«Il futuro del pomodoro piacentino? Radicamento sul territorio e più rese con la tecnologia»

​Tavola rotonda alla Faggiola con esperti in occasione della Fiera del pomodoro di Podenzano che si svolge nell’ambito della Fiera di San Giacomo

Il tavolo dei relatori

Far conoscere le differenze del nostro pomodoro, puntare su varietà e tecnologie innovative per aumentare le rese, contratti pluriennali per poter programmare l’attività di tutta la filiera. In tal modo si potrebbe garantire il futuro del pomodoro da industria piacentino. Indicazioni che sono emerse nel corso della tavola rotonda che si è svolta alla Faggiola, come prologo della19° Festa del pomodoro che si tiene come ogni anno a Podenzano, in occasione della Fiera di San Giacomo dal 22 al 28 luglio.

Dopo il saluto del sindaco di Podenzano Alessandro Piva che ha illustrato il programma della manifestazione, con il coordinamento di Filippo Arata presidente Ainpo, ha preso la parola Gianni Brusatassi presidente Asipo che ha ricordato come gli scarsi raccolti ed i minori investimenti del 2013 hanno” di fatto ripulito il mercato, lasciando poche scorte nelle fabbriche, per cui quest’anno, anche se sarà possibile qualche ressa nei conferimenti, si prevede una ripresa, tempo permettendo”.

Il prezzo fissato per lo scorso anno “è stato decoroso, ma mi auguro che quello per il 2015 venga siglato rapidamente. E per il rilancio del comparto sarebbe auspicabile che ci fossero affitti dei terreni ribassati”.

“Il pomodoro va pagato- ha detto Dario Squeri di SterilTom- per quello che vale a livello di territorio, per un settore che in questi ultimi anni è profondamente cambiato sia per gli aspetti produttivi (concentrazione ed elevata professionalità aziendale), nella trasformazione (poche fabbriche che hanno investito in tecnologia) e nella commercializzazione, ormai globalizzata”.

Quest’anno secondo Squeri non verrà superata la soglia dei 24 milioni di quintali per il Nord Italia, una cifra che non verrà mai più oltrepassata perché ormai le aziende hanno stabilito su quale tipo di produzione concentrarsi. “Noi abbiamo dato certezza  al reddito e quindi alle programmazioni e per questo dobbiamo lavorare tutti insieme, trovare forme di aggregazione nuove, come i contratti pluriennali che diano appunto sicurezze sia al mondo agricolo, come a quello industriale.”

Un’ipotesi accolta con favore dal direttore Ainpo Paolo Gazza che ha ricordato come il tempo incerto di inizio estate abbia cambiato completamente le proiezioni produttive. Bene dunque contratti a lungo termine, con parametri di riferimento che avvantaggi la pianificazione, “perché abbiamo il prodotto più costoso del mondo e l’unica carta vincente è la qualità”.

Un mercato che Antonio Casana vicepresidente di Amitom prefigura assai positivo per quest’anno, con una produzione di 39 milioni di quintali ed un consumo di 40, una tendenza destinata a crescere tanto che, nel 2040, una proiezione afferma che ne consumeremo 80 milioni. “Dobbiamo perciò rimanere bravi leader, essere competitivi nell’export evolvendo la genetica e la tecnica, puntando sull’origine perché siamo validi ad innovare i prodotti e su questa strada occorre proseguire”.

Alessandro Piva di Cio ha detto che” bisogna valorizzare al massimo un prodotto di per sé povero, ma noi possediamo i sistemi produttivi tra i più avanzati, con trasformati dalle ottime proprietà organolettiche. Come filiera è necessario far capire, comunicare adeguatamente questa differenza al consumatore, garantendo, anche come coop, prodotti controllati grazie alla professionalità degli addetti. E’ dunque importante differenziarci dagli altri paesi Ue e lavorare insieme con strumenti come il Distretto”.

Per il presidente Pierluigi Ferrari questa organizzazione interprofessionale sta lavorando alacremente per migliorare non solo la qualità, ma anche la promozione; per questo occorre puntare sul “prodotto-territorio” perché solo in questo radicamento possiamo traguardare le novità”.

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