«Il Consorzio di Bonifica imprescindibile tutela del territorio e del reddito agricolo»

Intervista al presidente Fausto Zermani: «Abbiamo sempre cercato il confronto e non lo scontro, anche se dobbiamo fare i conti con una burocrazia penalizzante che ritarda la nostra azione. Combattiamo ogni giorno contro preconcetti incomprensibili»

Fausto Zermani (foto Apas)

I numeri sono sicuramente impressionanti: 2000 km di canali sparsi su 260.000 ettari, un ruolo imprescindibile per la tutela del territorio e dell’ambiente, nonché per la nostra agricoltura e le sue coltivazioni di pregio, che a sua volta è fondamentale, con la sua attività imprenditoriale, per la governance della gestione territoriale, unitamente ai 48 comuni in cui opera.

Tutto ciò è il Consorzio di Bonifica di Piacenza (nato dalla fusione del Consorzio Bacini Piacentini di Levante e il Consorzio dei Bacini Tidone e Trebbia), il cui ruolo è sovente poco conosciuto dai cittadini  “ma senza la cui azione- puntualizza il suo presidente Fausto Zermani- nessuna parte della provincia, città compresa, potrebbe ritenersi al sicuro dai sempre più frequenti rischi idrogeologici. Non a caso in questo ultimo periodo abbiamo deciso di investire di più sulla comunicazione, affinché si venga a conoscenza di tutto ciò che rappresenta il Consorzio per il territorio, per far si che non venga considerato un ingiusto tributo che qualcuno opina non dovuto dal capoluogo, nonostante sia stata fatta completa chiarezza su questa querelle".

"Proprio per questo - ricorda il presidente - siamo sempre più presenti nella scuola primaria e secondaria, perché riteniamo che tra i ruoli che ricopriamo, vi sia quello di formare i futuri cittadini che devono essere sempre più informati sulle risorse del luogo in cui vivono e motivati a tutelarne le ricchezze, aumentando la loro consapevolezza ambientale, sensibilizzandoli alla tutela del territorio, alle problematiche relative ai cambiamenti climatici ed al continuo aumento dell'urbanizzazione e dell'impermeabilizzazione dei suoli, nell'ottica di una cittadinanza attiva. Vogliamo che proprio da loro parta un input che poi si trasmette alle loro famiglie sull’importanza della bonifica per le problematiche collegate alle risorse idriche con opportuni comportamenti quotidiani, del dissesto idrogeologico, nonché per far conoscere le attività che vengono svolte dall'Ente nel proprio comprensorio, sia nell'ambito della città che nei distretti di pianura, collina e montagna”.

Del resto l’attività di bonifica è antica quanto l’uomo e nasce da quegli interventi di programmazione, progettazione, esecuzione, esercizio e manutenzione di opere teso a conservare territori un tempo acquitrinosi, paludosi o comunque inidonei allo scolo naturale delle acque meteoriche eccedenti, ovvero bisognosi di irrigazione, o, in via generale, di sistemazione idrogeologica, ed a mantenerli suscettibili di essere produttivi a fini agricoli ed utilizzabili ad altri fini civilmente, economicamente e socialmente rilevanti.

“In Italia - ricorda Zermani- la bonifica dei territori ha avuto una ampia evoluzione storica fin dai secoli passati basata su due esigenze primarie ed essenziali: una casa, cioè un ambiente, un territorio (ecosistema) per vivere ed il cibo per nutrirsi. Dagli Etruschi ai Romani, ai monaci benedettini, ai liberi comuni italiani,alle Signorie fino all’unità d’Italia, tutta la nostra storia non può non prescindere dal ruolo delle bonifiche che hanno ottemperato alla fame di terra del popolo ed hanno rappresentato anche occasione di lavoro essenziale per sanare tanta povertà.

Ma senza rivangare secoli di storia, fissandoci al presente, è sotto gli occhi di tutti - ribadisce Zermani - quanto sia essenziale oggi, con cambiamenti climatici dirompenti, la funzione esercitata dai Consorzi sui territori. Noi abbiamo dunque cercato sempre di operare in stretta sinergia con enti ed associazioni, perché deve essere chiaro che il Consorzio rappresenta non solo gli agricoltori, ma tutte le categorie produttive, perché il territorio è di tutti, cittadini compresi. Abbiamo sempre cercato il confronto e non lo scontro, anche se dobbiamo fare i conti, ogni giorno, con una burocrazia penalizzante, che sovente ritarda la nostra azione che deve essere preventiva e tempestiva, con i 70 dipendenti tra fissi ed avventizi che operano in piena flessibilità. Vogliamo sempre operare senza che ci vengano frapposte sterili diffidenze”.

