Da Industria 4.0 e dal piano per l’export nuove possibilità per l’economia

Ne ha parlato, in una lezione agli studenti di Economia della Cattolica per il ciclo di incontri dedicati alla politica economica su innovazione ed internazionalizzazione, Giuseppe Capuano del Ministero per lo Sviluppo Economico

Il prof. Rizzi e Capuano

Dal Piano Industria 4.0 e da quello per l’export, il nostro paese ha la possibilità di sviluppare in modo costante e duraturo la propria spinta economica. Ne ha parlato, in una lezione agli studenti di Economia della Cattolica per il ciclo di incontri dedicati alla politica economica su innovazione ed internazionalizzazione - organizzati dal prof. Paolo Rizzi - Giuseppe Capuano del Ministero per lo Sviluppo Economico. Com’è noto il termine Industria 4.0, prevede una spinta verso l’automazione industriale che integra alcune nuove tecnologie produttive per migliorare le condizioni di lavoro e aumentare la produttività e la qualità produttiva degli impianti. Il Governo ha varato un piano nazionale  per il triennio 2017-2020 che vale oltre 20 miliardi, con l’obiettivo di incentivare gli investimenti privati su tecnologie e beni 4.0, aumentare la spesa privata in ricerca, sviluppo e innovazione, rafforzare la finanza a supporto di 4.0, VC e start-up. Inoltre si punta a diffondere la cultura 4.0 attraverso scuola digitale e alternanza scuola-lavoro, sviluppare le competenze attraverso percorsi universitari e per gli istituti tecnici superiori,finanziare la ricerca potenziando i Cluster e i dottorati. Ed ancora assicurare adeguate infrastrutture di rete (Piano Banda Ultra Larga), garantire investimenti privati , supportare quelli innovativi, rafforzare e innovare il presidio di mercati internazionali e supportare lo scambio salario-produttività attraverso la contrattazione decentrata aziendale. Industria 4.0 è dunque la produzione industriale del futuro, che include la produzione  di prodotti e servizi individualizzati, all’interno di ambienti produttivi altamente flessibili; che punta sull’integrazione sia dei consumatori, sia dei business partner all’interno dei processi di progettazione e creazione del valore; che promuove l’integrazione della produzione con servizi di alta qualità per realizzare prodotti ibridi. Un nuovo modello di business, agile, snello, in cui le nuove tecnologie interconnettono oggetti e processi. “L’incremento- ha chiarito Capuano- è stato attualmente dell’11,7% ed i settori trainanti che ne hanno beneficiato sono la meccanica, la farmaceutica, l’elettronica, la gomma e la chimica. E’ infatti nota la correlazione tra investimenti, ricerca, sviluppo e crescita del PIL; chi ha investito ha avuto crescita di fatturato e di livello occupazionale. Investire in ricerca e sviluppo è l’unica strada per crescere; ma va percorsa insieme. Nel percorso di “open innovation”, ogni impresa dovrebbe farsi “contaminare”, fare un eco-sistema collaborativo, imporre imprenditorialità, avere risorse e competenze specifiche, maturare consapevolezza, con un know how che va nesso a valore”. L’Italia dunque non può rimanere assolutamente indietro, pena la sconfitta sui mercati globalizzati. Il Piano per l’export per il made in Italy concerne soprattutto il settore agro-alimentare che potranno ottenere un voucher di 10.000 euro per un export manager cui organizzare meglio il proprio know how verso l’export. Sono 1000 le aziende che ne hanno usufruito nel 2016 e 1700 per quest’anno. Ed i riflessi sull’occupazione? Capuano ha chiarito che da questi Piani ne trarranno beneficio soprattutto livello professionali specializzati medio- alti, meno quelli più bassi, ma con una media complessiva che fa segnare un lieve incremento.

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