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Giovedì, 9 Dicembre 2021
Economia

“Foce Nure”, il Wwf: «Progetto indispensabile per la sicurezza del territorio»

L’associazione ambientalista precisa la sua posizione sull'intervento di "foce Nure": «Giusto ristabilire lo scorrimento libero del fiume, il Pnrr è una grande opportunità»

Nella puntata di “Quarta Repubblica” di lunedì 8 novembre è stato presentato il progetto di rinaturazione del Po come «uno spreco di soldi che nasconde conflitti di interesse». Per questo motivo il Wwf, una delle più importanti associazioni ambientaliste d’Italia, intende replicare alla trasmissione «Vogliamo quindi rispondere alle accuse e cogliere l’occasione per spiegare gli obiettivi del progetto».

  • Perché questo progetto?

La rinaturazione, citata con ironia in apertura del servizio, è uno degli strumenti più potenti che abbiamo a disposizione per lavorare su una natura ormai talmente frammentata e alterata da non poter più essere solo conservata, ma che richiede interventi attivi di restauro: appunto, di rinaturazione. Il progetto di rinaturazione del Po è certamente il più grande investimento per il ripristino ambientale e l’adattamento ai cambiamenti climatici mai fatto in Italia ed insiste in una delle aree più antropizzate e inquinate del nostro Paese. È quindi giusto e auspicabile che ci sia una particolare attenzione mediatica, ma è fondamentale, al tempo stesso, che venga garantita una informazione completa e approfondita in modo da far comprendere l’importanza di quest’azione.

Il progetto si concentra su una delle priorità dei nostri territori: restituire il più possibile spazio ai fiumi, compatibilmente con il sistema di opere per la sicurezza idraulica, quello spazio che in questi ultimi 50 anni abbiamo drasticamente ridotto, occupando le aree di espansione naturale e canalizzando i corsi d’acqua, rendendo estremamente vulnerabile il nostro territorio ed esponendolo ancor più agli effetti dei  cambiamenti climatici che si manifestano con sempre maggior frequenza, alternando prolungati periodi di siccità a drammatiche alluvioni.

  • Qual è il ruolo del Wwf?

Non c’è alcuna consulenza, tanto più milionaria, (si è parlato di 3,5 milioni di euro) al Wwf, che in coerenza con la propria mission ha contribuito gratuitamente allo sviluppo tecnico e alla stesura del progetto, ma che non rientra tra i soggetti preposti a costituire la cabina di regia. Sui progetti di rinaturazione e restaurazione su larga scala l’Italia è purtroppo in ritardo. Il Pnrr ha offerto la grande opportunità, colta solo in parte perché si sarebbe dovuto fare di più, di intervenire per garantire la sicurezza del territorio e ricostruire la natura perduta. Il Wwf nonostante gli storici, documentati ed inevitabili motivi di contrasto con i cavatori si è speso in un lungo e trasparente lavoro di mediazione per unire le attività economiche, la storia e la vocazione del territorio con l’urgenza di recuperare la biodiversità di habitat degradati. È davvero singolare che un progetto che, per la prima volta, unisce le ragioni dell’ambiente a quelle delle realtà produttive, spingendole a remare nella stessa direzione, sia stato oggetto di un attacco così violento.

  • Come si lavora per la conservazione e il ripristino dei fiumi?

Innanzitutto quello di Rinaturazione del Po è un progetto che si inserisce nella la “Strategia Europea per la biodiversità per il 2030” che impegna l’Europa a ristabilire lo scorrimento libero di almeno 25.000 km di fiumi entro il 2030 eliminando principalmente le barriere obsolete e ripristinando le pianure alluvionali. L’Italia, se dovessimo fare una proporzione tra la sua estensione e l’Europa, dovrebbe contribuire per circa 16.00 km di fiumi da riqualificare. In Europa già da anni sono stati avviati progetti di rinaturazione a vasta scala come ad esempio sulla Drava, affluente del Danubio, di 710 chilometri: da oltre 20 anni è stato avviato un progetto che prevede la rimozione di barriere per ripascere il fiume del materiale accumulato a monte e evitare problemi di stabilità di ponti nei fondovalle, anche con la riapertura di lanche e rami laterali e con l’ampliamento dello stesso alveo fluviale.

