Grazie a Confagricoltura esteso il credito d'imposta per investimenti in beni strumentali anche alle aziende agricole

Michela Filippi (Confagricoltura Piacenza): «Il beneficio è indipendente dal regime fiscale e un’opportunità da cogliere»

Michela Filippi

«Dopo diverse richieste avanzate da Confagricoltura, è prevista la trasformazione degli incentivi fiscali del Super e Iper ammortamento in credito d’imposta, a prescindere dal sistema di determinazione del reddito delle imprese che effettuano gli investimenti». Commenta così Michela Filippi responsabile del Servizio Fiscale di Confagricoltura Piacenza l’estensione, prevista nella legge di Bilancio, anche alle imprese agricole degli incentivi per l’acquisto dei beni strumentali nuovi. Più in particolare, è concesso un credito d’imposta, da utilizzare esclusivamente in compensazione, alle imprese residenti nel territorio dello Stato indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione e dal regime fiscale di determinazione del reddito.  «Il beneficio – precisa Filippi – riguarda  dunque anche le imprese agricole, sia in forma individuale che societaria, tassate in base al reddito catastale, che  effettuano investimenti in beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive a decorrere dal 1° gennaio 2020 e fino al 31 dicembre 2020, ovvero entro il 30 giugno 2021 a condizione che entro la data del 31 dicembre 2020 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione». Non possono goderne le imprese in stato di liquidazione volontaria, fallimento, liquidazione coatta amministrativa o concordato preventivo. Sono, inoltre, escluse le imprese destinatarie di sanzioni interdittive.  «Va detto – precisa Filippi -  che la fruizione del beneficio è subordinata alla condizione del rispetto delle normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e al corretto adempimento degli obblighi di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori». Sono diversi i beni agevolabili in particolare quelli riconducibili ad Impresa 4.0, ma non i veicoli. Per gli investimenti aventi a oggetto beni strumentali diversi da quelli ad elevato contenuto tecnologico (Impresa 4.0) il credito d’imposta è stabilito nella misura del 6 per cento dei costi sostenuti, nel limite massimo di investimento ammissibile pari a 2 milioni di euro. Per gli investimenti funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 40 per cento dei costi sostenuti, per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro, e nella misura del 20 per cento per gli investimenti oltre i 2,5 milioni di euro, fino al limite massimo di10 milioni di euro. Per gli investimenti effettuati mediante contratti di locazione finanziaria (leasing), si assume il costo sostenuto dal locatore per l’acquisto dei beni. Per i beni immateriali connessi agli investimenti in beni materiali Impresa 4.0 (software, sistemi e system integration, piattaforme e applicazioni) il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 15 per cento dei costi ammissibili nel limite massimo di 700mila euro. Si considerano agevolabili anche le spese per servizi sostenute in relazione all’utilizzo dei beni mediante soluzioni di cloud computing, per la quota imputabile per competenza. Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione in cinque quote annuali di pari importo ridotte a tre per gli investimenti in beni immateriali, a decorrere dall’anno successivo a quello di entrata in funzione dei beni e non concorre alla formazione del reddito nonché́ della base imponibile dell’IRAP. Il credito d’imposta è, altresì, cumulabile con altre agevolazioni che abbiano ad oggetto i medesimi costi, a condizione che tale cumulo non porti al superamento del costo sostenuto e che sia compatibile con la normativa dell’altra agevolazione. «Attenzione a non cedere i beni agevolati prima dei tempi previsti dalla norma – sottolinea Filippi -  perché, correttamente, sono previste le modalità di restituzione del credito. In relazione agli investimenti le imprese sono, inoltre, tenute a produrre una perizia tecnica o un attestato di conformità̀ rilasciato da un ente di certificazione accreditato, da cui risulti che i beni possiedono caratteristiche tali da poter ottenere il credito e sono interconnessi al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura. Siamo soddisfatti del buon esito del pressing di Confagricoltura – conclude Filippi – perché queste agevolazioni sono di sicuro interesse per le aziende agricole. Al fine di coglierne a pieno le potenzialità ed evitare di incorrere in errori di computo o di comunicazione, invitiamo tutti associati interessati a rivolgersi direttamente ai nostri uffici prima di procedere all’acquisto dei beni».

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