Martedì, 27 Luglio 2021
Economia

«Sostenibilità economica, sociale, ambientale: così Gualapack costruisce il futuro»

Michele Guala, amministratore delegato del Gruppo Guala Spa, presenta l'azienda erede della storica Safta: a Piacenza impiega 390 dipendenti e conta una superficie di 84mila metri quadrati. «Per tutti è fondamentale la cultura della sicurezza che implica formazione ed aggiornamento tecnologico. Puntiamo a creare un manuale univoco per tutti gli stabilimenti, sempre con la formazione come necessità improrogabile»

l'ad Michele Guala

«Sostenibilità è un’idea di futuro economico, sociale ed ambientale, ma è soprattutto il frutto di un impegno quotidiano fatto di progettazione (guadagno ed attenzione ai conti), di attenzione alle persone che ci lavorano e alla comunità, con sfide che coinvolgono i processi produttivi e quindi minor utilizzo di risorse, nell’ottica di un’economia circolare, con prodotti che nascono da risorse rinnovabili ed in grado di garantire sicurezza alimentare».
Su questi obiettivi si muove Gualapack (ex Safta) che in un apposito “open day” presso lo stabilimento di via Arda, ha voluto presentare alle istituzioni locali, tramite Michele Guala, amministratore delegato del Gruppo Guala Spa, il suo presente, ma soprattutto il suo futuro, ovvero le strategie di un gruppo che nel 2018 ha fatturato 260 milioni di euro, che conta nelle diverse sedi circa 2000 dipendenti, con lo stabilimento di Piacenza leader in Europa per una produzione completamente integrata dal granulo della plastica fino all’incisione, stampa ed accoppiatura.
Guala alla presenza dei rappresentanti di autorità, enti, associazioni professionali e sindacali, dei dipendenti e delle loro famiglie ha presentato il suo “report di sostenibilità”, nel quale ha spiegato le strategie adottate dal gruppo verso una economia sempre più “circolare”: «ovvero - ha spiegato poi Michelle Marrone, responsabile del progetto Innovazione di prodotto e sostenibilità - una nuova plastica completamente riciclabile, perché entro il 2020 tutti gli imballaggi dovranno essere riutilizzabili e questo cambierà necessariamente le abitudini, ci coinvolgerà in una vita sostenibile, evitando gli sprechi di cibo».
«Questa è la via tracciata per Gualapack - ha ricordato Guala - rispetto per l’ambiente è la nostra parola d’ordine e i dati lo confermano: dal 2013 al 2018 abbiamo ridotto del 59,4% il consumo di acqua su prodotto finito, in discarica è finito il 18,6% in meno di rifiuti e l’azienda ha autoprodotto l’88,6% di energia elettrica con la cogenerazione ad alto rendimento rispetto all’energia totale impiegata. Ed ancora pannelli fotovoltaici, recupero del solvente, sostituzione degli impianti di raffreddamento. Abbiamo puntato a ridurre gli sprechi e quindi con un complessivo beneficio per l’ambiente, con ingenti investimenti e proponendo strategie di miglioramento ed innovazione, sia in ambito di prodotto che di processi e tecnologie».

Safta, fondata nel 1925 è stata acquisita da Gualapack nel 2002, l’azienda, leader negli imballaggi flessibili; a Piacenza impiega 390 dipendenti e conta una superficie di 84mila metri quadrati. «Per tutti è fondamentale - ha ricordato l’ad Guala - la cultura della sicurezza che implica formazione ed aggiornamento tecnologico. Puntiamo a creare un manuale univoco per tutti gli stabilimenti, sempre con la formazione come necessità improrogabile. Con la Fondazione puntiamo ad aiutare le comunità nelle quali operiamo», e ha ricordato 200 iniziative con 4 milioni di euro investiti tra i quali anche per la pediatria dell’Ospedale di Piacenza.
«Sostenibilità - ha detto ancora - si basa dunque su tre pilastri: sociale, verso i dipendenti e verso le comunità locali; economica, attraverso una crescita sana per un futuro solido; ambientale, attraverso prodotti e processi innovativi e a minor impatto. La sostenibilità è frutto di continui aggiustamenti e processi, ma per avere successo e prosperare nel tempo, l’industria dell’imballaggio non può rinunciare ai principi di sostenibilità ed economia circolare. Diversi studi evidenziano che l’impatto ambientale e sociale di un prodotto è determinato principalmente dal contenuto e non dal contenitore. Che dire quindi dell’imballaggio flessibile? È leggero, resistente e dura a lungo. Permette il trasporto e la conservazione nei paesi del terzo mondo e consente la produzione di porzioni più piccole quindi meno scarti, nei paesi sviluppati. In questo senso, è molto sostenibile. Gualapack Group sta intervenendo a questo riguardo con Next Project (New Expertise for Today). Questo si concretizza con il design del prodotto, nel perseguimento di un costante miglioramento dell’impatto ambientale. Quindi si concentra sulla riduzione dello spessore dei suoi laminati pur mantenendo le necessarie proprietà meccaniche e di barriera».

Ad esempio alcuni tappi, (BrickCap in attesa di brevetto), sono progettati per vivere una seconda vita come giocattoli. GPG è certificata ISO 14001 e si impegna a ridurre al minimo scarti e sottoprodotti: un’unità di recupero solventi e un impianto di cogenerazione sono installati presso il sito di produzione laminati di Safta.
Ed il futuro è anche fatto di tappi che non si staccano dal contenitore, evitandone la dispersione e che saranno poi riciclati con il resto del materiale. Insomma visto che non si può fare a meno degli imballaggi, Gualapack si è già attrezzata per adeguarsi ad un’economia circolare che l’Europa vuole fortemente e che deve essere ecocompatibile».

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