Zermani lo dice chiaramente: “Combattiamo ogni giorno contro preconcetti incomprensibili. Quando chiedevamo il rifacimento della traversa di Mirafiori tutte le associazioni ambientaliste si erano dette d’accordo, tranne Legambiente, quella di Piacenza che ha sfruttato questa incomprensibile querelle, per una mera operazione di marketing. Siamo andati a contestare il Cassingheno che dava un rilascio soddisfacente con il Brugneto e oggi dobbiamo  andare ogni anno a chiedere acqua a Genova. Il rapporto con questa associazione è tutt’ora difficoltoso, e subiamo attacchi per opere che hanno sempre rispettato l’ambiente, anzi l’hanno valorizzato. Ed anche sul concetto di biodiversità andrebbe fatta chiarezza. Così la nostra provincia è quella sempre più in deficit d’acqua, che serve non solo all’agricoltura, ma a tutti.

Per questo - ribadisce Zermani- dobbiamo alimentare per primo la diga naturale che abbiamo sotto i piedi, capire che il ciclo idrologico è complicato e sovente le cause imputate alle alluvioni o alla siccità sono frutto di luoghi comuni. Il moto delle acque sotterranee, come di quelle superficiali, è intricato, tanto che, toccando qualsiasi punto, si influisce sull’insieme. Oggi siamo molto al di sotto della media delle precipitazioni, ma il vero problema non è andare alla ricerca di nuove sorgenti, ma piuttosto di trovare acqua sicura e ricordare sempre che quella che utilizzano gli agricoltori, non è acqua potabile. Deve essere chiaro che siamo quelli che stanno peggio in Regione, con paesi come Castellarquato e Lugagnano che hanno come unica alternativa la diga di Mignano che influisce sia sulla qualità, come sulla quantità erogata. Il Consorzio ha provveduto ad importanti lavori per migliorane l’utilizzo.

Diversi scenari climatici futuri indicano un probabile aumento delle precipitazioni intense e del rischio alluvioni alternati a periodi di siccità. Ecco perché attuare politiche volte alla salvaguardia e non più all’emergenza, risulta essere l’unico elemento vincente per il nostro territorio, attraverso una specifica e dedicata attenzione agli alvei dei fiumi, agli argini e ad un costante monitoraggio territoriale finalizzato ad un’attività di prevenzione. In questo clima di emergenza acquista quindi più valore l’operato del Consorzio di Bonifica, che da sempre si adopera per la difesa del suolo e la gestione delle risorse idriche e la cui presenza viene considerata indispensabile non solo nelle zone agricole, ma anche in quelle urbanizzate. E anche se non tutte le attività svolte dal Consorzio di bonifica risultano conosciute dalla popolazione, non sembrano esserci dubbi sull’importanza del doppio ruolo, cui sono chiamati i Consorzi: limitare i danni provocati dai fenomeni alluvionali e rimettere in sicurezza idrogeologica  i territori colpiti. E’ fondamentale dunque - sostiene Zermani- un differente approccio culturale al problema e dobbiamo ricordare che c’è acqua nel Trebbia, perché c’è la diga del Brugneto. E per questo è fondamentale il dialogo con Genova con cui si sta ragionando per aumentare il prelievo che potrebbe fornire una risposta immediata ai nostri bisogni perché per fortuna il Brugneto c’è!

Sarebbe utilissima anche la traversa di Mirafiori attuata in modo moderno, ma va pure riscoperto il ruolo del Genio civile. La Lombardia ha più acqua perché ha i laghi che di fatto sono invasi ed abbiamo tolto acqua all’agricoltura per diluire la potabilità. Ma molto importante sono pure i comportamenti individuali che possono far risparmiare grandi quantità d’acqua, gesti quotidiani che sono essenziali. Gli agricoltori- ricorda Zermani- oggi non sprecano nulla; l’irrigazione a goccia, nata per i territori desertici- oggi è pratica comune per le nostre coltivazioni di pregio e di qualità che, ricordiamoci- danno reddito ad un intero territorio. Ricordiamoci del ruolo fondamentale dell’agricoltura quando andiamo ogni giorno al supermercato e vogliamo scegliere sempre il meglio per noi e le nostre famiglie.

Il Brugneto, ma anche i laghi e le numerose dighe in tutta Europa, ci insegnano che dobbiamo usare l’acqua conservandola, dobbiamo riscoprire la lungimiranza di chi ha creato gli invasi, con un uso intelligente della risorsa. Le opere pubbliche vanno mantenute e rese sempre più efficienti. Il principio deve essere quello della sicurezza idraulica e noi ragioneremo con Iren per costruire una diga in Val Nure, nella zona tra Bettola e Farini, in località Olmo, che si presterebbe bene per un’opera tipo quella del Brugneto. E’ dunque etico- conclude Zermani- richiamare l’importanza che il Consorzio riveste per il territorio, perché noi compiamo scelte strutturali e dobbiamo fare in modo che i soldi erogati dal Governo non vadano solo a favore chi non ha svolto adeguata manutenzione, ma devono servire anche per gli investimenti futuri. Ma dobbiamo poter decidere, pur con il giusto confronto, in tempi rapidi, senza eccessive ed incomprensibili pastoie burocratiche, confortati da inoppugnabili riscontri scientifici e non frenati da sterili ideologismi, ricordando che da sempre la tutela dell’ambiente è dato dalla presenza attiva dell’uomo, senza la cui presenza l’eco-sistema non è custodito. Montagna docet!”.

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