«Detassazione prime case: Bersani e l'ossessione per i ricchi da punire per favorire i poveri»

Le posizioni avverse alla detassazione delle prime case portano al piacentino ex segretario Pd un graffiante articolo di Italia Oggi: «Assunto mai realizzatosi nella storia, a parte i tentativi di Stalin e Pol-Pot»

Domenico Cacopardo ha firmato sul quotidiano nazionale Italia Oggi un articolo sull’abolizione della tassa sulla prima casa nel quale rileva come la maggior parte di coloro che la posseggono sono persone che, negli anni ‘60, ’70,’80, mettendo insieme il lavoro di più componenti del nucleo famigliare, hanno potuto risparmiare, facendo le formichine, il necessario per pagare l’anticipo ai costruttori prima, e il mutuo poi. Una buona metà di questa gente – scrive Cacopardo - è passata attraverso lo strumento della cooperativa edilizia (Organizzato soprattutto dal Pci), finanziata dallo Stato, a partire  dalla legge Tupini e dal piano Fanfani. Tra i censori del provvedimento il giornalista annovera quei politici che col passare degli anni, la vita trasforma nella tragica caricatura di se stessi. Costoro – si legge nell’articolo - sono soprattutto i politici che diventano macchiette, sempre pronti a trinciare giudizi e a bocciare tutto ciò che di nuovo li circonda. E coloro che hanno sfiorato il Potere diventano i peggiori perché considerano usurpatori i pochi che raggiungono ciò che una volta si chiamava la Gloria e che loro non hanno ottenuto. Il  bersaglio grosso è il nostro Bersani. Scrive infatti Cacopardo: “È facile immaginare che penso a Pierluigi Bersani, lo statista di Bettola, Piacenza, colui che fu a un passo dalla presidenza del consiglio dei ministri e che poi, precipitevolissi​mevolmente, precipitò nell’insignificanza, sia per il breve periodo in cui rimase segretario del Pd, sia dopo essere stato clamorosamente sconfitto da un Renzi contro il quale erano state disseminate trappole regolamentari d’ogni tipo".

"Oggi, ha trovato un argomento che ritiene efficace per delegittimare il primo ministro e la sua legge di stabilità. Invoca addirittura la Costituzione, immaginando che l’abolizione delle imposte sulla prima casa sostanzi un’inaccettabile lesione del principio di proporzionalità della tassazione, strumento perequativo principe per coloro che hanno ancora la testa nel medio evo sovietico, quello della Siberia e della totalitaria gestione dei cittadini privati d’ogni libertà. C’è anche un elemento di incolmabile stupidità nel ritenere che l’abolizione delle imposte sulla prima casa si sostanzi in un immeritato favore per i ricchi. L’80% degli italiani è proprietario di casa. Di questo 80%, oltre il 90% per cento è composto di persone del ceto impiegatizio e operaio". 

"Questa gente – prosegue l’articolo - sarebbe favorita mediante l’incostituzionale abrogazione dell’imposta. Dimentica nella lingua o, peggio, in capo, Pierluigi Bersani che i cosiddetti ricchi hanno più di una casa e che la seconda, terza e quarta casa continueranno a essere tassate come seconda, terza e quarta casa. E che l’ipogeo della crisi epocale che abbiamo attraversato e da cui cominciamo a usciere è rappresentato dall’edilizia, ferma come mai in passato. Se l’edilizia va, vanno anche decine di industrie collegate a essa, aumentano gli occupati e diverse decine di migliaia di italiani potranno pensare e decidere di comprare casa, entrando nella schiera di quelli che il nostro Bersani considera ricchi".

"Bersani non sa e forse non ha mai saputo ciò che sanno bene i dirigenti cinesi (comunisti): che se si favorisce la crescita della ricchezza si ottengono risorse che possono essere investite per produrre nuova e più allargata ricchezza. Senza tornare ai laburisti inglesi e alla proposizione di Tony Blair: «La sinistra che combatte la ricchezza perde. La sinistra deve combattere la povertà.» Invece, l’ex segretario del Pd mostra un’ossessione mefitica e mortale, i ricchi che debbono essere puniti per favorire i poveri. Assunto mai realizzatosi nella storia, a parte i tentativi di Stalin e Pol-Pot".

"Un Paese, il nostro che è diventato uno Stato di polizia tributaria e che, anche per questo ha difficoltà a riprendere un cammino di rinascita economica. Hanno ripreso fiato tanti di coloro che l’avevano perso nelle scorse settimane, sconfitta politica dopo sconfitta politica.                                                                                                  Tra i notabili della senilità entra a buon diritto anche Berlusconi, il quale “se non andasse dietro alle proprie senili illusioni, capirebbe che, avendo l’Italia voltato pagina come non aveva fatto durante i suoi governi, occorrerebbe cooperare al processo di liquidazione del condizionamento ideologico del Pci che tuttora getta la sua ombra sinistra sulla nostra vita quotidiana (nell’economia e nell’informazione deformata)”. 

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