Stati Generali del Turismo: "Piacenza ha davvero qualcosa da offrire?"

Sul tavolo il ruolo di Piacenza alla recentissima fiera espositiva milanese, ma soprattutto la ricerca di una strategia efficace che sappia valorizzare le potenzialità del territorio. Un ciclo di incontri organizzati dall'assessore al Commercio e Sviluppo Economico di Gossolengo Elisabetta Rapetti e Fabio Malusardi dell'Associazione Piacenza Cultura Sport

La neonata legge regionale e l’eredità lasciata da Expo 2015 sono i cardini attorno a cui Piacenza è chiamata a rivedere il suo volto di città turistica. L’universo turistico è cambiato nei modi di offrire e i cercare ricettività e luoghi d’intersse, nelle abitudini delle persone sempre più viaggiatori e meno turisti, nei tempi e negli strumenti di lavoro. Tenere il passo con questo cambiamento è il cardine del ciclo di incontri organizzati dall’assessore al Commercio e Sviluppo Economico del comune di Gossolengo Elisabetta Rapetti e Fabio Malusardi dell’Associazione Piacenza Cultura Sport in collaborazione con il movimento di pensiero Oltre le Correnti del Partito Democratico. Che il turismo sia un tema caldo, per non dire ardente, lo hanno dimostrato i tanti presenti alla serata. Terminate le sedie, in molti hanno scelto di seguire il dibattito in piedi in fondo alla sala e qualcuno persino appena fuori dall’ex Circoscrizione 3. 

Sul tavolo il ruolo di Piacenza alla recentissima fiera espositiva milanese, ma soprattutto la ricerca di una strategia efficace che 20160407_221314-2sappia valorizzare le potenzialità del territorio. Piacenza ha davvero una vocazione turistica? Abbiamo qualcosa da offrire a chi ci viene a trovare? Quanto può aiutarci la presenza di un soggetto simile a Piacenza Turismi, non è il caso di avere una struttura che organizzi il territorio? Domande scomode a cui, incalzati dalle giornaliste Antonella Lenti di Libertà e Paola Pinotti di PiacenzaSera, hanno cercato di dare risposta gli esperti Paolo Rizzi, facoltà economia giurisprudenza UCSC “marketing e sviluppo territoriale”, e Giampietro Comolli, manager distretti tematici produttivi made in Italy “strategia di una area interna vocazionale”. Piacenza a Expo, luci e ombra di un’esperienza riuscita - «Perché parlare di turismo?» Per Elisabetta Rapetti, ideatrice del ciclo di incontri che vedrà la prossima puntata il 19 maggio, per rispondere a questa domanda non si può prescindere dalla legge regionale. «Norma – come sottolineato da Elena Libé - che mette mano alla struttura legislativa della Giunta Errani e punta sulle aree vaste come strumento di sviluppo del turismo sul nostro territorio». Ma per l’assessore al commercio e sviluppo economico di Gossolengo, a “pesare” sul futuro turistico di Piacenza c’è anche «l’eredità che Expo 2015 ha lasciato al nostro territorio che è stata in grado di far interagire il territorio come mai prima. Un evento di cui non abbiamo ancora ben chiara la ricaduta, ma che ha avuto il grande pregio di aver messo in rete il nostro territorio portando il nostro nome nel mondo. Tralasciando il balletto di luci e ombre che si scatenato attorno a questo evento, sono convinta che il plus di Expo sia stato quello di farci scoprire un sogno che ci accomuna e per cui dobbiamo lavorare insieme. Il valore aggiunto di Expo è stato su Piacenza. Chi ha avuto il coraggio e l’intraprendenza di accettare la sfida ha rivalutato la sua immagine sul territorio. È stata una prova generale per fare il salto di qualità che abbiamo dovere di fare». 

Sulle ombre ha invece puntato il dito Fabio Malusardi, presidente dell’Associazione Piacenza Cultura Sport reduce dal successo del gioco “Piacenza città delle tre C” grazie a cui sono stati donati oltre 24mila euro a “Oltre l’autismo” «a dimostrazione che quando si fa rete si possono fare tante cose. Qualcuno ha detto che con la cultura non si mangia, forse non ha capito che la cultura non è un cibo per lo stomaco. Noi vogliamo fare cultura facendo rete». Per Malusardi quello che è mancato nella partecipazione di Piacenza alla manifestazione milanese è stata proprio «l’abitudine a lavorare insieme. Non c’è stata una cabina di regia e nessun progetto condiviso. Tutto è stato pubblicizzato sul nostro territorio senza andare al di fuori. Expo, però, ha avuto il grande merito di averci insegnato a pensare in grande. Noi ci eravamo, ma non abbiamo pensato in grande e abbiamo venduto Piacenza ai Piacentini».

Esperti a confronto - Al di là di Expo, Piacenza deve imparare a vendere la propria immagine di meta turistica appetibile e per 20160407_211802-2farlo, secondo Giampietro Comolli, deve prima di tutto capire che « deve diventare un brand. Il turismo non è più una destinazione unica, non è più il turismo. Oggi dobbiamo prepararci ai turismi e ai turisti. Sono cambiate le concezioni dello spostamento e Piacenza deve fare i conti con questa nuova prospettiva e atteggiamento. Il turista è il soggetto principale cui un imprenditore deve guardare. L’errore che fa Piacenza è di guardare all’offerta, mentre oggi il turismo si basa sulla domanda». Per Paolo Rizzi «Expo è un evento unico per la nostra presenza, ma non per l’impatto turistico che ha avuto sulla città. Non possiamo fare un bilancio completo, ma abbiamo dati positivi su chi ha partecipato. Non sono numeri stratosferici, ma sono numeri buoni. Un bilancio quindi positivo, perché ha fatto conoscere Piacenza a milioni di persone. Non si può misurare costi e benefici come facciamo di solito, ma gli effetti si vedranno a lunga distanza nel tempo».

Il futuro visto da Google  - Vincere la sfida “turismo” per Piacenza sarà il prossimo obiettivo da raggiungere anche rinnovando il suo modo di concepire “il fare rete” guardando alle nuove tecnologie. Tommaso Fè di Noovle società di consulenza strategica ICT e Cloud partner di Google ha illustrato il nuovo sistema di sostenere il turismo attraverso le Google App con Smart comunication, social engagement, comunicazione a 360 gradi. «Un modo per creare aggregazioni di business e delle community tra esercizi e realtà commerciali e instaurare una comunicazione tra gli esercizi fornendo una vetrina virale». A chiudere la serata i tanti interventi di chi il turismo e la cultura la vivono in prima persona come Andrea Dall’Orto, Strada dei Sapori della Bassa, Valentino Matti, presidente associazione Valtidone-Luretta, il sindaco di Calendasco Francesco Zangrandi, Andrea Burgazzi per Caorso e  Franco Spaggiari del Castello di San Pietro in Cerro. Dopo questo primo incontro di confronto in cui sono stati messi sul tavolo esperienze lavorative e progettistiche il ciclo di appuntamenti dal 19 maggio entrerà nello strategico. «Il fine di questi nostri incontri – ha sottolineato l’assessore Rapetti a margine della serata – è quello di non fare solo parole, ma creare una rete di collaborazioni virtuose e progettare azioni concrete che si realizzino con i fatti. Dal 19 maggio entreremo nella fase operativa di questa iniziativa che vuole sostenere Piacenza e le sue eccellenze». 

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