«Davanti alla siccità serve un approccio scientifico, senza emotività»

Il tema al centro del convegno "Il Valore dell'acqua. Cambiamenti climatici e nuovi scenari di gestione", che si è svolto nell’ambito della manifestazione “Un Po di Blu” presso la Faggiola di Gariga di Podenzano

Il tavolo dei relatori

“Di fronte alla siccità (che non è un problema solo di oggi, visto che a Piacenza sono stati costruiti due invasi tanti anni fa), è necessario un approccio scientifico. Bisogna uscire dall’emotività e ritrovare quell’equilibrio che il nostro territorio aveva saputo costruire. Per questo la soluzione è a portata di mano, del nostro operare, ovvero noi tutti ed insieme, dobbiamo attivarci per risolvere i problemi. Desidero ringraziare i sindaci, che hanno fronteggiato le criticità di questa estate, perché i problemi non hanno riguardato solo l'agricoltura, ed i sindaci sono stati in prima linea per le limitazioni di uso di acqua potabile". 
Così il presidente del Consorzio di bonifica Fausto Zermani nel suo saluto in apertura del convegno "Il Valore dell'acqua. Cambiamenti climatici e nuovi scenari di gestione", che si è svolto nell’ambito della manifestazione “Un Po di Blu” presso la Faggiola di Gariga di Podenzano. 

Sandro Nanni, Responsabile Sala Operativa Meteo Arpae Emilia Romagna, ha detto che “le nebbie autunnali sono molto meno frequenti rispetto agli anni Settanta e sono aumentati gli "eventi estremi" determinati- ha specificato- da formazioni a V e da sistemi convettivi a mesoscala. In poche ore possono cadere anche 200 - 300 millimetri d'acqua come in provincia di Piacenza due anni fa o a Livorno.
L’estate 2017 sarà ricordata per l’eccezionale fenomeno siccitoso che ha interessato anche Piacenza. La scarsità di precipitazioni pluviometriche e nevose, rilevata già a partire dall’autunno 2016, ha determinato una carenza sostanziale della risorsa idrica, con gravi conseguenze per l’ambiente e il comparto agroalimentare.
Nell’ottobre 2016 al maggio 2017 sono caduti 298 mm, il 50% in meno rispetto al periodo precedente; quest’estate il 30% in meno; il 2017 registra il peggior bilancio idroclimatico dal 1961. Ed in questi 15 giorni è piovuto già il 90% della pioggia mensile attesa”.

Insomma a parere di Nanni, pur nell’incertezza di dover stilare previsioni a medio e lungo termine, “rebus sic stantibus”, dobbiamo aspettarci da qui al 2050, estati sempre più calde ed aumento di fenomeni estremi.

Pier Luigi Vercesi, docente presso il Dipartimento di Scienze della Terra e dell'Ambiente dell’Università di Pavia, ha trattato dell’“Evoluzione idro-geo- morfologica recente e l’utilizzo razionale delle acque”. Ha spiegato cosa sono i periodi interglaciali che determinano variazioni morfologiche ai territori e come si possa capire, dall’esame dei strati del terreno, i cambiamenti climatici. “Nelle zone pedocollinari ci vorrebbero colture a basso impatto per non inquinare le falde sotterranee e bisogna smettere di pompare acqua dal sottosuolo. Si devono usare quelle superficiali e le scorte vanno fatte in pianura, usando anche le acque reflue convogliate, depurate e riutilizzate. Si possono costruire anche piccoli invasi in collina, ma ben impermeabilizzati e collegati tra loro oppure c’è la soluzione delle dighe”.

Filippo Volpe, direttore Area Tecnica del Consorzio di Bonifica di Piacenza, ha fatto il punto su "Crisi idrica 2017: gli interventi in atto e in programma da parte del Consorzio di Bonifica di Piacenza".

I problemi di siccità che hanno caratterizzato questa estate in realtà sono iniziati nello scorso autunno, ha ricordato il direttore Volpe. Il Consorzio di Bonifica già prima dell’emergenza idrica aveva effettuato un monitoraggio sempre più “preoccupato” per l’assenza di neve e pioggia e dopo le prime allerte alle associazioni di categoria agricole, in aprile aveva proclamato lo stato di emergenza, posticipato l’apertura della diga di Mignano e del Molato e si era messo alla ricerca ed attivazione di fonti integrative di risorsa.

Durante l’emergenza idrica ha proposto alla Regione un piano che è stato approvato: è consistito nel rifornimento con autobotti acquedotti rurali consortili e non; nel potenziamento e connessioni acquedotti rurali consortili e non e nel recupero delle perdite della diga di Mignano. Inoltre, sempre con l’approvazione della Regione, sono stati attivati tutti i pozzi consortili (anche dismessi) con nuove connessioni alla rete ed anche i pozzi privati.

Inoltre prelievo acque superficiali torrenti Arda e Chiavenna e rilascio dalle dighe solo per le zone senza altri approvvigionamenti (Tidone/Pievetta). E’ stato chiesta una deroga al DMV (Deflusso Minimo Vitale) e di rilasci suppletivi dalla diga del Brugneto.

Dopo tutta questa mole di lavoro è evidente che ora, onde evitare il ripetersi di situazioni analoghe, il Consorzio di Bonifica stia attivandosi per prevenire eventuali calamità il prossimo anno, probabilità che, visti i cambiamenti climatici in atto, possono ancora verificarsi.

Si sta lavorando per l’interconnessione dei sistemi irrigui Basso-Arda e si provvederà alla ristrutturazione della traversa di Mirafiori, mentre ne sarà realizzata una nuova a Sant’Agata. Inoltre in progettazione, “dopo” la crisi idrica, nuovi pozzi irrigui in areali Arda e Trebbia, nuovi invasi irrigui di pianura e la ricerca di invasi irrigui, acquedottistici ed idroelettrici in montagna.

Dunque in questa complessa situazione di crisi, l’impegno del Consorzio di Bonifica di Piacenza si è concretizzato nella ricerca di soluzioni per fronteggiare l’emergenza ma anche nell’individuazione di interventi di medio e lungo termine per affrontare il problema della siccità. Problema che, considerati i cambiamenti climatici in atto, si configura come un elemento di criticità costante.
 

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