«Il latte spot estero quotato più di quello nazionale»

Gasparini: «Una filiera abbandonata se stessa che comprime gli allevatori»

A giugno 2020 l’Assemblea del Consorzio per la tutela del Grana Padano ha stabilito la possibilità di spalmare la riduzione del 3% delle produzioni nel biennio 2020-2021 (mantenendo comunque, per il 2021, la riduzione secca di un 1%). Il Consiglio, il 3 settembre ha deliberato di proporre all’Assemblea di introdurre la possibilità di posticipare la riduzione dell’1.5%, prevista per l’anno in corso, nel 2021. In sostanza la riduzione delle produzioni per le due annate dovrà essere, per ogni caseificio, del 4%, ma si avrà più flessibilità sui tempi delle decurtazioni. Tutto questo mentre il latte crudo spot nelle ultime quotazioni della Borsa merci a Milano ha visto il prezzo del latte estero eguagliare quello nazionale e il latte intero in cisterna proveniente da Austria e Germania è stato quotato a Verona 39 euro al quintale (31 agosto).  «È una fotografia di una filiera lasciata a se stessa che sgretola gli investimenti delle aziende» – commenta duramente Filippo Gasparini, presidente di Confagricoltura Piacenza di fronte a questi valori che vedono il paradosso del latte estero in cisterna costare di più rispetto a quello nazionale. «C’è un’inopinata corsa a vendere del latte - prosegue Gasparini – la filiera del Grana Padano non crea valore, o meglio, quello che crea lo fa schiacciando il prezzo del latte alla stalla determinando, per la prima volta, un prezzo del latte conferito a Grana più basso del prezzo di latte estero». A parere del presidente di Confagricoltura Piacenza nelle strategie del Consorzio gli allevatori non sono né rappresentati né tutelati. La filiera della grande Dop, sorda alle necessità dei produttori, dopo aver chiesto di ridurre le produzioni, sta generando continuativamente sul mercato un eccesso di offerta di latte. «Troppo latte esce dai canali soliti del Grana Padano e si riversa sul mercato, la reiterata adozione dei piani produttivi gestiti in questo modo non funziona. Non è più possibile cercare di creare valore continuando a comprimere il primo anello della filiera».  In tutti i sistemi si devono trovare soluzioni. I piani produttivi erano stati pensati per far fronte a situazioni straordinarie. «Potrebbe aver senso – riflette Gasparini -  una loro formulazione ad hoc in questo momento così eccezionale, invece sono divenuti strumenti forzatamente piegati a gestire l’ordinario e che paradossalmente mal si adattano a fronteggiare l’emergenza». Il Grana Padano stagionato nove mesi da produttore viene quotato ad agosto su Milano € 6.15/kg con un decremento di oltre il 23% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, perde meno (8.31%) ma si tratta comunque di percentuali importanti lo stagionato oltre 15 mesi quotato 7.18 euro/Kg. Concentrandoci sul breve periodo si registra qualche debole segnale di miglioramento nelle ultime settimane. Lunedì 31 agosto la Borsa merci di Milano ha registrato un aumento del prezzo dello 0,58% per il Grana Padano “riserva 20 mesi” a 8,60 euro/kg; stabili Mantova (il 27 agosto) i listini del Grana Padano 10 mesi (6,18 euro/kg).

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«È notizia di questi giorni di stalle marginali che rischiano di veder abbandonata la loro offerta, nel momento in cui i caseifici vendono latte, cosa per cui non sono certo stati pensati.  Anche questo è una prova che i piani produttivi, come sono, non vanno bene. I caseifici devono trasformare il latte e nell’economia i virtuosi sviluppano i canali di mercato. Siamo consapevoli della particolarità del momento – rimarca il presidente di Confagricoltura Piacenza – e ci chiediamo anche se il mondo agricolo stia contribuendo a stimolare l’industria e facendo tutto ciò che è in suo possesso affinché il comparto intero possa fare sviluppo e acquisire valore all’esterno. Oggi vediamo una filiera che sa solo comprimere la produttività delle aziende primarie, generando, di fatto, una brutale e grossolana indicizzazione, e inficia così piani di sviluppo e investimenti che le hanno portate, negli anni, a migliorare le loro performance. Il sistema non tiene conto, lo ribadiamo, né delle necessità né della rappresentatività del mondo allevatoriale, in ciò venendo meno alla ratio per la quale è stata pensata la tutela delle Dop legate ai produttori di un territorio. Confagricoltura Piacenza lanciando, ormai due anni fa, quella stagione di proposte che doveva generare una discussione e un dibattito, aveva ben chiari questi pericoli. Sicuramente la revisione del sistema di gestione delle quote, con una partecipazione attiva degli allevatori, non tanto per il fatto in sé ma per gli effetti che ne sarebbero scaturiti, avrebbe contribuito ad una filiera più motivata e capace di andare ad acquisire valore sui mercati».

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