«I test sierologici sono inattuabili per le aziende, rischiano di chiudere interi settori»

Cristian Camisa, presidente di Confapi: «Vorrei vedere le istituzioni amiche delle imprese. Questo spirito anti industriale deve finire»

Cristian Camisa

«La delibera della Regione dell’11 maggio sui test sierologici, stravolgendo la precedente versione, li rende di fatto inattuabili per le aziende (e avrà effetti anche sui privati) andando a prevedere un periodo di quarantena per i dipendenti non solo per la positività agli Igm (anticorpi fase recente contagio come era nella prima versione) ma anche agli Igg (marcatori di infezione sorta in passato, ovvero chi ha già preso il Covid e sviluppato gli anticorpi)». Così Cristian Camisa, presidente di Confapi Industria Piacenza, evidenzia una stortura della situazione attuale che penalizzerebbe fortemente le aziende piacentine. «Semplificando, – spiega Camisa, che è anche vicepresidente nazionale della stessa associazione di industriali – ho preso Covid in passato e ho sviluppato anticorpi quindi l’infezione è probabilmente conclusa». «Perché questa decisione? Perché questo accanimento nei confronti delle aziende e non solo? Gli stessi operatori parlano di eccesso di prudenza. Penso che alla politica manchi il coraggio delle decisioni e nel dubbio sia più facile trincerarsi dietro qualsiasi scorciatoia. Il risultato che si otterrà sarà esattamente l’opposto rispetto a quello desiderato: la grandissima parte delle aziende rinuncerà ai test (per evitare chiusura potenziale di interi reparti dopo un mese e mezzo di stop) e questo azzererà un mese e mezzo di lavoro per cui ci siamo battuti giornalmente e per il quale avevo scritto al presidente Bonaccini quando il tema era ancora dibattuto: dare un elemento in più di sicurezza alle persone in azienda con costi, tra l’altro, che le aziende stesse avrebbero sostenuto. Volevano una soluzione indolore preservando questo eccesso di zelo? Sarebbe bastato pretendere tampone anche per positivi IGG senza prevedere la quarantena ...forse troppo semplice. Lancio un appello al presidente Bonaccini e all’assessore Colla, a entrambi ho sempre riconosciuto grande pragmatismo: si ascoltino nostre indicazioni e si faccia un passo indietro. Le persone sono già in azienda da 15 giorni per ritardi della politica nell’entrata in funzione della fase operativa dei test e quindi è stato fallito uno degli obiettivi primari: la riapertura con un elemento fondamentale in più di sicurezza che si univa ai dispositivi di protezione obbligatori. Vorrei vedere istituzioni amiche delle imprese. Questo spirito anti industriale deve finire».

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