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Fatturato in crescita per l’industria piacentina: +2% nei primi sei mesi del 2015

Cresce, ma moderatamente, (2,2%), nel primo semestre 2015 (rispetto al medesimo periodo del 2014),  il fatturato delle industrie piacentine (escludendo però le costruzioni edili). I dati resi noti nel tradizionale appuntamento con la stampa presso la sede di Confindustria

Cresce, ma moderatamente, (2,2%), nel primo semestre 2015 (rispetto al medesimo periodo del 2014),  il fatturato delle industrie piacentine (escludendo però le costruzioni edili), “ma questi dati locali- ha commentato il presidente di Confindustria Piacenza Alberto Rota- non sembrano uniformarsi appieno a quelli dell’economia italiana, quasi che, come è già capitato in passato, l’industria piacentina registri le tendenze nazionali in ritardo”.

E’ quanto emerso nel consueto appuntamento di Confindustria di Piacenza per diffondere i risultati dell’indagine congiunturale sull’andamento dell’industria nel primo semestre 2015 e sulle previsioni per il secondo semestre 2015.
I dati sono stati elaborati dall’Ufficio Studi su di un campione - ha precisato il direttore Cesare Betti- significativo di aziende piacentine, 100, per un fatturato complessivo di 3 miliardi di euro e 9mila addetti. Nel primo semestre 2015, il fatturato del comparto manifatturiero è dunque cresciuto del 2,02%, con il mercato interno praticamente invariato e l’export a +5,82%, seppur in leggero rallentamento, soprattutto a causa del mercato russo che è ancora molto rilevante per alcuni comparti locali.

“La meccanica sta ripartendo – ha detto Rota – visto l’impulso positivo che arriva proprio dall’Italia. Purtroppo si evidenzia una lieve flessione della parte occupazionale, lo 0,7%; probabilmente gli effetti positivi del Jobs Act si avvertiranno successivamente”. Le migliori performance nell'export lo registrano le imprese tessili, l'arredamento, legno/chimica e altre (+15,6) e le imprese alimentari (+ 11,8); queste ultime però, considerata la loro dimensione ridotta, mostrano una presenza sui mercati esteri ancora troppo bassa. Da sottolineare la continua discesa del settore dei materiali edili (-3,31% del fatturato, -9,1% della occupazione).
I dati contenuti nell'indagine di Confindustria non comprendono (come sempre) quelli del comparto edile, purtroppo ancora fermo in una situazione di grave difficoltà. "Un aiuto fondamentale - hanno rimarcato Rota e Betti- potrebbe venire dal settore pubblico, con finanziamenti per realizzare con opere pubbliche. Un'idea- ha ricordato Betti- potrebbe essere quella di riqualificare un'area intera di Piacenza, ad esempio all'Infrangibile con scuole e servizi ai cittadini. Se ne sta discutendo con il Comune e a Roma, al ministero, abbiamo già trovato la disponibilità a finanziarlo in gran parte”.

Tra gli imprenditori piacentini serpeggia un cauto ottimismo: il 36% prevede un aumento del fatturato, il 45% lo prevede stabile. "Per il futuro c'è dunque un atteggiamento fiducioso - ha soggiunto il presidente di Confindustria Piacenza; verificheremo nei prossimi mesi le effettive ricadute che l’incremento della domanda interna, il miglioramento dell’occupazione e della fiducia ed il nuovo contesto (miglioramento offerta credito, prezzo petrolio e cambio dell’Euro), arrecheranno alle imprese.

Rota infine commentando l'acquisizione da parte del gruppo internazionale Pantheon, attraverso il fondo Permira, della società Ingegneria Biomedica S. Lucia dal gruppo Giglio ha sostenuto che “non è mai stato un problema il fatto che alcune società diventino di proprietà straniera; questo significa che contiamo qualcosa. Quello che conta è che questo valore sia mantenuto sul territorio”.

Luca Groppi del Centro Studi Confindustria ha poi illustrato l'esito della missione piacentina a Expo. "Si sta rivelando interessante; fino ad ora Piacenza ha ospitato 60 operatori stranieri in prevalenza canadesi, russi, e dell'Africa Sud Sahariana, con un ritorno molto positivo: si fermano 2 giorni a Piacenza e il terzo vanno ad Expo. Il nostro territorio piace ed è quello che noi auspicavamo per Expo". “Ma nel contempo- ha soggiunto Rota- è assolutamente necessario che le aziende italiane debbano saper vendere meglio quello che rtealizzano; soprattutto le piccole realtà pensano che basti il prodotto a qualificarci, ma purtroppo non è così". 

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