Mercoledì, 22 Settembre 2021
Economia

I pregiudizi delle famiglie dietro la mancanza di tecnici: «Mio figlio non farà l’operaio»

Il manifatturiero piacentino non trova operai e tecnici. Groppi (Confindustria): «Ancora troppo diffuso il concetto del “Studia altrimenti finisci a lavorare”, il talento manuale non viene stimolato dalle famiglie». Trespidi: «Troppa attenzione alla cultura umanistica e liceale»

Altro che paura per lo sblocco dei licenziamenti. Il settore manifatturiero piacentino, come già emerso nelle scorse settimane, ha un disperato bisogno di operai e tecnici specializzati. Le aziende del territorio devono coprire diversi profili e offrono contratti a tempo indeterminato che rimangono non compilati per mancanza delle adeguate competenze. Confindustria Piacenza, ospite di un incontro in commissione 4 a Palazzo Mercanti, è tornata sull’argomento per discuterne con i consiglieri comunali.

«Il tema della ricerca di tecnici e laureati nel settore manifatturiero rimane centrale – ha spiegato il presidente dell’associazione Francesco Rolleri -. Una cosa sulla quale dobbiamo impegnarci in questi anni è aumentare l’appeal dei nostri istituti tecnici presso i giovanissimi e in particolare verso le ragazze, con strutture all’avanguardia e laboratori all’altezza». «Non manca il numero di teste disponibili nel territorio – è la precisazione del direttore Luca Groppi -. È la loro competenza il problema. Il mondo della fabbrica non è quello “brutto sporco e cattivo” che si pensa. Chi dispone una capacità tecnica viene riconosciuto. Ma il talento manuale non viene stimolato dalle famiglie. Il concetto “studia altrimenti vai a lavorare” ha un peso negativo ed è ancora troppo diffuso. Soprattutto per il genere femminile: fare il disegnatore tecnico in un’azienda non credo che sia un’attività così negativa per una donna».

«Mi colpisce questa mancanza di manodopera – è il commento del consigliere Michele Giardino (Misto) - nel territorio. C’è un capitale voglioso di espandersi e bisogno di lanciare appelli tramite i media per chiedere ai giovani di impegnarsi nel settore tecnico». «C’è un deficit – ha detto Massimo Trespidi (Liberi), docente al liceo Colombini - da parte dei genitori nel momento della scelta delle superiori. È un problema che viene da lontano, da quando si è deciso di seguire la “riforma Gentile”, ovvero da quando è stata ritenuta l’educazione umanistica e liceale migliore per formare l’élite del Paese. Ma la realtà poi ci dice anche altro: abbiamo tanti liceali che non finiscono la scuola e rimangono con niente in mano, altri che non vanno all’università». «Si sente – ha aggiunto Antonio Levoni (Liberali) - da tanti genitori dire: “Al me fiò al farà mai l’operaio”. Eppure ci sono operai specializzati che guadagnano tanto e avvocati che fanno la fame».

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