Frutta spagnola tossica, Coldiretti: «Blocco immediato delle importazioni dalla Spagna»

Intervento del presidente di Coldiretti Luigi Bisi: «Attenzione al sottocosto che reca danno ai produttori»

«E’ allarme in Italia per la presenza di frutta spagnola “tossica” perché trattata con una sostanza pericolosa per la salute utilizzata per allungarne la conservazione anche durante il trasporto. Dopo che i Ministeri della Salute e dell'Ambiente hanno vietato l'uso di agrofarmaci contenenti la molecola etossichina, occorre il blocco immediato delle importazioni dalla Spagna, dove quest’ultima è ancora permessa». Queste le parole del presidente Coldiretti Piacenza Luigi Bisi che esprime la necessità di tutelare la salute dei consumatori con norme che siano condivise in tutti gli stati comunitari. Con l’embargo russo sui prodotti agroalimentari dell’Unione europea, che ha portato un terremoto sui mercati ortofrutticoli mettendo in difficoltà i produttori, sta arrivando in Italia prodotto da altri Paesi europei che cercano nuovi mercati di sbocco per il loro prodotto a basso costo e di scarsa qualità. L’importazione di prodotto estero viene inoltre usata come leva per far crollare i prezzi nazionali e talvolta si combina con operazioni fraudolente che portano a spacciare per nazionale prodotto che di Italia non ha nulla. La Spagna, con un totale di 478 milioni di chili, è il principale fornitore di frutta in Italia con un valore delle importazioni che è aumentato del 5 per cento nel 2013; sono invece 22 i milioni di chili di pere importate e sulle quali, nel Paese iberico, è consentito l’utilizzo della molecola tossica. Il consiglio della Coldiretti per acquisti sicuri è quello di verificare nell’etichetta la provenienza della frutta che deve essere indicata obbligatoriamente e scegliere prodotto italiano.

«Nella nostra provincia, a scongiurare il rischio che sulle tavole arrivino prodotti stranieri aggiunge Cinzia Pastorelli - responsabile Campagna Amica - vi sono oltre 100 Punti Campagna Amica, grazie ai quali si possono acquistare i prodotti direttamente dagli agricoltori, a pochi passi dal campo, garanzia di freschezza e genuinità e ad un giusto prezzo. Un canale di acquisto attento alle esigenze del consumatore e nel quale si esprime uno stile di vita e di consumo più consapevole. Consapevole del fatto che vi è un’economia reale che non solo sostiene la società con la produzione di cibo locale ma che crea lavoro per i figli di questa società, dando loro una chance occupazionale e di crescita». «Quello agricolo - conclude il presidente Bisi - è un settore che deve appartenere a tutta la comunità, poiché su di esso si basa la vita di tutti, ogni giorno. Teniamolo in considerazione quando andiamo a far spesa per i nostri cari, quando cerchiamo il “sottocosto ad ogni costo”, “l’occasione” dimenticando che spesso dietro pochi centesimi risparmiati si cela non solo prodotto estero che non garantisce il nostro stesso standard qualitativo e di salubrità ma anche pratiche vessatorie che mettono in difficoltà l’imprenditore agricolo e la sopravvivenza delle aziende».

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