«I piani di gestione dell'offerta delle Dop trascurano le necessità dei produttori»

Confagricoltura Piacenza: «Grana Padano e Prosciutto di Parma accomunati dalla preoccupazione di ridurre i quantitativi»

Gasparini - Parmigiani

Due tra le Dop più famose al mondo, Prosciutto di Parma e Grana Padano, approvano nel giro di una manciata di giorni, attraverso le delibere di Assemblea dei rispettivi Consorzi di tutela, i piani produttivi per governare l’offerta. Per il prosciutto di Parma si tratta del Piano Regolazione dell'Offerta 2021- 2023 (deliberato il 21 maggio), mentre il re dei formaggi vede oggi stesso (19 giugno) al varo dell’Assemblea consortile il piano straordinario contenente le azioni per contrastare il danni economici procurati dal Covid-19.  

Ad avviso di Confagricoltura Piacenza i due strumenti presentano analogie che meritano di essere considerate. «La preoccupazione predominante di entrambi i consorzi è il contenimento quantitativo delle produzioni, necessità delineata da analisi che non tengono minimamente in conto il punto di vista degli allevatori che, lo ricordiamo, non sono direttamente rappresentati negli organi dei due consorzi di tutela, ma solo attraverso un rappresentante senza diritto di voto, per il prosciutto e attraverso le cooperative di trasformazione, per il Grana,  le quali, giustamente, leggono le necessità dell’anello successivo della filiera» – sottolineano congiuntamente Giovanna Parmigiani, allevatrice suinicola piacentina e componente di Giunta Nazionale di Confagricoltura e Filippo Gasparini, presidente di Confagricoltura Piacenza.

Nel piano produttivo del Prosciutto di Parma, che tra l’altro ha il limite di porre l’attenzione solo su aspetti quantitativi, si annovera addirittura la possibilità che il Consiglio di Amministrazione possa modificare il Punto di Equilibrio (il quantitativo di prosciutti Dop da produrre) senza che avvenga alcuna attività di verifica o di controllo da parte del Ministero. Neanche da dire che in capo a prosciuttifici e caseifici si pone la responsabilità di rispettare una quota produttiva stabilita, senza alcuna analisi sugli allevamenti che in questi anni per poter essere competitivi, ottemperando al contempo tutte le norme, hanno fatto, incentivati dall’Europa, investimenti importanti. Il limite unilaterale alla produzione è l’incubo del legislatore che ammette il contingentamento delle produzioni solo come misura temporanea ed è invece su questo che si concentrano ancora una volta gli sforzi dei due enti.

Nel Consorzio del Grana l’obiettivo è ridurre del 3% il numero delle forme sulla quota storica, -6% considerando l’incremento produttivo del primo semestre 2020: un surplus di latte di un milione e mezzo di quintali di latte che verrà riversato in altri canali.  In entrambi i piani manca – ad avviso dei due imprenditori -  la determinazione di tornare a spingere sui mercati esteri con azioni commerciali adeguate, tra l’altro sorrette da fondi che per regolamento a ciò dovrebbero essere destinati. «I consorzi di tutela affermano analizzando i dati che i mercati interni sono più che maturi, ma al contempo insistono a investire in campagne nazionali limitandosi a registrare il crollo dell’export»– ribadiscono i dirigenti confederali.

I prosciutti hanno registrato un calo nei consumi nell’ultimo quinquennio in parte contrastato solo nel 2019. Come tutti i settori, anche quello del Prosciutto di Parma è stato poi duramente colpito dalla pandemia coronavirus tanto da registrare una perdita complessiva di almeno il 30% del proprio fatturato. La totale chiusura del canale HoReCa e la drastica diminuzione delle vendite al banco taglio hanno determinato un calo commerciale in Italia di circa 35% e una riduzione del 30% delle esportazioni.

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Parimenti il Grana Padano non è stato risparmiato dai gravi problemi indotti dalla pandemia durante la quale i consumi domestici sono schizzati alle stelle con balzi a due cifre, incremento che, ad ogni modo, ha compensato in parte il crollo del canale Ho.re.ca, confermando, a detta dello stesso Consorzio, un sostanziale equilibrio del panorama nazionale. «Per entrambe le Dop, fiore all’occhiello del nostro made in Italy agroalimentare, indubbiamente c’è stato un pesante contraccolpo nell’export – proseguono Parmigiani e Gasparini – ma i mercati esteri restano l’unica prospettiva di sviluppo a medio termine. Per entrambi i consorzi rimarchiamo evidenti criticità nella gestione generale in sé e soprattutto inerenti all’efficacia proprio delle campagne di promozione e di vendita del prodotto all’estero, essenziale sbocco commerciale. In ogni caso le programmazioni devono tenere conto delle esigenze di tutta la filiera, invece, oggi, la rappresentanza nei consorzi di tutela delle due grandi Dop non è inclusiva. All’interno dei due enti gli allevatori non possono dare il loro contributo per determinare la strategia di crescita. Ricordiamo – concludono -  che le Dop sono state concepite proprio a tutela degli allevatori e dei loro territori».

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