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L'approfondimento

«Mercato favorevole per salame e pancetta, in calo la coppa»

Dopo l’incontro con il commissario per la peste suina, parla Antonio Grossetti, presidente del Consorzio salumi Dop piacentini: «La Psa ha chiuso per tutti i mercati asiatici»

Così adesso ci voleva anche la Psa (ovvero la peste suina) a minacciare uno dei settori trainanti dell’economia agro-alimentare piacentina, anzi la bandiera di qualità del nostro territorio. Perché, lo possiamo ribadire ancora una volta, siamo gli unici in tutta Europa a poterci fregiare di tre Dop, ovvero coppa, pancetta e salame.

Disciplinari di produzione rigidissimi che coinvolgono tutta la filiera, crescita di produzione e di vendite costanti negli anni per un “piccolo-grande” Consorzio che, senza “glangor di buccine”, ovvero senza “cantarsela e suonarsela”, lavorando con passione e serietà, si è conquistato uno spazio di mercato importante su tutto il territorio nazionale.

I costi di produzione non sono certo i medesimi di altri prodotti similari, ma i consumatori hanno capito (e premiato) questa indiscutibile qualità, supportata anche da un opportuno piano promozionale e di vigilanza, ovvero le prerogative per cui il Consorzio è stato costituito oltre cinquant’anni fa.

Ora con la minaccia (ancora molto distante, ma per la quale è necessario fare attenta e capillare opera di prevenzione) della Psa, c’è forte preoccupazione tra gli addetti dei nostri salumifici, sia perché potrebbe venire a mancare la materia prima, sia per possibili aumenti dei costi delle carni (già in crescita negli ultimi anni) ed anche perché un eventuale blocco delle importazioni dei salumi, anche quelli non Dop, li riverserebbe sui mercati italiani che già sono poco ricettivi a causa della crescente inflazione, con un consumatore che potrebbe essere orientato a prodotti meno costosi e di qualità inferiore.

Timori che sono stati esplicitati in occasione dell’incontro con il Commissario straordinario Vincenzo Caputo, direttore dell'Istituto zooprofilattico sperimentale delle Marche e dell'Umbria, nominato dal Governo per affrontare e, soprattutto, prevenire, la peste suina presente, per fortuna ancora in casi sporadici, sul territorio italiano (anche nella vicina Lombardia); una riunione tecnica alla quale sono stati invitate le istituzioni territoriali, l’Arma dei Carabinieri, rappresentanti delle Asl, delle associazioni professionali agricole ed alla quale ha partecipato anche l’assessore regionale Alessio Mammi.

Incertezze ora ribadite dal presidente del Consorzio salumi Dop Antonio Grossetti perché se è vero che la Psa non comporta nessun pericolo per la salute dell’uomo, è anche sicuro che una drastica limitazione produttiva, unita alle attuali problematiche sulla salute dei suinetti negli allevamenti, determinerebbe (il condizionale è assolutamente d’obbligo!) pesanti conseguenze per l’intera filiera zootecnica: dalle imprese agricole, ai prosciuttifici e salumifici, alle aziende di trasformazione e lavorazione del prodotto suinicolo. Un grave danno economico per l’economia dell’Emilia-Romagna e delle aziende che operano nel settore della zootecnia, che conta circa 1200 allevamenti, 1,2 milioni di capi e una produzione lorda vendibile stimata in quasi 310 milioni di euro. «Il calo di materia prima di cui si sono già registrati nel tempo costanti aumenti - spiega Grossetti - dovendo noi produrre con un rigoroso Disciplinare che ci obbliga ad utilizzare solo carni di maiali provenienti da allevamenti della Lombardia o dell’Emilia- Romagna, potrebbe determinare conseguenze perduranti nel tempo».

Il Commissario ha dichiarato che, con le opportune misure, nel giro di due tre anni, eventuali problemi (con gli abbattimenti selettivi, le recinzioni e, forse, con un apposito vaccino) saranno risolte, ma nel frattempo? «Questa situazione - ribadisce Grossetti - sta rallentando anche l’importante progetto del Distretto dei salumi (primi in Emilia- Romagna) al fine di utilizzare solo suini piacentini, con una filiera “cortissima”, a ulteriore tutela di qualità e sicurezza alimentare, impegno su cui già diversi nostri soci stanno compiendo importanti investimenti nei loro salumifici.

Il mercato - precisa Grossetti - che è stato favorevole negli ultimi anni, ora sta “tenendo” per il salame e per la pancetta, ma sta un po’ flettendo per quello della coppa a causa della recessione. La coppa Dop è un prodotto per la cui lavorazione noi affrontiamo costi superiori, sia per la scelta delle carni, che per la stagionatura».

Stagionatura che, precisiamo ancora una volta, non deve essere inferiore a sei mesi, anche se in realtà, come per gli altri salumi, è quasi sempre superiore ed è ben noto quale sia l’importanza di un’adeguata stagionatura per conseguire una qualità superiore, ben maggiore di quella di province e regioni limitrofe. «Così in questo momento - prosegue il presidente del Consorzio - la peste suina ha chiuso per tutti i prodotti Europei i mercati asiatici, rincarando tutti i prodotti, con conseguenza riduzione delle vendite. Per noi - dopo tanti sforzi promozionali - rimane molto appetibile il mercato Usa, già ben disposto verso i nostri prodotti Dop e per questo dobbiamo essere attenti a prevenire ogni pericolo, come appunto quello della Psa. Non a caso il nostro Consorzio è stato tra i primi ad attivarsi per la prevenzione. C’è molta incertezza in questo momento, ma solo rimanendo compatti ed uniti nel Consorzio, come abbiamo fatto finora, potremo vincere anche queste sfide e continuare a guardare al futuro con ottimismo, forti della nostra qualità».

Antonio Grossetti

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