Il ministro Martina in Cattolica: produrre meglio per sprecare meno

Il Ministro per le Politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina è intervenuto per una "lectio magistralis" presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza dedicata al ruolo dell'agroalimentare nei 60 anni dai trattati di Roma

Il ministro Martina con il rettore Anelli

“Non dobbiamo accettare la deriva omologante e lavorare di più sulla distintività e competitività, per reperire nuove vie dentro lo scenario globale”. E’ l’auspicio espresso dal Ministro per le Politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina, intervenuto per una “lectio magistralis” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza dedicato al ruolo dell’agroalimentare nei 60 anni dai trattati di Roma. “E’ fondamentale - ha esordito il Ministro cogliere la nuova lettura derivata dall’esperienza di un capitale umano in grado di leggere territorio e dimensioni internazionali; è quindi necessaria una strategia per formare questo capitale ed in questo ruolo l’Università è fondamentale.

L’esperienza agricola va dunque colta nei suoi molteplici risvolti produttivi, ambientali e sociali. Assistiamo oggi ad uno sconvolgimento delle relazioni, dei rapporti di forza tra chi produce e chi trasforma. La Cina ha un piano per nuove città per 3 miliardi di persone; è diventata proprietaria del mercato suinicolo americano ed è tra i maggiori produttori di soia in Brasile. Bisogna leggere il ruolo dell’Europa partendo da fatti come questi per predisporre le politiche europee per i prossimi 60 anni. E’ necessario compiere un salto di qualità, un cambio di modelli che fino ad ora sono stati utilissimi, ma ora vanno rivisti. Ma è folle pensare di poter reggere senza gli impegni finanziari europei, 7 miliardi che non possiamo certo sostituire con misure nazionali.

La nuova Europa - ha ribadito - va rimodellata per garantire la sovranità alimentare europea ed è fondamentale che la comunità viva queste sfide insieme, con una pluralità di modelli che va sintetizzata. La vera questione è come si utilizzano le singole peculiarità mutandole anche in contesti diversi. Non a caso - ha chiosato Martina - in Giappone studiano come salvaguardare la propria distintività in un modello internazionale guardando all’Italia.

Ancora oggi facciamo fatica a definire un modello agricolo solo italiano e per giocare sul terreno della competizione globale servono idee nuove. Per questo occorrono strumenti organizzativi più avanzati per il settore agroalimentare italiano. I nostri Consorzi, per esempio, sono forti, ma non sufficienti; dobbiamo aggregare di più, ma siamo ancora lontani da questo traguardo e soprattutto manca un’organizzazione per la gestione delle crisi. Ed è più ci attende un semestre in stand by per le imminenti elezioni in vari paesi. E va risolta anche la dicotomia tra modelli europei tra Nord e Sud ancora troppo distanti”. premiatiunicatt-2

Il Ministro si è detto molto preoccupato sulla ripresa della discussione su dazi e barriere che rischia di provocare un grave danno per l'agroalimentare italiano. “Non basta dire - ha chiarito - di essere paladini del mercato aperto, ma l'Europa ha un compito decisivo per rilanciare un discorso, in ambito internazionale, che superi il crinale dei dazi. Serve uno sforzo nuovo per mettere in equilibrio un mercato aperto e respingere azioni tese ad esaltare la sovranità nazionale, tutelando con forza la distintività delle produzioni locali. Bisogna inoltre aprire un dibattito pubblico più ampio sull'utilità strategica degli accordi di commercio internazionale. Alcune paure e preoccupazioni legittime vanno gestite all'interno degli accordi e non al di fuori. I piccoli produttori hanno più bisogno di altri delle regole per affrontare il mercato globale.
La sostenibilità- ha ribadito Martina- deve essere un tratto distintivo del nostro sistema; lo sviluppo della multifunzionalità deve essere incentivato, espressione di un territorio dove si unisce qualità, sostenibilità e socialità, rispondendo agli attacchi con esperienze sinergiche di imprenditorialità privata, supportata dal pubblico. L’Italia deve assumere un ruolo da protagonista ed anche l’università è chiamata al fondamentale compito di formare lo “zoccolo duro” di questo sistema, per creare una consapevolezza nuova per il nostro agro-alimentare”.

Il Rettore dell' Università Cattolica Franco Anelli nella sua introduzione ha evidenziato il ruolo dell'Università Cattolica nella rinascita agricola dell'Italia, citando le lezione di Padre Gemelli: “non basta- disse- dare la terra ai contadini, bisogna farla produrre e questo è il compito di una facoltà come quella Agraria, dove si insegna,si ricerca e poi si applica. Su questo solco il lavoro del nostro ateneo - ha ricordato Anelli - prosegue tuttora”. E citando Jacques Delors Anelli ha affermato che “tra gli europei non servono solo interessi comuni, ma una vera comprensione reciproca" Il preside della facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali prof. Lorenzo Morelli  ha sostenuto che “il territorio ha sempre connotata questa Facoltà, un centro per formare uomini, la loro terra e quindi ha un’azione sociale. Gli studenti grazie alla nostra offerta formativa, sono cresciuti del 49 per cento, abbiamo un settore di ricerca molto qualificato e siamo primi in Italia nel campo della ricerca zootecnica. Ma l'orizzonte non può fermarsi all'Italia:partiremo l'anno prossimo con un corso interamente in lingua inglese”

Il prof. Gabriele Canali della Cattolica, ma anche consigliere del Ministro, ha citato Stefani Jacini, la storia della sua formazione europea che è sfociata in una inchiesta agraria che ha posto le basi per una nuova agricoltura nel nostro paese. La sua lezione va tradotta “nella ricerca di una formazione elevata, con una visione europea, analitica delle specificità territoriali che superi visioni frammentarie, che operi sinergie, una lungimiranza che guardi lontano coniugando insieme locale, europeo ed internazionale”. Al termine sono state consegnate 14 Borse di studio agli studenti meritevoli della facoltà di Scienze agrarie alimentari e ambientali offerte da Fondazione di Piacenza e Vigevano, in memoria di Carlo Bonelli, da Efsa e da due anonimi.

Confrontandosi con la stampa, Martina ha parlato anche della questione dazi-Usa. Quanto rischiano di danneggiare l’agroalimentare italiano? «Ribadisco - ha risposto Martina - che siamo molto preoccupati dalla ripresa della discussione su dazi e barriere, che rischiano di essere un grave danno per l’agroalimentare europeo, per quello italiano in primis. Noi siamo vocati soprattutto all’export, la nostra esperienza di agroalimentare poggia su questo. Dobbiamo fare di tutto perché non si torni a una stagione di dazi, barriere e frontiere. Su questo credo che l’Europa abbia un compito decisivo. Nelle prossime settimane sarà necessario rilanciare la discussione in abito internazionale».

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