«Emilia-Romagna in prima linea per la tutela dell’ape ligustica e del miele italiano»

L’esercizio e la tutela dell’apicoltura in Emilia-Romagna al centro del dibattito nel corso di un affollato convegno che si è svolto domenica 3 marzo nell’ambito di Apimell presso Piacenza Expo

Il tavolo dei relatori al convegno (Foto Romagnoli)

Con una legge in pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, l’assemblea legislativa della regione Emilia-Romagna ha approvato una legge relativa alle “Norme per lo sviluppo, l’esercizio e la tutela dell’apicoltura in Emilia-Romagna” che è stato oggetto di analisi e dibattito nel corso di un affollato convegno che si è svolto domenica 3 marzo nell’ambito di Apimell presso Piacenza Expo.

«E’ stato il risultato - ha detto l’assessore all’Agricoltura Simona Caselli intervenuta al congresso - di un lavoro di squadra, condiviso da tutti, è stata votata quasi all’unanimità, nella consapevolezza che riguarda tutta la filiera agro-alimentare, quindi con sanità e le associazioni degli apicoltori; una legge all’avanguardia nella salvaguardia della biodiversità, puntando tutto sulla nostra ape ligustica, e nella tutela dell’ambiente».

«Un provvedimento che - ha ricordato il presidente del Fai, federazione apicoltori italiani Raffaele Cirone che ha coordinato l’evento - recepisce la legge 313/2004 per la disciplina dell'apicoltura (non ancora attuata in diverse regioni) e si distingue per aver mantenuto saldo il principio già vigente sul territorio di questa regione, dove non è consentito introdurre, allevare e commercializzare sottospecie diverse dall'Apis mellifera ligustica di Spinola (1806). Principio per il rispetto del quale la nostra organizzazione - ha sottolineato Cirone - si è spesa insieme alle associazioni territoriali fino a conseguire l'odierno e storico risultato: la salvaguardia della purezza genetica dell'ape italiana e l'adozione di provvedimenti in grado di preservare le popolazioni locali dagli incombenti rischi di ibridazione». 

Le api com’è noto sono vere e proprie sentinelle dell’ambiente: attraverso l’impollinazione svolgono una funzione strategica per la conservazione della flora e contribuiscono così al miglioramento e al mantenimento della biodiversità.

«La nuova legge - ha rimarcato la Caselli - punta alla salvaguardia degli ecosistemi, pone barriere contro i danni prodotti dal cambiamento climatico. Undici articoli che dettano le regole per la salvaguardia della purezza genetica e della biodiversità dell’Apis mellifera ligustica, sottospecie autoctona pregiata di quella che viene comunemente identificata come ape italiana, mediante il divieto di introduzione e di allevamento sul territorio regionaledi sottospecie diverse, in modo da preservare la popolazione locale dal rischio di ibridazione. E poi, norme più severe sull’uso dei prodotti fitosanitariin agricoltura, fino all’individuazione di aree di particolare interesse apistico e agroambientale in cui vietare qualsiasi trattamento oppure consentire solo l’impiego di determinate sostanze di cui sia comprovata la non tossicità sulle api».

«Inoltre - ha proseguito - viene previsto il rafforzamento delle misure di difesa igienico sanitariaper proteggere gli alveari dal rischio di diffusione di malattie, vecchie e nuove; criteri e regole più stringenti per disciplinare in modo più puntale e preciso le modalità di esercizio del nomadismoe della pratica di impollinazione attraverso la movimentazione degli alveari sul territorio regionale».  

La Caselli ha ricordato alcune cifre significative: con circa 3.900 produttori, dei quali più di un terzo esercitano l’apicoltura in modo professionale, e un patrimonio di quasi 140mila alveari, l’Emilia-Romagna si colloca al terzo posto in Italia dopo Piemonte e Lombardia per consistenza del patrimonio apistico. La produzione 2018 di miele è stata stimata sulle 2.900 tonnellate, in netta ripresa rispetto al biennio precedente, in forte calo a causa del avverse situazioni climatiche.