  • In cosa consiste il progetto?

La rinaturazione del Po ha esattamente questo obiettivo soprattutto con i 37 interventi nel tratto mediano del fiume. Il progetto, che si basa sul Piano di Gestione sedimenti dell’Autorità di distretto del Po e su una direttiva tecnica sulla rinaturazione della stessa Autorità, prevede una serie di interventi per riequilibrare i processi morfologici attivi, contribuire alla mitigazione del rischio idraulico e, soprattutto al recupero e al consolidamento del corridoio ecologico rappresentato dall’alveo del fiume e dalla fascia naturale perifluviale, costituita da una notevole diversità di ambienti (greti, isole, sabbioni, boschi ripariali, lanche, .) che è importante tutelare (e in molti casi ripristinare), come dimostrato anche dai numerosi siti di Rete Natura 2000 presenti.

  • Chi coordina il progetto?

È bene sottolineare che il progetto è stato inserito dal Ministero della Transizione Ecologica nel Pmrr perché già condiviso con Autorità di distretto del Po e Aipo, che sono, insieme alle Regioni, i gestori e realizzatori dell’intero progetto; per questo è alla firma un Accordo di programma proprio tra questi enti che prevede una cabina di regia per la gestione e il monitoraggio dell’intero progetto. Inoltre proprio la presenza di tante istituzioni e delle procedure dell’Unione europea oltre al ruolo vigile e spesso critico del Wwf sono una garanzia di trasparenza.

  • Qual è lo scopo dell’intervento su Foce Nure?

Per quanto riguarda l’intervento su foce Nure, oggetto del servizio, è bene chiarire che si tratta di un intervento previsto dal citato Piano di gestione sedimenti che è uno dei riferimenti pianificatori dell’intero progetto; non è stato ancora realizzato, come molti altri, ed è basato su solide analisi tecniche svolte dall’Autorità di distretto del Po, a differenza di quanto affermato da un ospite in trasmissione. L’intervento è funzionale alla mitigazione del rischio, alla riattivazione di processi geomorfologici e al recupero della pluricursalità del Po che è uno degli obiettivi dell’intero progetto e contribuisce a dare più spazio al fiume; l’intervento prevede anche un’ampia riforestazione a ripristinare fasce di boschi igrofili e nella progettazione finale sarà prevista anche la ricostruzione di altri habitat favoriti dalla formazione della neo-isola tra i due rami. Sarà realizzato in parte o per tutto in terreni privati come evidenziato nella trasmissione, come molti altri lo sono, perché di proprietà privata e di imprenditori che gravitano storicamente con le loro attività lungo il Po. Non ci sono ancora i progetti esecutivi per quell’area e per tutte le altre e in questo momento sono in corso degli approfondimenti da parte di Autorità di distretto del Po e di AIPO per meglio definire gli interventi che saranno inseriti nel Piano d’azione da redigere da parte dell’Autorità stessa entro marzo 2022, inviato al Ministero della Transizione ecologica e verificato all’Europa.

Inoltre il materiale che verrà movimentato in quell’intervento e in tutti gli altri potrà essere riutilizzato in loco per rimodellare particolari habitat, per ripascere il fiume, per rinforzare argini e, solo in minima parte potrebbe essere utilizzato a scomputo delle spese (quindi nel caso ci sarà un risparmio di fondi pubblici  e non un guadagno per qualcuno, il privato ripagherebbe parte del suo lavoro con l’eventuale costo del materiale inerte che trattiene), ma solo se integrato nei piani cave; questi aspetti saranno comunque evidenziati nel progetto esecutivo e quindi in evidenza pubblica.

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