Decreto Rilancio, Confesercenti: «Le risorse arrivino rapidamente alle imprese»

L’associazione: «Manca piano per il turismo ed è caos ripartenza per il 18 maggio: gravi incertezze su quando e come riaprire»

«Manca un piano ad hoc per il turismo, ma complessivamente le risorse annunciate per decreto Rilancio sembrerebbero ingenti, pur se ridotte rispetto a quanto mobilitato da altri paesi europei: adesso sarà fondamentale che arrivino rapidamente senza incertezze alle imprese. Sciogliendo, una volta per tutte, anche i dubbi sulla ripartenza: a quattro giorni dalla data prevista, manca ancora un provvedimento che chiarisca esattamente quali imprese possono riaprire e a quali condizioni». Così Confesercenti Piacenza, tramite il suo presidente Nicolò Maserati.

«Il decreto Rilancio introduce diversi strumenti per l'economia, alcuni positivi – come gli indennizzi a fondo perduto e lo stop agli aumenti IVA – ed altri da rivedere. A partire dal capitolo turismo, un settore per cui servono misure mirate e visione strategica: difficilmente il bonus di 500 euro salverà la stagione. Bisogna anche assicurarsi dell'efficacia operativa dei provvedimenti: sono moltissime le imprese, soprattutto di minori dimensioni, che attendono ancora di accedere ai benefici previsti dai decreti precedenti. Le inefficienze hanno riguardato non solo l'erogazione effettiva dei bonus, ma anche cassa integrazione e credito: i finanziamenti fino a 25mila euro, garantiti da Mediocredito e riservati alle imprese minori, ad artigiani e professionisti, hanno al momento mobilitato solo 2,8 miliardi di credito. Un risultato sotto le aspettative, soprattutto se si considera che è appena il 15% degli oltre 18,5 miliardi erogati alle imprese più grandi. Da verificare con attenzione, ma in prima battuta sembrerebbe positiva, la creazione di un fondo speciale per le aree più colpite che dovrebbe portare alle casse dei comuni del nostro territorio oltre 17 milioni di euro. Non ancora però sufficienti per garantire un reale supporto a cittadini, imprese, attività della nostra provincia».

«I ritardi registrati, riconosciuti dallo stesso Governo, hanno aumentato le incertezze degli operatori. Un clima di sfiducia cui ha contribuito anche la mancanza di chiarezza sulla ripartenza: a parte le linee guida – il cui valore è però tecnico e quindi non vincolante – e le molte dichiarazioni politiche, non c'è ancora nulla di definito ed approvato sull'avvio della fase 2. Serve quindi un nuovo, immediato, provvedimento che vada a garantire le riapertura a far tempo da lunedì prossimo».

«E' intollerabile che ad oggi, ufficialmente (mancando nuovo DPCM che autorizzi le regioni a disciplinare in autonomia le riaperture), centinaia di migliaia di bar, ristoranti, mercati, alberghi, negozi, non sappiano ancora se potranno lavorare. La ripartenza graduale e le nuove limitazioni aumenteranno i costi di gestione delle imprese, riducendone la produttività. E riaprire potrebbe essere problematico quanto star chiusi, tra linee guida, protocolli, fondo perduto col contagocce, consumi in caduta libera e casse integrazioni che tardano ad essere pagate. Occorre avere tutti la consapevolezza che dal 18 maggio non ci sarà il ritorno alla normalità senza un sostegno rapido ed efficace per le imprese. Il rischio è che lunedì moltissimi rimarranno comunque chiusi, rimandando di fatto, ancora una volta, la ripartenza del Paese».

«Garantire la sicurezza di tutti senza “uccidere” le attività con un apparato rigido di norme». Questo il primo commento di Fausto Arzani, direttore Confesercenti Piacenza, in merito alla recente definizione ed approvazione dei protocolli per la riapertura delle attività nella Fase 2. Le associazioni di categoria – prosegue Arzani – si sono battute affinché la ripartenza non avvenisse con regole troppo pesanti in particolare nella realtà della ristorazione per le quali norme troppo stringenti non sarebbero applicabili. Non si può prescindere in questa fase dal buon senso e dalla responsabilità individuale». Confesercenti ha partecipato ai tavoli tecnici in Regione, con gli assessori alla Sanità ed al Commercio ed hanno contribuito ad elaborare i protocolli per ogni singolo settore. Ieri a Bologna si è svolto l'ultimo incontro sugli ultimi protocolli. Nella ristorazione si è cercato di evitare quelle formulazioni che circolavano, come i quattro metri quadrati per ogni clienti previsti nel documento redatto da Inail ed esperti, che tanto allarmavano gli operatori. Con la Regione abbiamo definito due capisaldi: distanziamento sociale di un metro tra cliente e cliente e con gli operatori e la responsabilità individuale. Altro punto importante la formazione del personale sulle nuove modalità operative e comportamentali. Inoltre evitare il ricircolo dell'aria condizionata.

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In ogni caso norme leggere, di buon senso, che creano poco impatto ma che garantiscono il rispetto della sicurezza. Per il commercio al dettaglio un punto importante è quello legato alla non obbligatorietà della disinfezione dei capi di abbigliamento ogni volta che vengono provati. Sarà necessario che il cliente utilizzi la mascherina e guanti usa e getta. Anche per il commercio ambulante, alberghi, settore benessere (parrucchieri, estetisti, tatuatori, ecc..) si sono adottate regole di buon senso che potranno permettere di poter riprendere le attività garantendo al contempo la completa sicurezza e tranquillità sia degli operatori che dei clienti. «Questa emergenza – conclude Arzani – ha a volte evidenziato difficoltà di coordinamento tra le varie istituzioni. Con la Regione si è però lavorato bene, grazie ai tavoli tecnici, portando alla definizione di norme uniformi e di assoluto buon senso».

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