Filth test, in Cattolica il corso per la ricerca delle impurità solide negli alimenti

Il professor Piero Cravedi: «Il filth test ha sia una funzione ispettiva che preventiva. Riconoscendo le caratteristiche delle impurità, si può spesso estrapolare come e quando è avvenuto l’inquinamento e così provvedere all’attuazione dei presidi necessari ad impedire il ripetersi dei problemi»

L'università Cattolica

Dal primo al 5 febbraio 2016 si svolgerà presso la sede piacentina dell’università  Cattolica, il corso di Addestramento alla ricerca delle impurità solide negli alimenti (Filth Test) organizzato dal dipartimento di Scienze delle Produzioni vegetali sostenibili (DI.PRO.VE.S.), Area protezione sostenibile delle piante e degli alimenti e dalla Formazione permanente.

«Questo tipo di corso - spiega il professor Piero Cravedi - si svolge ormai da parecchi anni e il programma sostanzialmente ricalca i precedenti, anche se si può affermare che non si è mai svolto un corso perfettamente identico ad un altro. La costante è la sua natura, prevalentemente pragmatica, soprattutto di addestramento. Dopo una parte teorica si svolge prevalentemente in laboratorio o davanti ad una cappa aspirante o allo stereoscopio e al microscopio composto».

I docenti sono il professor Piero Cravedi, il dottor Matteo Anaclerio, il professor Rinaldo Nicoli, il dottor Marco Pagani, la dottoressa Michela Panini, il dottor Davide Scaccini, la dottoressa Valeria Todeschini coadiuvati dal tecnico P.A. Sandro Gabbiani.

«L’esigenza di questo tipo di formazione - chiarisce Cravedi - è scaturita dai controlli collegati alle esportazioni che vengono effettuate sia in Inghilterra come negli Usa. La profonda differenza sta nel fatto che prima si rivolgeva ad un mercato indifferenziato, mentre ora le coltivazioni sono finalizzate alla trasformazione. Un esempio: la frutta. Quella per i succhi anni fa proveniva da ciò che non veniva venduto come fresco, oggi, se è pur vero che se per i nettari conta meno la pezzatura, l'industria pretende quella priva di residui, con specifiche prerogative organolettiche, così come per i cereali. Certe importanti aziende utilizzano ad uso esclusivo certi mulini. Il problema è quello della frammentazione delle partite a dimostrazione che non è vero che "piccolo è bello e più buono". Le grandi estensioni garantiscono prodotti molto più omogenei».

Ma come si svolge il corso? «Si punta soprattutto agli aspetti pratici - continua Cravedi - ed è quindi rivolto ai responsabili istituzionali (NAS, AUSL, ecc.), ai tecnici dei laboratori di analisi o ai responsabili della Qualità delle industrie alimentari. Sono infatti sempre più numerose quelle che utilizzano laboratori interni perché tramite queste analisi è possibile valutare, sulla base delle impurità eventualmente rinvenute, le condizioni igieniche degli alimenti e dei processi produttivi a cui sono sottoposti. Il filth test ha dunque sia una funzione ispettiva che preventiva. Infatti, riconoscendo le caratteristiche delle impurità, si può spesso estrapolare come e quando è avvenuto l'inquinamento e così provvedere all'attuazione dei  presidi necessari ad impedire il ripetersi dei problemi. E queste analisi implicano una corresponsabilità dei produttori nel fornire derrate con le peculiarità organolettiche e sanitarie che l'industria di trasformazione prevede perché un conferimento potrebbe anche essere rifiutato. Ecco dunque l'essenziale valenza economica».

«Il filth test prevede due fasi - spiega Cravedi - la prima è finalizzata alla separazione delle impurità dal campione sottoposto ad analisi, la seconda è rivolta al riconoscimento delle suddette impurità. Durante il corso, le attività di laboratorio (esecuzione di analisi, osservazioni allo stereoscopio e al microscopio composto) hanno la netta prevalenza. Il maggior impegno viene dedicato al riconoscimento dei materiali estranei, rinvenibili negli alimenti: i frammenti di Artropodi, soprattutto insetti, i peli dei Mammiferi, con particolare attenzione a quelli dei Roditori, degli animali domestici, dell'uomo, le fibre tessili (cotone, lana, juta, fibre sintetiche ecc.), i frammenti metallici, di vetro, di plastica. Ai partecipanti vengono forniti gli elementi che consentono l’acquisizione delle conoscenze di base, oltre a provvede ad una assistenza continua e per favorire la migliore interazione tra docenti e partecipanti, il numero dei corsisti è limitato».

«Il corso ha una durata di una settimana - conclude Cravedi - per un totale di circa 40 ore. Quanto alle tipologie dei prodotti sui quali effettuare filth test dimostrativi, sono sempre prese in considerazione le principali, ovvero i derivati cerealicola, i derivati del pomodoro, i vegetali soprattutto quelli orticoli, i prodotti usati nelle industrie dolciarie (zucchero, cacao, miele), funghi, ecc. In ogni caso, prima dell'inizio del corso, viene valutata l'opportunità di affrontare l'analisi di qualche alimento particolare, anche in funzione di interessi particolari dei partecipanti».

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