Mercoledì, 12 Maggio 2021
Economia

FedEx Tnt lascia Piacenza: «Hub non più centrale nella distribuzione»

L’azienda logistica investe ed assume 800 lavoratori nel resto d’Italia, ma chiude da oggi l’hub piacentino

FedEx Express-Tnt lascia Piacenza e investe altrove. L’azienda logistica ha annunciato una serie di investimenti relativi al network italiano "a conferma dell'impegno dell'azienda verso i clienti ed il personale, nonché a sostegno della ripresa economica delle imprese". "Gli investimenti previsti - si legge in una comunicazione di poche ore fa - includono la volontà di assumere direttamente circa 800 lavoratori addetti al servizio di smistamento dei pacchi negli hub nazionali di Padova (dove le attività di reclutamento sono già iniziate), Ancona, Bari, Bologna, Fiano Romano, Firenze e Napoli Teverola". Attualmente, questo tipo di attività di smistamento viene svolta da fornitori esterni all'organizzazione di FedEx, come è prassi comune nel settore. 

«Questo cambiamento, che avviene in un periodo di grande incertezza economica in Italia, riflette la fiducia di FedEx nel mercato italiano ma anche la sua ambizione di fornire un servizio affidabile, competitivo e agile, in grado di rispondere rapidamente alle richieste e ai trend del mercato», spiega l’azienda.

Ma per Piacenza questo investimento si traduce in un'altra cosa. «Nell'ambito della revisione del network – si legge - l'hub di Piacenza non svolge più un ruolo centrale nelle attività distributive: le attività di smistamento pacchi svolteIMG-20210329-WA0007-2presso questa struttura cessano dunque dalla data odierna, a seguito della chiusura del contratto di appalto sul sito. La cessazione dell'attività non avrà ricadute occupazionali sul personale dell'azienda. FedEx sta inoltre dialogando con l'appaltatore per comprendere gli impatti occupazionali sui suoi dipendenti e le misure volte a ridurre o mitigarli».

FedEx Tnt lascia il nostro territorio - qua lavorano dalle 400 alle 600 persone - proprio nel giorno dello sciopero nazionale proclamato dai sindacati di settore del settore logistica/trasporto merci per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro. 

SI COBAS: «VOGLIONO ELIMINARE IL MAGAZZINO CHE HA LE CONDIZIONI DI LAVORO MIGLIORI»

«Come il S.I. Cobas annunciava da oltre un anno – interviene il suo coordinamento provinciale e nazionale - Fedex-Tnt aveva esplicitamente annunciato una ristrutturazione su scala continentale di oltre 6.500 licenziamenti, di cui 850 in Italia e compreso l’intero stabilimento di Piacenza. Il S.I.Cobas è andato ripetendo quanto sopra nel generale disinteresse delle istituzioni, che anzi, insieme ai sindacati confederali, hanno sempre negato che esistesse un problema di salvaguardia dei posti di lavoro. Le dichiarazioni dei confederali e di istituzioni come la procura sono documentate sui giornali in occasione della infausta mobilitazione della Cgil contro i facchini che scioperavano e della conferenza stampa della procura in occasione dell’operazionescontri tnt cobas-2-2-2 repressiva contro il S.I.Cobas. Lo sciopero in gennaio aveva come punto prioritario l’impegno a mantenere in attività il magazzino, poiché era nota da un anno l’intenzione di chiuderlo in marzo, essendo stato annunciato dalla stessa Fedex. La vertenza, dopo la brutale aggressione subita dai lavoratori in sciopero, aveva prodotto la stipula di un accordo davanti al Prefetto che garantiva la salvaguardia dei livelli occupazionali, che viene oggi disatteso con la decisione della chiusura. Per tre settimane dopo la fine dello sciopero, l’azienda ha lavorato a pieno ritmo e tutto pareva avviato al meglio. A favorire la mai tramontata volontà di Fedex-TNT di giungere all’eliminazione dello stabilimento è però intervenuta l’azione repressiva di procura e questura. Sin dal giorno degli arresti di Pallavicini e Arafat, l’azienda si è approfittata per operare una “serrata” padronale (illegale nel nostro ordinamento), cercando di sfruttare l’assenza dei rappresentanti sindacali per raggiungere il proprio scopo. L’obiettivo dichiarato della multinazionale è quello di ridurre il costo del lavoro, tornando a quella che non esitiamo a definire schiavitù, dimenticata ormai dal lontano 2011 a Piacenza. Contrariamente a quanto annunciato da Fedex-TNT, non stanno assolutamente avvenendo assunzioni nelle città indicate nel loro comunicato. Al contrario, anche nelle città venete stanno avvenendo licenziamenti con la attiva collaborazione alla ristrutturazione e la pesante responsabilità da parte dei sindacati confederali. Fedex-TNT arriva ad offrire fino a 45.000 euro ai lavoratori che accettano di andarsene. Ciò che vogliono è unicamente eliminare il magazzino che vanta le migliori condizioni economiche per i lavoratori. Tale collaborazione si è evidenziata anche a Piacenza, con le manifestazioni di dipendenti di ditte esterne al magazzino scesi sotto le bandiere confederali in piazza contro lo sciopero dei facchini in difesa del loro posto di lavoro. Ai loro iscritti dicevano che non sussisteva alcun rischio del posto di lavoro: ci chiediamo cosa gli diranno oggi, dopo che l’azienda ha chiuso e loro hanno manifestato insieme ad essa contro chi lottava per salvaguardare il magazzino. Il S.I.Cobas investirà Fedex-TNT con tutta la sua forza d’urto per arrivare alla salvaguardia dei 300 posti di lavoro nel piacentino, colpendolo con scioperi e manifestazioni in tutta Italia. Nel farlo, tutelerà anche i dipendenti di ditte esterni rimasti fregati dai sindacati confederali: se riusciremo a mantenere aperto il magazzino, avremo salvato anche il loro posto di lavoro. Sul piano locale, questo sviluppo sbugiarda in modo incontrovertibile l’assurdità dell’impianto repressivo agito contro i sindacalisti S.I. Cobas, che aveva visto dipingere lo sciopero di gennaio come “privo di reale valenza sindacale”. Talmente privo che il preciso oggetto delle rivendicazioni si è manifestato oggi in tutta la sua drammatica concretezza. Ciò depone ulteriormente a favore del S.I.Cobas nel contrastare l’operazione repressiva, già in parte smontata, di cui sono stati oggetto i suoi rappresentanti. Ma ora la priorità è data alla salvaguardia del posto di lavoro, per la quale ci impegneremo con tutte le nostre forze, sperando che nel frattempo chi ha ordito contro di noi calunnie e azioni repressive si faccia un profondo esame di coscienza e decida di intervenire per risolvere la situazione che ha contribuito ad alimentare».

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