Fotovoltaico, raffica di osservazioni, la Regione ripensa il provvedimento

Accolti alcuni rilievi della Provincia. L'amministrazione Trespidi chiedeva criteri piu' chiari e nuovi strumenti per le valutazioni d'impatto. E a Legambiente: "Il Ptcp nasce con la giunta Boiardi"

Tutte le pratiche autorizzative di impianti fotovoltaici presentate prima del sei dicembre potrebbero essere sottoposte ai criteri antecedenti il provvedimento definito “tampone” recentemente portato in giunta regionale dall'assessore Sabrina Freda.

IMPATTO AMBIENTALE - La commissione regionale Ambiente ha accolto questo pomeriggio le osservazioni formulate ieri dall'amministrazione provinciale di Piacenza alla riunione delle commissioni Upi (Unione Province italiane) congiunte Agricoltura e Ambiente. Passa anche il rilievo, a firma dell'amministrazione provinciale, che faceva proprie le richieste del mondo agricolo di legare la possibilità di intervento a quella concessa al settore dalle normative fiscali. Nessuna risposta, invece, è pervenuta sul tema del frazionamento, al centro di specifiche richieste della Provincia per l'adozione di strumenti che consentano di procedere alla Via in forma cumulativa per impianti confinanti, che potrebbero essere ricondotti a un unico progetto di dimensioni tali da essere sottoposto alla Valutazione d'impatto ambientale.

"E' MANCATO CONFRONTO CON PROVINCE" - Ad oggi infatti la normativa prevede di procedere alla Via solo per impianti uguali o superiori a un MegaWatt e impone di considerare ogni progetto (e ogni conseguente autorizzazione) – anche se afferente ad appezzamenti contigui – come separato. Riguardo alle società tra loro collegate, la Provincia ha comunque provveduto ad effettuare verifiche per evitare il fenomeno. Permangono dubbi riguardo al metodo dell'iniziativa regionale. “Non si è sviluppato un approfondito confronto con le Province, con le associazioni di categoria e gli altri soggetti interessati. E' mancata la condivisione – lamentano a palazzo Garibaldi – su un documento del quale non si è potuto accertare fino in fondo la coerenza con gli strumenti di pianificazione vigenti”. Nelle osservazioni presentate la Provincia aveva mosso alcuni rilievi riguardo il carattere retroattivo della delibera. “15 giorni - lamentava l'amministrazione di palazzo Garibaldi - sono pochi per valutare i progetti.

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NULLA DA FARE PER IL PTCP - E i criteri su cui basarsi non sono spesso univoci”. Non solo. “L'adozione di nuovi parametri – scriveva la Provincia – per richieste già presentate esporrebbe l'ente anche a una pioggia di possibili ricorsi. In tanti – si precisava – hanno investito in questo progetto e in tanti, oggi, si vedono cambiare le carte in tavola nel corso della fase istruttoria”. Perplessità anche sulla mancanza di strumenti cartografici che permettano una chiara e univoca individuazione delle aree non idonee. Riguardo alle accuse di Legambiente di non aver provveduto per tempo a un piano energetico, via Garibaldi precisa che il Ptcp approvato, dal suo nascere (amministrazione Boiardi) non ha previsto regole chiare per il fotovoltaico e che nulla poteva la giunta Trespidi, trovandosi a dover continuare l'iter approvativo, pena la ripartenza dell'iter stesso da zero, con tutte le conseguenze del caso: tempi dilatati, nuove risorse, ritardo nello sviluppo economico, ricordando che il Ptcp può avere l'efficacia dello strumento urbanistico per i piccoli comuni, con evidenti risparmi e benefici per gli stessi.

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