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«Dalla nuova politica agricola comunitaria ci si attende un ruolo innovativo per il coltivatore»

Comolli: «L’imprenditore deve poter essere funzionale al luogo e all’ambiente»

La figura dell’agricoltore storicamente  non è solo quella di produrre beni per sée per la comunità nell’ambito di un commercio normale, ma anche quella di svolgere una funzione di “vita diretta” con il territorio. Non parliamo di presidi sociali o di figura tipo guardiano del parco, ma di una attività integrata con tutto l’ambiente circostante che va dalla produzionealla coltivazione, dal pascolo alla gestione a monte (e a valle poi) di regimazione acque, pulizia canali di confine della proprietà, creazione di invasi, taglio alberi malati e del bosco ceduo e alla tenuta di strade interpoderali. Si tratta di processi scritti nei secoli di storia dell’agricoltura, già riconosciuto da Plinio e Columella, da Virgilio ... ma per restare o ritornare in certi territori occorre essere invogliati, attrezzati, riconosciuti e sostenuti. La necessità di questo nuovo ruolo innovativo è descritta in un recente  studio presentato da  Giampietro Comolli, già policy advisor per alcuni parlamentari italiani  della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo nel mandato 2007-2014. In effetti, scrive Comolli, questo indirizzo sembra  entrare nella filosofia del  Ministero Politiche Agricole Alimentari e forestali che ha licenziato un provvedimento legislativo nel quale si assegna all’attività agricola una funzione anche sociale. Questo riconoscimento va però visto come un punto di partenza.L’agricoltore deve essere un perno attorno a cui si muovano più attività.

Penso alla coltivazione del campo come alla cura del bosco, all’allevamento stabulare di bestiame e alla regimazione di acque in montagna e collina, all’allevamento brado al pascolo e alle piccole produzioni di nicchia, all’attività part-time e integrativa di un altro lavoro e alla filiera cortissima agro-industriale del latte, del pomodoro, della frutta per arrivare a fare formaggio stagionato in azienda agricola, il concentrato rosso, il succo di frutta. Finanziamenti, contributi e leggi comunitarie devono essere adeguati e in linea con figure di imprenditori agricoli assai diversi che operano dai terrazzamenti delle dolomiti alle distese della pianura ferrarese o lodigiana. L’uomo/donna agricoltore (oggi il 30% delle aziende vede una donna al timone)  è un imprenditore attivo, dinamico, polivalente, funzionale al luogo e ambienteche necessita di sostegni e leggi ad hoc. L’Europanon deve considerare paritario il vivaista olandese con il vivaista siciliano, il giovane contadino a 1000 metri di altitudine con l’omologo nelle pianure estese della Polonia o della Ungheria.Il Ministero delle Politiche Agricole  italiano ha anticipato parte di questi principi, ma senza un accoglimento europeo rimane la scelta di un solo Stato. L’Europa invece che deve arrivare a licenziare una formula legislativa che punti a sostenere Grandi Regioni, distretti economici produttivi anche in diversi luoghi, la Pacpuò essere basata sul alchimie di conti, calcoli e numeri per cercare di favorire già il più forte. Misure e fondi devono essere prevedere figure professionali ben definite; in via esemplificativa: operatore di zone svantaggiate e montagna  che coltiva proprio e altrui terreno, anche vaste dimensioni, con una funzione sociale-civile e ecosostenibile pari al 70-80% delle risorse e del suo reddito;   operatore part-time, sussidiario, solidale che fa parte di un sistema cooperativo per Area Vasta, per distretto economico prettamente produttore di materie. Altre specializzazioni;prodotti di nicchia e prevalentemente Dop con reddito quasi totale derivante da agricoltura, la classica figura della famiglia agricola con più servizi diretti al consumatore; imprenditore agro industriale, che gestisce una filiera completa ma di grandi numeri, sia Dop che non Dop, direttamente sul mercato con punti vendita commerciali.

Giampietro Comolli-5

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