Giovedì, 13 Maggio 2021
Economia

Gli agricoltori chiedono un accordo sulla riforma della Pac

Gasparini (Confagricoltura): «Si sappia che in ultima analisi i contributi sono avantaggio del consumatore finale»

Alla vigilia della riunione di domani tra Consiglio, Parlamento e Commissione Ue (Trilogo) che potrebbe essere decisiva per la nuova Politica Agricola Comune, i Presidenti di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, FNSEA, Christiane Lambert e DBV-Deutscher Bauernverband, Joachim Rukwied, non solo in rappresentanza degli agricoltori francesi, italiani e tedeschi, ma rispettivamente presidente, vicepresidente e past president del COPA, esprimono preoccupazione per la discussione in corso sulla PAC. «La PAC è, e deve rimanere, una politica economica – sostengono i tre presidenti - concepita per stabilizzare e sostenere il reddito degli agricoltori, come affermato nel Trattato UE, affrontando contemporaneamente le attuali sfide ambientali». «In questo momento, invece, - sottolinea Giansanti - il nostro settore è sotto attacco da chi vorrebbe scaricare sull’agricoltura le principali responsabilità dei mutamenti climatici e ambientali, senza avere contezza di quanto le imprese agricole siano indispensabili per il bene di tutti: senza aziende competitive e senza agricoltura mangeremo cibo sintetico e importato da Paesi che non rispettano i nostri standard di produzione in termini di sicurezza, qualità e anche di diritti sociali e ambientali».

Confagricoltura, FNSEA e DBV chiedono più flessibilità nell'attuazione dell'architettura verde e nessun ulteriore onere amministrativo per le imprese agricole, già alle prese con una pesante burocrazia. Le tre associazioni sostengono una PAC più verde, di facile attuazione, attraente per gli agricoltori ed efficiente. Per quanto riguarda la condizionalità sociale, i tre presidenti evidenziano che Francia, Italia e Germania hanno già regole severe in materia di diritto del lavoro e welfare e che questa ulteriore previsione introduce ulteriori elementi di burocrazia. «Nella futura PAC – evidenzia da Parigi la presidente Lambert - la lotta al cambiamento climatico e la protezione ambientale dovrebbero conciliarsi con gli aspetti economici. Gli agricoltori si impegnano ad affrontare queste sfide. Gli strumenti della PAC possono supportarli proprio per un'agricoltura ancora più sostenibile». «È essenziale per il settore primario - sottolinea da Berlino il presidente Rukwied - che la nuova PAC consenta agli agricoltori europei di continuare a produrre alimenti sicuri e nutrienti, oltre che proteggere la biodiversità e il clima. Per questo, la funzione di sostegno al reddito della PAC è di fondamentale importanza, sia per affrontare i mercati, sia per rispondere alle sfide ecologiche». «Gli aiuti diretti della PAC costituiscono una rete di protezione per il reddito degli agricoltori. Rimetterla in discussione avrebbe un pesante effetto negativo sulla competitività delle imprese e sull’efficienza del sistema agroalimentare» - sottolinea Giansanti.

«Già oggi le imprese agricole non riescono neanche ad accantonare i fondi degli ammortamenti - rimarca Filippo Gasparini, presidente di Confagricoltura Piacenza – al punto che non so più cosa stiamo difendendo, dato che ci confrontiamo con una Pac che tende a ridurre i contributi, ma al contempo li vincola in modo sempre più gravoso all’impalcato di norme legate a condizionalità e greening. È un problema nel problema: non diminuisce lo scotto da pagare, per prendere poi sempre meno. Aumentano le azioni contrarie al mercato al punto che è impossibile che il tutto regga in virtù del bene per il sistema agricolo”. I contributi agricoli oggi non vengono trattenuti, in valore, dalle imprese, ma consentono all’industria di pagare meno le derrate e con ciò le permettono di produrre alimenti sicuri e sani a prezzi bassi e calmierati per il consumatore finale, che è in definitiva colui che gode del beneficio. Ma questo meccanismo, nato come una misura di sostegno al consumo, gravato di tutti i vincoli produttivi imposti negli anni, non fa che rendere poco competitive le aziende; se a ciò si aggiunge la pressione imposta dalla grande distribuzione che ha ulteriormente demolito i prezzi delle derrate agricole, ne risultano un’economia distorta e aziende agricole fortemente limitate nella loro autonomia imprenditoriale. “Proseguendo su questo percorso la Comunità Europea rischia di demolire la forza produttiva delle aziende agricole. Dopodiché, diventeremo, anche in questo campo, maggiormente dipendenti da altri Paesi, tendenzialmente quelli che lasciano le aziende libere di produrre e hanno legislazioni meno castranti. Per assurdo, non vorrei accadesse quanto registrato in altri comparti, dove la deregolamentata economia cinese si è imposta con la forza dei numeri.  Prima di mettere definitivamente fuori mercato le aziende agricole, a furia di norme che condannano la produttività – conclude Gasparini - è giusto riflettere sulle conseguenze a cui portano gli eccessi e ricordare perché fu pensata la Pac. Schuman e De Gasperi avevano il problema di dare da mangiare a un’Europa distrutta. Cosa è rimasto di quegli ideali oggi? Quand’anche fossero mutati, chiediamoci se i regolamenti che ci stiamo dando, ci portano veramente verso i nuovi obiettivi».

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