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«Il consorzio riesce a far crescere le forme di formaggio chiedendo meno latte»

Il presidente di Confragricoltura, Gasparini: «I caseifici che realizzano più forme devono pagare la cosiddetta “differenziata” una sorta di multa al Consorzio per poter avere il diritto di produrre un po’ di più»

“Approvata con il 99% dei voti dall’Assemblea dei consorziati a dicembre 2020. Alla fine del 2021 ogni caseificio dovrà aver ridotto del 4% la produzione in due anni. Il taglio produttivo deciso nel corso del 2020, con l’obiettivo di riequilibrare l’offerta con la domanda di mercato, diventa meno oneroso. Ogni caseificio avrà la possibilità di diluire su due anni il calo produttivo del 3% che era stabilito per il 2020 in piena emergenza pandemica. Dopo il via libera in Cda la novità è stata approvata definitivamente dal 94% dei votanti all’Assemblea del Consorzio di tutela del Grana Padano Dop che si è svolta on line il 18 dicembre scorso.  Come ha spiegato il direttore generale del Consorzio di tutela, Stefano Berni, ogni consorziato potrà ridurre la produzione solo dell’1,5% anziché del 3% nel 2020, posticipando al 2021 il taglio del restante 1,5%. Chi farà questa scelta dovrà comunicarla al Consorzio di tutela entro l’11 gennaio 2021. La situazione di mercato è apparsa nel corso dell’anno meno preoccupante rispetto a quella che si attendeva nei mesi successivi alla piena emergenza con il lockdown”.

Filippo Gasparini-8Nelle righe sopra è riportato testualmente il comunicato stampa del 28 dicembre diramato dal Consorzio del Grana Padano. L’atto indicato valida una delibera assembleare del 19 giugno 2020 in cui il Consorzio stabiliva di ridurre le produzioni, intervenendo senza alcun preavviso su un piano produttivo già in corso. Vero è che il piano non aveva stabilito riduzioni di quote, ma penalità per i caseifici che avrebbero ecceduto rispetto alla propria quota. “E ora andiamo con ordine, perché pare proprio il caso di spiegare per bene come una simile strategia possa tradursi in una crescita” – risponde così Filippo Gasparini, presidente di Confagricoltura Piacenza replicando alla nota del medesimo Consorzio che il 18 gennaio dichiara: “circa la presunta, ma irreale, politica di riduzione delle produzioni si sottopongono 3 inconfutabili dati: il primo dato è l’incremento produttivo addirittura del 50% negli ultimi vent’anni e del 29% dal 2007 cioè da quando è continuamente attivo il piano; il secondo dato è l’incremento produttivo degli ultimi due anni pari al +6,4% che significano 160mila tons di latte destinato in più a Grana Padano rispetto al 2018 e il terzo dato è il raffronto tra il differenziale del valore latte a Grana Padano e quello del latte omogeneo diversamente destinato”.

“L’incremento del numero di forme nel tempo è oggettivo e riscontrabile – precisa Gasparini –. Ma vediamo quale meccanismo porta dei piani produttivi che hanno l’obiettivo di regolare i quantitativi a tradursi in una crescita di forme per produrre parte delle quali i caseifici pagano penalità. I caseifici che realizzano più forme devono pagare la cosiddetta “differenziata” una sorta di multa al Consorzio per poter avere il diritto di produrre un po’ di più. Con i soldi della differenziata il Consorzio ha l’obiettivo di fare promozione. Come fanno i caseifici a pagare questa multa? Semplicemente riversando sugli allevatori il costo.  L’offerta di latte ha determinato un sensibile abbassamento dei prezzi in più c’è un’ulteriore riduzione per il latte destinato alle forme fuori quota, ma le quotazioni del Grana sono interessanti e oltretutto il maggiore onere viene scaricato sul produttore di latte, quindi producono di più con il risultato di inficiare il medesimo piano produttivo e ancor più le successive delibere che palesemente hanno fissato percentuali di riduzione. Il meccanismo non deve essere sfuggito neppure al Mipaaf che ha segnalato alcuni caseifici all’Antitrust.  A questo punto, oltretutto, abbiamo già perso di vista l’obiettivo. Se non era produrre di meno, perché penalizzare chi produce di più? Soprattutto di fronte all’enorme potenziale della Dop misurabile con la crescente diffusione dei similari.  Chiudiamo - conclude Gasparini - con le quotazioni del latte spot alla stalla: parlano da sole circa le maggiori presunte premialità previste per il latte conferito a Grana: prezzo medio del latte crudo alla stalla (novembre 2020- fonte Clal) 37 cent/lt (-8.6% rispetto ad un anno prima). Come direbbe chi produce l’American Grana infischiandosene delle politiche del nostro Consorzio: what else?”

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