«Glifosato, rischio zero in Europa; basta “bufale” supportate dalla politica e non dalla scienza»

I relatori (Foto romagnoli)

Per il glifosate (erbicida) non c’è nulla da temere, il rischio cancerogeno in Europa è zero. Per questo la monografia 112 della Iarc, Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (costola dell’Organizzazione mondiale della Sanità), che classifica il glifosate come “probabile cancerogeno” andrebbe ritirata, sia per l’inconsistenza delle ricerche, che per le ingiustificabili ingerenze emerse dai vari “papers”.

La raccomandazione dell’Efsa e della Agenzia europea delle sostanze chimiche (ECHA) che lo reputa non cancerogeno, è stata ignorata pur di accontentare lobby piccole, ma potenti politicamente, che ne chiedevano l’abolizione.

Ora l'Unione Europea ne ha rinnovato per altri 5 anni l'autorizzazione all'utilizzo, con la Germania e altri Stati che hanno fatto pendere l'ago della bilancia a suo favore, ma guarda caso solo dopo che la Merkel ha potuto contare sull’appoggio dei socialdemocratici per la Grande coalizione! Questo succede quando la politica si sostituisce alla scienza.

Pubblico delle grandi occasioni in Cattolica (presentato dal preside della Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali Marco Trevisan) per ascoltare Donatello Sandroni che ha presentato la sua ultima fatica letteraria “Orco Glifosato", l’ultima opera in ordine di tempo contro le “bufale” scientifiche, scritto con la speranza di ristabilire un ordine nei fatti, mondandoli da fake news e "junk science", ovvero quella cattiva scienza su cui si basano sempre più frequentemente le crociate ambientaliste anti-pesticidi.

Sandroni ha illustrato la genesi del glifosato, diserbante economico e semplice da utilizzare. La sua molecola è stata sintetizzata negli anni Cinquanta nei laboratori della Cilag da Henry Martin ed una ventina di anni dopo nei laboratori della Monsanto è stata scoperta la sua azione come erbicida ad ampio spettro. La sua diffusione è cominciata su larga scala nei decenni seguenti, con l'introduzione sul mercato delle prime colture geneticamente modificate resistenti al glifosato.

Da allora l’uso della sostanza è aumentato globalmente di 15 volte. Dal 2001 il brevetto è scaduto e il glifosato viene utilizzato da molte aziende nella formulazione di diserbanti utilizzati non solo in agricoltura, ma anche nei prodotti per il giardinaggio e soprattutto per la manutenzione del verde, vale a dire per eliminare le erbe infestanti dai bordi di strade, autostrade, binari ferroviari.

In questo contesto- ha spiegato Sandroni- alcune piccole ma potenti lobby hanno trovato la chiave d'accesso a media e politica al fine di pilotarne le azioni tramite reiterati allarmismi resi ancor più incandescenti da iniziative ad effetto, come le petizioni online per abolire oggi questo, domani quello ed in particolare il bando dell'erbicida. Evento che è stato scongiurato in extremis nel novembre 2017, dopo due anni di lotte furibonde in cui la verità scientifica è stata spesso la grande assente di tutta la vicenda, schiacciata appunto dall'azione di lobby ambientaliste e bio-naturiste che non hanno badato a spese, né si sono poste particolari limiti etici in un progetto che può essere bollato a pieno titolo di killeraggio mediatico.

Un modus operandi che l'autore del libro ha ribattezzato "Metodo glifosate", applicabile a qualsiasi altro agrofarmaco presente oggi sul mercato. Un precedente pericolosissimo se venisse sdoganato, in quanto aprirebbe la via a una serie incalcolabile di analoghe demonizzazioni, fino al completo smantellamento della fitoiatria per come oggi noi la conosciamo. Eppure è indispensabile per avere prodotti sani e sicuri.
Per tirare le somme di tali vicende non poteva quindi bastare un semplice articolo di chiarimento, sebbene in tal senso ne siano stati pubblicati diversi. Era necessario raccogliere in un solo documento la maggior parte delle notizie salienti, al fine di analizzarle e smistarle con criterio scientifico anziché ideologico.
E’ nato così questo libro “Orco Glifosato - storia di lobby, denaro, cancri e avvocati”
che ripercorre le tappe salienti della vicenda, ricca di contrapposizioni fra Agenzie e Istituzioni pubbliche di portata globale, come pure densa di scandali e vicende al limite della spy story.

“Si è anche parlato- ha detto Sandroni- negli ultimi anni, della presenza di glifosato in prodotti come pasta, cereali, biscotti e fette biscottate. Diversi studi di comparazione, tra cui i test condotti dall’associazione GranoSalus hanno dimostrato la presenza della sostanza, ma i tenori riscontrati sui campioni di pasta sono molto contenuti e, nei casi peggiori, sono comunque assai inferiori ai limiti previsti dalla legge. Così si è demonizzato il grano canadese, migliore del nostro mentre dovremmo essere noi ad imparare come coltivarlo bene come il loro.

Per questo - ha concluso - è importante usare le parole in modo giusto,consapevoli dei danni che false asserzioni, non scientifiche o pseudoscientifiche possono provocare. Il buon senso rimane dunque la migliore bussola per il consumatore che oggi si trova bombardato da informazioni allarmistiche che spesso non trovano conferme unanimi.

Pensare di nutrirsi meglio mangiando bio, in molti casi è un’illusione. Il falso mito è credere poi che il biologico sia non trattato. E non è detto che una sostanza, pur naturale, usata per il trattamento non sia pericolosa. La natura non è buona a prescindere e nemmeno l'uomo. Mangiando un frutto si ingoiano centinaia di sostanze chimiche diverse. Tra queste, magari, ce ne sono due o tre aggiunte dall'uomo per difendere quel frutto da attacchi di patogeni o insetti. Che una molecola sia stata prodotta dall'uomo o dalla natura è ininfluente. I peggiori veleni spesso sono creati dalla natura stessa”. 

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