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Sabato, 13 Agosto 2022
Economia

«Il nuovo triangolo industriale corre, no a politiche industriali uguali in tutta Italia»

Piacenza città impresa, l’analisi sulla “fabbrica diffusa” - che produce il 40% del Pil italiano - del Nord di Baban, Bonomi e Vecchi: più autonomia, riforma del fisco, del lavoro e più infrastrutture

Il triangolo industriale composto da Lombardia, Emilia Romagna e Veneto è un modello di impresa diffusa che andrebbe replicato in altre aree, anche se gli industriali dicono a no a politiche economiche uguali in tutta Italia. Gli indicatori sono positivi e quei territori sono stati bravi a trovare altri mercati. Per far correre questi territori servono infrastrutture, una riforma fiscale, un abbassamento del costo del lavoro con la riduzione del cuneo fiscale. Di come rinforzare il triangolo industriale ne hanno parlato, il 14 settembre ai Teatini, Alberto Baban (presidente di Venetowork; Carlo Bonomi, presidente di Assolombarda; Alberto vecchi, presidente Confindustria Emilia Area Centro; moderati dal giornalista del Corsera Dario Di Vico. Un appuntamento - quello all’interno del festival dei territori industriali “Piacenza città impresa” - che ha svelato il successo di una macroarea che andrebbe presa a modello.

Di Vico ha affermato come «questo territorio abbia intercettato la ripresa dal 2015, grazie al proprio modello, negli di altre zone sia in Italia sia in Europa. Non ci sono più le grandi aziende, ma filiere estese. L’economia è cambiata con l’arrivo dell’e-commerce e la grande mobilità di persone e cose». Baban ha ricordato come il solo Veneto «abbia la disoccupazione sotto il 6% e l’export in crescita del 5%. Ormai non esiste più la grande fabbrica, ma una filiera estesa e organizzata». Baban rileva che la zona delle tre regioni, nonostante le deficienza statali, emergano e fungano da locomotiva per il Paese: «Si vede la distonia tra il sistema privato e quello pubblico che non riesce a riformarsi. Il fatto che emerga la differenza è uno stimolo per il pubblico, non dà scuse». Baban si augura «che arrivi la riforma fiscale, anche se per ora mi sembra indirizzata del partite Iva, agli artigiani e alle microimprese. Il governo dovrebbe copiare il progetto Industria 4.0. Al governo, gli industriali chiedono una linea chiara che dedichi attenzione alle imprese riformando il fisco, la giustizia, incentivando il lavoro anche attraverso la decontribuzione del cuneo fiscale».

Bonomi ha esordito elencando i dati del nuovo “Lombardo-Veneto - con l’aggiunta dell’Emilia Romagna - sulla linea Milano-Bologna-Venezia che registra il 32% della popolazione italiana, il 40% del Pil, il 54% dell’export, il 62% dei brevetti. «Le tre regioni - ha sottolineato - sono una parte dominante perché hanno investito sull’innovazione, sulla ricerca e sullo sviluppo. Anch’io credo servano più infrastrutture. Qui c’è un’economia autonoma e nona  caso le tre regioni chiedo sempre maggiore autonomia». Tra le difficoltà ancora da superare, Bonomi segnala la difficoltà di accesso al credito per le Poi e il lavoro perché non va che «aumentino i lavoratori over 44 e calino quelli con un’età inferiore».

Vacchi, infine, dopo aver analizzato la crescita autonoma di questi territori, ha sostenuto che il denominatore comune «è l’impresa allargata, cioè le filiere. Fondamentali sono le linee di collegamento perché il vantaggio viene dalle infrastrutture. Bologna, ad esempio, ha risentito positivamente dei collegamenti più rapidi con Milano». Elemento centrale, ha concluso Vacchi, «è che lo Stato non deve considerare uguali tutti i territori. Il modello virtuoso delle tre regioni può essere replicato altrove». Il messaggio è chiaro: chi corre produce ricchezza e deve essere incentivato a continuare e messo nelle condizioni di svilupparsi, senza che si continui con politiche omogenee per tutto il Paese, per evitare una dispersione di risorse e frenare chi invece è “la locomotiva” d’Italia.

Festival "Città Impresa" - IlPiacenza

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