Il Consorzio agrario, testimone di una agricoltura che non è più protagonista

Sul finire dell’anno sono scomparsi due storici gestori del Consorzio Agrario di Bobbio, Ida Troglio e Battista Ridella, marito e moglie che dal 1951 hanno sviluppato l'agenzia bobbiese per circa mezzo secolo. Il ricordo

Sul finire dell’anno sono scomparsi due storici gestori del Consorzio Agrario di Bobbio, Ida Troglio e Battista Ridella, marito e moglie che dal 1951 hanno sviluppato l'agenzia bobbiese per circa mezzo secolo. Ai tempi vigeva il "baratto" cambio merce; i contadini portavano al consorzio il grano prodotto e a quel giorno Ida e Battista "facevano i conti" dal dovuto per avere, i contadini, comprato le merci durante i dodici mesi precedenti.  In via Roma, oggi Viale Garibaldi ho sempre visto e guardato con grande rispetto quel bel fabbricato colore giallo, ocra o mandarino che ancora oggi fa la sua bella figura sul viale di accesso alla Città di San Colombano, testimone di un’agricoltura fiorente per tanti decenni, sia per i prodotti agricoli che produceva, che per l'allevamento di bestiame delle migliori razze allora sul mercato. 

Il Consorzio Agrario è un’organizzazione di agricoltori in forma di società cooperativa che fornisce beni e servizi utili a coloro che svolgono attività agricola oltre alla commercializzazione dei prodotti. Fondato nel 1900 con 45 Agenzie nei vari Comuni della Provincia di Piacenza, aprì la filiale di Bobbio nel 1948, quanto il capoluogo della val Trebbia con Pianello, Ferriere, Bettola, Varzi era un importante mercato di compra-vendita di buoi, mucche, vitelli, cavalli, ovini e caprini e  così a Ottone, Perino ed a Travo.  In un piccolo Bignami descrittivo di quanto importante sia stata l'agricoltura in tutta l'alta Val Trebbia si troverebbe scritto che:

Le Agenzie dei Consorzi erano i punti di riferimento dei contadini, diventati coltivatori diretti, dei mezzadri e di tutti quelli che avevano bisogno di prodotti e consulenze per ogni operazione legata alla lavorazione della terra sia come attività prettamente economica che di svago o come hobby di giardinaggio. La categoria " Principe" dei contadini in Alta Val Trebbia è stata quella dei coltivatori diretti che nel linguaggio della burocrazia erano definiti coloro che abitualmente e manualmente dedicavano la loro attività alla lavorazione della terra e al governo del bestiame (Art. quarantotto Legge 454 del 1961). 

I "villani" producevano grano: Mentana e San Pastore le due varietà che andavano per la maggiore, oltre al grano duro. Diffusa era anche la coltivazione della melica per farne farina alimentare per la polenta. L'allevamento del bestiame comprendeva diverse razze di mucche: bruno-alpine, olandesi pezzate, buoi e manzi (reggiani) con il mantello rossiccio. Di qualità superiore era il vino prodotto in quantità importante per l'economia locale. Non c'era famiglia che non allevasse il maiale per ricavarne insaccati a uso famigliare come pure immancabile era il pollaio. Altri tempi, altra gente, ma ai pochi che ancora vivono sul territorio, il "Consorzio" è sempre un simbolo, un luogo dove vanno a comperare sentendosi a casa loro, e dove fortunatamente trovano a servirli Andrea  Spallazzi una gentile e paziente persona, non più giovanissima, ma molto brava nel suo ruolo di spiegare i prodotti che usa una agricoltura moderna.

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