Diga del Brugneto, i Liberali: «Enti locali e associazioni non si fanno sentire per il rilascio»

L’associazione: «Provincia, comuni e organizzazioni di agricoltori delegano tutto al Consorzio di Bonifica per ottenere il rilascio dell’acqua»

L’Associazione Liberali piacentini rileva con disappunto che «le istituzioni (con particolare riferimento all’Amministrazione provinciale, al Comune di Piacenza ed ai Comuni interessati della provincia) e le organizzazioni degli agricoltori, contrariamente a quanto avveniva fino a poco tempo fa, non svolgono alcuna azione per ottenere il rilascio dall’invaso del Brugneto dei volumi d’acqua che ci competono per effetto dei disciplinari appositi, tutto delegando al Consorzio di bonifica».

«Il Consorzio - continua il comunicato dell’Associazione - non è credibile e quindi non si lamentino gli agricoltori di non ottenere i risultati voluti e dovuti. Non è credibile perché non parla chi ha bisogno dell’acqua ma chi distribuisce l’acqua. Oltretutto, il Consorzio dovrebbe prima impegnarsi a far pagare l’acqua di irrigazione non più di quanto la facciano pagare i condòmini privati. Così come dovrebbe impegnarsi a non far pagare i contributi al Consorzio per opere che esso fa coi soldi della Regione (che però adesso continua a dare soldi). Ad esempio il Consorzio dovrebbe adoperarsi per eliminare la tassazione che richiede alle zone intorno alla vasca di espansione costruita a pretesa difesa della città di Piacenza e questo perchè, a parte che difenda o non difenda (più non difenda che altro), se serve a qualcosa serve anche agli inquilini, agli immigrati, ai forestieri, ai viaggiatori e a tutti coloro che possono non avere né case né terreni. E allora, questa difesa pubblica - ammesso che ci sia - è giusto che la paghino solo alcuni dei pretesemente protetti?».

Il comunicato cosi conclude: «il Consorzio di bonifica non è credibile in questo caso come non è credibile quando chiede di fare delle dighe per fare il bene degli agricoltori e della loro terra. Si sa che se costruisse lui le dighe, oltre che rovinare quelle zone e rendere aridi dei terreni e il letto del fiume per molti mesi all’anno, poi porrebbe delle tasse così come fa per ogni opera che costruisce anche con soldi pubblici. Gli agricoltori non possono sperare di ottenere il risultato che vogliono, ammesso che gli stia davvero a cuore».

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