Il Gotico: «I negozi della galleria non creano assembramenti, chiediamo di riaprirli»

Ponzini (presidente della galleria): «I commercianti di abbigliamento, calzature e accessori costretti all’interno delle gallerie costretti a tenere chiuso quando i colleghi del centro storico lavorano senza problemi»

Umberto Ponzini, presidente della galleria commerciale “Gotico” di Piacenza, scrive al sindaco di Piacenza Patrizia Barbieri, al presidente della Regione Stefano Bonaccini, al prefetto Daniela Lupo e all’assessore al commercio di Piacenza Stefano Cavalli. «In relazione all'ultimo Dpcm emanato il 3 dicembre – si legge nella missiva - che prevede la chiusura dei negozi all'interno dei Centri Commerciali nei "prefestivi e festivi", ci permettiamo di avanzare senza tono di polemica, alcune riflessioni che ci terremmo approfondire con voi, pur consapevoli del difficile momento e dei conseguenti impegni in cui si trova investita la Pubblica Amministrazione, sperando che vi possiate fare porta voce - delle difficoltà che gli operatori stanno affrontando - con le sedi competenti».

«I negozi dei centri commerciali stanno subendo una pesante limitazione alla loro regolare attività già dal mese di novembre (quelli di Piacenza, addirittura dal 30 ottobre a fronte dell'ordinanza mirata per la nostra città), il centro commerciale è struttura organizzata, coordinata e gestita nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia di contenimento da contagio del virus Covid-19. Senza dilungarci in elenchi di procedure attive, ci limitiamo a ricordare che regole di distanziamento, igienizzazione, mascherine obbligatorie e numero massimo di persone per esercizio e nel complesso del centro commerciale, vengono pienamente rispettate attraverso personale di vigilanza appositamente formato. Dopo il lockdown è stata addirittura creata una app che ci permette di tenere sotto controllo i flussi di pubblico in tempo reale in modo tale da intervenire, su necessità, bloccando gli ingressi».

«Il nostro centro commerciale e in generale quelli presenti su territorio piacentino, sono strutturati con la presenza di un ipermercato e di una trentina di attività commerciali e di servizio che completano l'offerta. Il Dpcm impone la chiusura, nel nostro caso, di circa 20 piccole attività di abbigliamento, calzature e accessori, etc. che nel loro complesso hanno una capacità di attrazione di flussi estremamente limitati rispetto a quelli complessivi del Centro, oltre ad avere presenze medie interne tali sicuramente da non creare forme di assembramento. Ciò per rimarcare che tali chiusure non incidono se non in maniera del tutto marginale a limitare traffico sul Centro Commerciale. Cosa diversa è il centro commerciale di nuova generazione strutturato in modo opposto, quindi con tante realtà extra-commerciali di piccole e medie dimensioni (anche oltre 200) e una struttura alimentare di piccole dimensioni, realtà a Piacenza non presenti a differenza della vicina Milano o in altre città italiane più grandi e da qui l'equivoco».

«A questo punto nasce spontaneo chiedersi perché tali chiusure vengono imposte solo a noi quando nelle medesime giornate le altre realtà commerciali piacentine di piccole e medie dimensioni (Zara, H&M, Decathlon, Comet, Uniero, Coin, Upim) restano aperte recependo anche il pubblico delle attività chiuse con inevitabile concentrazione e rischio di assembramento. Ciò con l'aggravante che i Centri Storici sono caratterizzati da autonomie gestionali che li differenziano dai Centri Commerciali organizzati e dove risulta impossibile un controllo d'insieme. Alleghiamo foto della giornata di domenica 6 dicembre che testimoniano tale fenomeno. In sintesi: a parità di territorio chiudere solo una parte della rete distributiva crea inevitabilmente, oltre che pesanti ripercussioni concorrenziali per le attività colpite, un peggioramento del fenomeno».

«Ribadiamo che lo spirito della presente – conclude Ponzini - va letta solo come una valutazione tecnica di addetti del settore che prima di tutto approcciano la tematica nello spirito di fronteggiare il grosso problema che ci sta affliggendo come corretto che sia, ma nel rispetto di regole che, se necessarie, devono valere per tutti; vuole essere un semplice confronto tra imprese del settore e l'amministrazione pubblica, dove nel rispetto dei ruoli, si cerca una corretta soluzione al problema. Diversamente rischiamo di ottenere un obiettivo finale opposto: rischio di maggiori assembramenti, disservizi e scarsa chiarezza per i cittadini e non ultimo tensione fra gli operatori della città».

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