rotate-mobile
Lunedì, 16 Maggio 2022
Economia

«Non c'è coesione sociale con la dipendenza dalle importazioni di cibo ed energia»

Il commento di Filippo Gasparini, presidente di Confagricoltura Piacenza, in merito alla situazione in corso tra Russia e Ucraina

La notte del 24 febbraio abbiamo percorso il tunnel che ha portato l’Europa dalla pandemia alla guerra. «Siamo tutti molto colpiti e addolorati per il sangue versato – commenta Filippo Gasparini, presidente di Confagricoltura Piacenza – restiamo attoniti di fronte ad un’Europa che si trova a confrontarsi con un conflitto armato di questo tipo, ci illudevamo che l’umanità potesse essere andata oltre. Mi chiedo come potremo superare questo, quando già usciamo da una pandemia affrontata al contrario: alla quale abbiamo risposto con la transizione ecologica invece di accelerare con la pressione, con il controllo sapiente, dell’uomo sulla natura matrigna. Ora ci sveglieremo dal delirio collettivo che ci ha portati a storpiare la politica agricola europea sino a farla diventare la politica ambientale europea? Una politica ambientale nella sua accezione peggiore: quella che premia gli investimenti improduttivi, che incentiva la riduzione degli allevamenti, in definitiva, una politica che vorrebbe gli agricoltori trasformati in giardinieri di un Eden europeo dove cibo, energia e pace giungono da altrove. La realtà drammatica di questi giorni e la fase di profonda instabilità che ci attende impongono un profondo ripensamento delle priorità collettive, come peraltro, da imprenditori agricoli quali siamo, chiediamo inascoltati da ormai troppo tempo». 

La sindrome Nimby, l’immobilismo generato dalla non assunzione di non responsabilità che hanno guidato il “non fare” degli ultimi decenni ci consegnano un Paese incapace di assicurarsi gli approvvigionamenti fondamentali di cibo ed energia.  «Quante sono le scorte alimentari della nostra nazione?» si chiede Gasparini. Il blocco dell’attività nel porto di Odessa potrebbe far collassare il mercato internazionale dei cereali. L’Ucraina – ricorda Confagricoltura – è il terzo esportatore di cereali a livello globale. La Federazione Russa è al primo posto, anche se ha attuato già dallo scorso anno una limitazione delle esportazioni per contenere l’aumento dei prezzi all’interno.

«Si è aperta una fase nuova piena di rischi che impone a tutti i rappresentanti dei settori produttivi e dei lavoratori di assicurare il massimo contributo alla coesione sociale» ha detto il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti. «Dobbiamo prepararci ad affrontare una situazione di profonda instabilità». La risposta di Mosca alle sanzioni della UE può spingere ancora verso l’alto i prezzi del gas e del petrolio. Non è da escludere un’ulteriore stretta russa sulle importazioni di prodotti agroalimentari dagli Stati membri dell’Unione, attestate a circa 7 miliardi di euro nel 2020. «Le nostre aziende hanno già pagato a caro prezzo il blocco all’export dei nostri prodotti agroalimentari verso la Russia – ricorda Gasparini - corriamo il rischio che l’Europa voglia, ancora una volta, mostrare i muscoli con le nuove sanzioni di fatto imposte sulla nostra pelle». Le aziende agricole, poi, rischiano di non avere a disposizione le quantità necessarie di fertilizzanti per i prossimi raccolti. «Le imprese agricole continueranno a fare il massimo sforzo per garantire la continuità dei cicli produttivi e il regolare svolgimento delle consegne, ha assicurato il presidente di Confagricoltura nazionale e noi sul territorio – sottoscrive Gasparini – non mancheremo di fare la nostra parte, come abbiamo fatto durante la pandemia».

«Alle istituzioni della UE e al nostro governo – ha detto Giansanti - chiediamo però il varo di misure straordinarie di supporto adeguate alla gravità della situazione in atto. Nessuna impresa può reggere l’aumento dei costi già acquisito e l’ulteriore corsa verso l’alto che potrebbe scattare nelle prossime settimane». Secondo gli ultimi dati diffusi dalla Commissione europea in occasione della riunione del Consiglio Agricoltura del 21 febbraio, i prezzi del gas naturale hanno fatto registrare un aumento del 379% sul livello in essere nell’ultimo trimestre del 2020. Dal lato dei fertilizzanti, il prezzo dell’urea è salito nello stesso periodo del 245%.

«Nel dramma – conclude Gasparini – auspichiamo che almeno si recepisca la dannosa fallacia delle priorità che la politica europea ha seguito assecondando un comune pensiero senza visione e senza competenze e che ha portato a generare le strategie del Farm to Fork e del Green New Deal e che ancor più follemente le ha incardinate nella nuova Pac senza prima studiarne i potenziali impatti. La grande Europa, si opporrà alle bombe con le armi delle sue nuove conquiste strategiche: la biodiversità, il benessere animale e l'economia circolare? I nostri giorni sono un duro ritorno alla realtà della storia e le nostre aziende masticheranno amaro per approvvigionarsi dei mezzi della produzione, temo non possa bastare la "soddisfazione" di essere sostenibili».

In Evidenza

Potrebbe interessarti

«Non c'è coesione sociale con la dipendenza dalle importazioni di cibo ed energia»

IlPiacenza è in caricamento