono rivolti alla Caritas, pur avendo un'abitazione, è salita del 72%. Dovremmo, come cittadini, chiedere con forza alle istituzioni di erogare servizi d’aiuto per queste persone, senza delegare continuamente le responsabilità ad altri. Troppo spesso sentiamo dire, in merito alle questione dei senzatetto e dei più bisognosi, la pretesa che a questi individui «ci pensi la Caritas»”.

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