Il 10 febbraio si riunirà di nuovo il “Tavolo Nitrati”

Le sezioni zootecniche di Confagricoltura Piacenza: «Ora serve un atto di fiducia». I commenti di Gasparini, Chiesa, Parmigiani

Il prossimo 10 febbraio si riunirà il “Tavolo Nitrati” che vede coinvolte le Regioni e i Ministeri dell'Agricoltura e dell'Ambiente, incontro dal quale si attende la definizione delle strategie da adottare e delle proposte da sottoporre alla Commissione europea.  Il rapporto dell'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) che nel 2011 aveva raccolto l'impegno di approfondire le ricerche sul contenuto di nitrati nelle acque del bacino del Po, della Pianura Veneta e del Friuli Venezia Giulia, è stato finalmente presentato e scagiona la zootecnia dimostrando che le deiezioni animali contribuiscono solo in parte all'inquinamento da nitrati, inquinamento al quale concorrono invece altre componenti civili e industriali. “Siamo stufi di dire che l’avevamo detto – tuona  Filippo Gasparini – presidente della Sezione di Prodotto Lattiero-casearia di Confagricoltura Piacenza -. Ora serve un atto di fiducia, che non sarà comunque riparatore per le ingiuste vessazioni subite dalla zootecnia, ma almeno risparmierà il perpetrarsi di atteggiamenti inquisitori che per anni si sono tradotti nell’umiliazione di pagare multe basate su regole ingiuste. Sia ben chiaro – prosegue Gasparini – che non intendo difendere atteggiamenti malavitosi o fraudolenti.  Così come voglio che sia chiaro che l’imposizione di norme sbagliate ha portato all’inceppamento della macchina della nostra efficienza. Abbiamo preso multe su aspetti che non valgono niente se non per l’Europa o per le multinazionali dei fertilizzanti. Ora si devono ridisegnare le aree vulnerabili e fissare nuovi parametri”. 

“Fino ad oggi – rimarca Giovanna Parmigiani, che in Confagricoltura è  presidente della Sezione di Prodotto Carni Suine di Piacenza e presidente della Federazione Nazionale di settore - ci si è basati su una normativa che era sbagliata nelle premesse e che, invece di fondarsi su dati concreti e scientifici, originava solo ed esclusivamente da un assunto sbagliato, portato avanti da correnti di pensiero che non fanno altro che dipingere gli allevatori come gli inquinatori del pianeta. Tutto ciò ha comportato enormi conseguenze economiche e gestionali che hanno limitato l’operato di interi settori zootecnici creando gravissimi problemi di concorrenza iniqua con altri paesi europei, dove, peraltro, la direttiva nitrati è stata applicata diversamente”. Confagricoltura ricorda la necessità di semplificare gli adempimenti e dare maggiore flessibilità nei periodi di utilizzazione agronomica degli effluenti. “Nella nostra assemblea dello scorso anno – ricorda Gasparini – avevo chiesto la deregulation per il settore. Le nostre aziende non devono essere immolate sul patibolo della burocrazia, ci sono tutti i motivi scientifici, economici e non ultimo ambientali, per la riscrittura delle regole. Dobbiamo cessare di seguire pedissequamente tutto ciò che impone Bruxelles, in questo caso abbiamo subito una regolamentazione datata per 25 anni, impostata sulla condanna di quelli che sono, invece, i punti forti della nostra zootecnia che apporta sostanza organica ai terreni. E’ stato penalizzato un circolo virtuoso”. “La concimazione con effluenti zootecnici, ma anche con digestati di origine agricola e con fanghi di origine agricola – spiega Parmigiani -  è la migliore pratica agricola per mantenere in buona efficienza il terreno e la sua struttura, favorendone la produttività e migliorando la fertilità. La sostanza organica nel terreno fa sì che questo sia più soffice e trattenga l’acqua, riducendo il numero degli interventi irrigui e rendendo più facile alle radici delle colture l’approvvigionamento di nutrimenti, inoltre, la presenza di sostanza organica nei terreni contrasta gli effetti dei cambiamenti climatici”.

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