«Dalla sinergia tra Università e produzione agroalimentare dipende il successo sui mercati internazionali»

Garantire qualità e sicurezza attraverso la ricerca. Incontro tra i docenti della Facoltà di Agraria di Piacenza e gli imprenditori associati al Consorzio Piacenza Alimentare presso l'Arp di Gariga

Dal prossimo anno accademico sarà denominata Facoltà di scienze agrarie, alimentari ed ambientali; quando poi, il 16 luglio, sarà pubblicata la classifica stilata dall’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, Piacenza non si pentirà certo di avere investito tanto sul territorio e sulla locale Università. Dichiarazioni queste del Preside Lorenzo Morelli (direttore dell’Istituto di microbiologia), di non secondaria rilevanza perché enunciate nell’ambito di un incontro (con lui numerosi docenti della Facoltà) con gli imprenditori dell’agro-alimentare piacentino organizzato dal Consorzio Piacenza Alimentare all’Arp di Gariga.

“Significano - come ha evidenziato anche il Presidente Sante Ludovico - una straordinaria occasione di sviluppo per le ditte piacentine, una possibilità di collaborazione e ricerca in grado di elevare il tasso qualitativo dell’offerta sui mercati esteri, una stimolante partnership per tutti. Ora- ha ribadito Ludovico- sta a noi raccogliere le richieste degli associati e trasferirle all’Università”.

Non a caso la Facoltà di Agraria, come hanno evidenziato i singoli docenti, sta portando avanti da decenni straordinari progetti innovativi di ricerca che sono stati pubblicati su riviste internazionali diffuse in tutto il mondo. Il centro di microscopia elettronica, che serve contestualmente più istituti, ma è pure a disposizione dei privati, consente di innovare lo sviluppo per numerosi prodotti, indirizzando ad esempio le aziende dell’agro-alimentare verso nuovi prodotti, come richiede oggi il mercato, ovvero cibi funzionali, quelli che aiutano a mantenersi in salute. E l’imprenditoria locale ha la fortuna di avere a sua disposizione una struttura universitaria tra le più conosciute in Europa in grado di ottemperare, con la ricerca, ad ogni loro esigenza, marketing compreso. “Una Facoltà- ha ricordato Morelli- che da sessant’anni è punto di riferimento per le produzioni primarie”.

Ludovico ha presentato, con il supporto del direttore Daniele Ghezzi, alcune delle iniziative per i prossimi mesi ed ha focalizzato, in particolare, quelle rivolte verso il mercato giapponese che culmineranno nella fiera “Accigusto” di novembre. “Un ulteriore occasione di crescita per i nostri prodotti, se sapremo lavorare bene ed insieme”.

“Il nostro istituto- ha ricordato Marco Trevisan Direttore di Chimica agraria e ambientale- da 30 anni si occupa di pesticidi, contaminanti inorganici, tracciabilità; per il futuro ci indirizzeremo verso la sostenibilità nel settore alimentare, i cicli di vita degli alimenti e a progetti sulla filiera del vino, zootecnia ed acqua minerale”.

Stefano Poni Direttore dell’Istituto di Fruttiviticoltura ha ricordato che Piacenza possiede un patrimonio vitivinicolo collinare e vitigni autoctoni come pochi in Italia, “ma oggi non basta il terroir per essere competitivi sui mercati: occorrono rese remunerative, conciliando tradizione ed innovazione”; un concetto ribadito anche da Dante Marco De Faveri Direttore dell’Istituto di Enologia e Ingegneria Agro- alimentare che ha ricordato le numerosissime collaborazioni con le aziende tese ad innovare prodotti e processi, fino allo stesso pakaging; ha evidenziato pure le significative possibilità, per l’esportazione, dei processi di liofilizzazione.

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Stefano Boccaletti Docente di Economia Agro alimentare ha precisato che i tradizionali strumenti di politica agraria stanno per essere sostituiti dal libero mercato, “dove è essenziale conoscere i comportamenti e gli orientamenti del consumatore”. I Dipartimenti Smea, latte e carne e filiera suina, si occupano proprio di questi specifici mercati. “Il nostro compito- ha sostenuto Francesco Masoero Direttore dell’Istituto di Scienze degli Alimenti e della Nutrizione- è valutare le materie prime e garantire qualità a chi le trasforma e riguardano tutta la filiera; le nostre ricerche tendono ad ottimizzare le qualità nutrizionali, dagli animali all’uomo: la qualità e la sicurezza degli alimenti incrementano il valore delle stesse sostanze nutraceutiche”.

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