Prima del convegno abbiamo chiesto all’assessore all’Agricoltura alcune battute sull’iter (per ora fermo) del nuovo Psr che rischia un taglio del 17,5%.

Le cause: La Brexit ed i nuovi indirizzi politici. «Comagri ha chiesto alla Ue - ha detto la Caselli - un aumento sui prelievi del Pil all’1,3% che consentirebbe di far rimanere invariati gli stanziamenti, oppure di valutare tasse per i giganti del Web o sulle transazioni finanziarie. Ma al momento non si sa come finirà la Brexit a livello doganale. Altro problema: il Psr nazionale rischia di limitare il ruolo delle regioni se non sarà gestito bene e potrebbe creare concorrenza sleale tra le regioni stesse. Dobbiamo ricordare - ha detto la Caselli - che la nostra regione per esempio lavora su filiere specializzate; i Psr vanno adattati a modelli territoriali per essere efficaci.

Sicuramente la tendenza europea va verso impegni agro-ambientali anche sul primo pilastro, su benessere animale, contro l’antibiotico-resistenza. In questo senso la nostra Regione è già avanti con le sue filiere. Il 30% degli ettari regionali è già bio o produzione integrata ed i cambiamenti climatici si affrontano con l’innovazione, utilizzo degli scarti, difesa delle filiere con prati stabili ed aumento dei fruttiferi, difesa della biodiversità, digitalizzazione. E l’elemento del controllo è essenziale; quello contro le frodi con analisi del Dna e con azione di sensibilizzazione ed evitando disparità all’interno della Ue».

Dopo il saluto del presidente Apap (Piacenza) Roberto Pinchetti (ha ricordato come ci sia stata grande coesione tra le associazioni per la nuova legge) e di Giuseppe Cavalli presidente di Piacenza Expo («per andare avanti ci vuole passione, entusiasmo e professionalità che devono essere prerogative di tutti i comparti, baluardo e prerogativa della difesa del made in Italy»), Citrone ha chiesto aiuto alle istituzioni per la difesa del comparto (anche per la piaga del furto degli alveari) ed ha ringraziato la Caselli per tutto ciò che ha fatto per questa legge regionale.

Controlli: fondamentale il ruolo della Regione Carabinieri Forestale, intervenuta con il Gen. Di Brigata Giuseppe Giove. Ha ricordato che “Stato e cittadino non sono antitetici, ma sono tutt’uno; i secondi sono la parte forte della società che si indigna contro i reati predatori, quelli che tolgono il futuro ai nostri discendenti.

Noi partiamo sempre, nella repressione, da un approccio costruttivo, ma buona parte della normativa- ha rimarcato il Gen.Giove- è solo contravvenzionale, con la frode commerciale che equivale a quella agro-alimentare. Il codice Rocco va quindi aggiornato con norme chiare, univoche perché si deve agire nelle regole”.

Controlli di cui ha poi relazionato il capitano Amerigo Filippi, cui hanno fatto seguito i contributi di Tiziano Gardi dell’Università degli Studi di Perugia su come difendere e diffondere l’ape ligustica italiana. Quindi Luca Veglia dell’Ispettorato repressione frodi del Mipaaft ha relazionato sull’attività di contrasto delle frodi nel miele, mentre il Luca Fontanesi dell’Università di Bologna ha spiegato come si può utilizzare l’analisi del Dna del miele per vincere le nuove sfide del settore.

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Infine Giancarlo Ricciardelli D’Albore ha illustrato la novità editoriale “L’Atlas dei mieli uni floreali del mondo” e Agritradate Srl ha spiegato la novità botanica Silphium perfoliatum coltura energetica ed eco-friendly di interesse mellifero e pollinifero, attrattore di insetti impollinatori. Perché non ci sono solo le api ma anche tanti altri insetti che vanno salvaguardati.

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