Fusariosi, Copap in prima linea con la Cattolica per tutelare la qualità dell’aglio bianco piacentino

L’aglio bianco piacentino è una delle bandiere della qualità alimentare del nostro territorio

L’aglio bianco piacentino è una delle bandiere della qualità alimentare del nostro territorio di cui la Copap (Coop. Produttori Aglio Piacentino) di Monticelli è da oltre quarant’anni custode della sua qualità garantita per tutta la filiera produttiva dal lavoro dei soci. Quella dell’Aglio Bianco Piacentino, infatti, è certificata da anni ed è una garanzia per il consumatore. Da sempre Copap punta su ricerca ed innovazione per garantire la sicurezza alimentare, la tracciabilità, la qualità e la genuinità dei prodotti, una tradizione che si è consolidata con la collaborazione su progetti per la lotta alla Fusariosi dell'aglio attivata insieme al Dipartimento di Scienze delle produzioni vegetali sostenibili della Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e Agrisilva supportati da due specifici finanziamenti regionali.

Il primo, da poco concluso, ha riguardato la conferma dei funghi coinvolti per l’avversità, i punti deboli della filiera produttiva, intesi come i momenti più importanti per l’infezione da parte dei funghi, e il ruolo svolto dall’andamento meteorologico e dalle tecniche colturali. Il secondo progetto, della durata di 36 mesi dovrebbe ora consentire, come risultato finale, la stesura di linee guida per la corretta gestione della filiera produttiva per minimizzare/azzerare la problematica, migliorare la salubrità dell’aglio destinato al consumo e minimizzare le perdite per i produttori. Per fare il punto dei risultati si è svolto nell'Aula piana della Cattolica di Piacenza un incontro nel quale, dopo il saluto del coordinatore del progetto Claudio Piva, ha preso la parola il Presidente Copap aglioUnicatt-2 Nel suo intervento ha ripercorso le tappe più significative dell’attività svolta da Copap fin da quando l’aglio bianco piacentino veniva esportato in Usa grazie alla sua peculiarità di poter essere conservato fuori dai frigoriferi. «Questa sua possibilità di poter durare intatto nel tempo - ha detto Rastelli - ha rappresentato un formidabile indotto per i coltivatori della Bassa, uniti in una cooperativa che aveva lo scopo principale di impedire oscillazioni del prezzo ed elevare la qualità del prodotto. Poi anni fa il massiccio export di aglio cinese ha drasticamente fatto calare i prezzi e pertanto per l’aglio di qualità piacentino che è contraddistinto da una produzione più bassa del 20% rispetto ad altri prodotti similari, è iniziato una consistente riduzione degli ettari investiti, in quanto ha costi produttivi assai maggiori».

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«Ma la qualità alla fine vince e  - ha proseguito - la coltivazione è tornata su buoni livelli grazie anche alle ricerche iniziate negli anniaglioUnicatt2-2 ’80 dal dott. Ottolini per selezionare cloni resistenti ai nematodi o con la varietà Serena virus esente, ricerca che continua in limitate quantità, perché molto costosa». «Poi - ha ricordato Rastelli - negli anni Novanta e successivamente con la globalizzazione ed i cambiamenti climatici in atto, sono apparse nuove problematiche ed è stata sviluppata la collaborazione con l’università per un metodo di propagazione del seme perché - ha sottolineato Rastelli - Copap è l’unica realtà sementiera per l’aglio certificata in Italia. Dal 2010, con l’appoggio della Regione (Psr) sono stati sviluppati i progetti con Unicatt per la lotta alla fusariosi ed ora la ricerca continua». Così Giorgio Chiusa, Letizia Mondani e Paola Battilani (docenti DIPROVES della Cattolica) hanno illustrato lo stato dell’arte della ricerca in campo, nella conservazione del prodotto e gli interventi per il controllo. «Sono stati individuati - hanno chiarito i relatori - alcuni punti critici, in particolare fondamentale è il controllo del bulbillo per la semina; in campo due sono i funghi che colpiscono ovvero il fusarium proliferatum e l’oxysporum. Adeguate tecniche colturali sono essenziali per la prevenzione. Per esempio un eccesso di concimazione per aumentare la produzione è sovente agente predisponente. Anche un aumento della umidità in campo durante la fase dell’essicazione è controproducente, così come quando vengono trasferiti all’esterno dalle celle di conservazione, perché con il freddo i funghi rimangono quiescenti ma non scompaiono. Sono state effettuati trattamenti sia biologici che con prodotti di sintesi; quelli di concia non si sono rivelati risolutivi«. Ora con il nuovo progetto regionale si cercherà proprio di focalizzare la prevenzione sia per la sanità dei bulbilli che sulla conservazione, per arrivare a linee guida che consentano un prodotto sempre più salubre e migliore, secondo la tradizione che vuole l’aglio bianco piacentino il migliore del mondo. Nel pomeriggio presso la Copap si è svolto poi l’incontro del Comitato misto settore aglio che raggruppa diversi paesi europei produttori.

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