Diga in Valnure, l'ipotesi più idonea è sul Rio Restana tra Olmo e Farini

La commissione composta da Iren e Consorzio di Bonifica di Piacenza, redatte poi dallo studio Geotecna Progetti, ha proposto tre soluzioni partendo da otto. Le altre due sono una condotta a valle nel comune di Farini e la terza a valle di Bettola (zona di Pontedellolio)

Un momento dell'incontro

Celebrata con improprio clangor di buccine, tanto che sembra già esserci in atto una potente mobilitazione per frenare un eventuale ipotetico scempio ambientale, la conferenza stampa sul problema idrico della Valnure si è per ora limitata a una sobria e prudente presa d’atto che in quella valle (ma del resto anche in altre zone della provincia) «esiste un problema idrico, e in particolare - come ha opportunamente commentato il presidente del Consorzio di Bonifica Fausto Zermani - quello della qualità dell’acqua, anzitutto per uso potabile e più in generale quello di tutto l’approvvigionamento idrico della vallata, sia per i cittadini sia per le imprese che operano sul territorio».

consbonif2-2-2Così la commissione composta da Iren e Consorzio di Bonifica di Piacenza, redatte poi dallo studio Geotecna Progetti, ha proposto tre soluzioni partendo da otto, basandosi su parametri come i volumi di accumulo di acqua sufficienti per giustificarne la sostenibilità economica, ossia 10 milioni di metri cubo, la sicurezza territoriale e la multifunzionalità, ossia l’utilizzo potabile, irriguo e produttivo, ovvero quello idroelettrico. Quella ritenuta più idonea insiste sul rio Restana/Groppo Ducale, tra Olmo e Farini, le altre due sono una condotta a valle nel comune di Farini e la terza a valle di Bettola (zona di Pontedellolio). A questo punto, predisposte le ipotesi, con l’assioma della sicurezza territoriale, la capacità di invaso e, appunto la mutifunzionalità, sta ai sindaci della vallata (presenti quello di Ferriere Giovanni Malchiodi, di Bettola Paolo Negri, di Pontedellolio Sergio Copelli e di Podenzano Alessandro Piva) cominciare a discuterne, esattamente il 28 dicembre durante il consiglio dell’Unione, coinvolgendo tutti i primi cittadini. Nessuna decisione dunque, quanto la volontà di cominciare insieme a valutare, «nella massima condivisione - ha ribadito Negri - con i concittadini, ma con la ferma convinzione - è stato unanimemente ribadito, di evitare le problematiche della siccità del 2017 come dell’alluvione del 2015, adottando la soluzione tecnicamente migliore».

Non a caso i primi cittadini si affideranno ad esperti per arrivare insieme ad una soluzione condivisa con tutta la vallata. «Insomma - ha ribadito Negri - la domanda che dobbiamo porci  è se la diga in Valnure sia utile, arrivando a una condivisione più elevata possibile». Dopo la discussione in sede di consiglio dell’Unione dell’Alta Valnure, il confronto si aprirà nella metà di gennaio ai contributi degli altri sindaci della vallata, e con la costituzione di una commissione tecnica che valuterà le soluzioni possibili, dopo aver raccolto dati relativi al consumo d’acqua (ad uso pubblico e produttivo), alle precipitazioni e condizioni meteo. «Su questo tema- ha ribadito Copelli - scontiamo un forte ritardo, imputabile a chi ha amministrato il territorio. Ora, la diga può essere una soluzione, ma non è la soluzione di tutti i mali».

 «E’ apprezzabile - ha commentato il primo cittadino di Ferriere Giovanni Malchiodi - che per la prima volta si sia affrontato il tema dell’emergenza idrica in un momento in cui questa emergenza non c’è. Ferriere rispetto ad altri territori non ha necessità di approvvigionamento idrico e ospitiamo già altri invasi ((Boschi in Aveto e la condotta di Ferriere), noi abbiamo già dato e con senso di responsabilità. Ma oggi devo constatare molta positività da parte degli altri sindaci, nonostante il tema sia forse impopolare, perché dobbiamo avere una visione d’insieme e concorde della vallata. E questo è importante». «Nel 2015 e nel 2017 abbiamo visto quali danni possa creare l’acqua - ha detto Alessandro Piva, sindaco di Podenzano: è una risorsa che, in quanto tale, va governata, come del resto si è fatto per le forze della natura fin da quando l’uomo è sulla terra. E' un bene importante, serve ai cittadini come alle attività produttive che generano lavoro, con aziende che hanno reso Podenzano quello che è. Quindi credo che su questo tema sia importante ragionare per garantire un ambiente migliore ed una maggiore biodiversità».

Filippo Arata, presidente Aimpo e quindi in rappresentanza dei produttori di pomodoro del piacentino, ha ricordato «come quella del pomodoro sia una coltura fondamentale per l’economia del territorio e quindi una valutazione sulla eventuale diga va fatta, ovviamente nel rispetto di tutte le normative previste». «Il problema di Piacenza non è la quantità di acqua – ha concluso Zermani  (presente il direttore Filippo Volpe), ma come è emerso chiaramente durante l’estate 2017, la qualità della risorsa idrica e della sua disponibilità. Va combattuto l’abusivismo sul territorio e dobbiamo però evitare il ripetersi di criticità. Il Consorzio di Bonifica è a disposizione per capire le esigenze idriche della vallata e poi ipotizzare gli scenari da realizzare». Intanto, il Consiglio comunale di Bettola giovedì 20 discuterà in un ordine del giorno l'ipotesi di una diga in valle. 

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