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Mercoledì, 10 Agosto 2022
Economia

«Il packaging, strumento essenziale per ridurre gli sprechi alimentari e per tutelare l’ambiente»

Il convegno alla Cattolica promosso da Confapiindustria Piacenza: «Ridurre lo spreco è fondamentale, perché nel 2010 le emissioni di CO2 dovute all’agricoltura rappresentavano oltre il 20%»

La riduzione dello spreco alimentare e un diverso stile a tavola contribuiscono a ridurre le emissioni di gas a effetto serra e a migliorare la situazione per limitare i cambiamenti climatici. Ridurre lo spreco è fondamentale, perché nel 2010 le emissioni di CO2 dovute all’agricoltura rappresentavano oltre il 20%.

In questo contesto il packaging flessibile assume un ruolo fondamentale, perché contro lo spreco, occorre un imballaggio ottimale che è sostenibile per natura.

Di questo importante settore che crea un importante indotto economico anche per il territorio piacentino, si è trattato in Cattolica nell’ambito di un convegno promosso da Confapindustria Piacenza dedicato a “l’innovazione e la sostenibilità del packaging flessibile nel settore agroalimentare”.

Dopo il saluto del vicesindaco Francesco Timpano, ha preso la parola (con il coordinamento del direttore Andrea Paparo), il presidente Cristian Camisa che ha ribadito come questo settore “sia sovente dimenticato, ma ha una valenza importantissima per la nostra regione; un incontro- ha auspicato Camisa- che mi auguro possa essere di aggiornamento annuale per tutta la filiera, dai macchinari alla logistica, con la speranza che possa sortire in un centro-studi gestito da università, enti, associazioni ed aziende”.

Marco Sachet, Direttore Istituto Italiano Imballaggio parlando della filiera nel suo complesso, ha ribadito (dopo aver presentato le caratteristiche dell’istituto), “la fondamentale importanza dei materiali” ed ha chiarito che, nei consumi “siamo sempre più single, ovvero con spiccato individualismo nei consumi, il che presuppone packaging sempre più piccoli, piatti pronti per congelatore e microonde e per un consumo “nomade”, ovvero fuori casa.

Il packaging è dunque uno strumento essenziale per ridurre la perdita e lo spreco di cibo, una risorsa destinata alla raccolta differenziata; ma per valutare l’impatto ambientale, è importante stimare quello di tutta la filiera”.

Michele Guala Presidente Giflex e membro della FPE “Flexible Packaging Europe”  ha trattato del “Food waste e utilizzo efficiente delle risorse: funzione del packaging per la lotta allo spreco alimentare e nuove direttive della FPE, ha ricordato che nel 2010 la disponibilità di cibo era del 20% maggiore rispetto a quanto necessario su scala mondiale  ed allo stesso modo, le emissioni di gas a effetto serra collegate sono cresciute di oltre il 300%. Uno studio stima che nel 2050, quando la popolazione mondiale sarà composta da nove miliardi di individui il fabbisogno globale di cibo aumenterà tra il 2% e il 20%. Come conseguenza di un maggior consumo di carne da parte dei paesi emergenti, come Cina e India, le emissioni di gas serra del settore agricolo lieviteranno dalle attuali 0,5 gigatonnellate di CO2 annue a una cifra compresa tra 1,9 e 2,5. Quindi evitando il surplus e il conseguente spreco di alimenti, si avrebbe la possibilità di ridurre gli impatti ambientali dell’agricoltura, risparmiare le risorse utilizzate nella produzione di cibo e migliorare la sicurezza alimentare a livello locale, regionale e globale.

“Sostenibilità del prodotto e del packagin non sono affatto disgiunti, anzi il secondo è fondamentale per evitare lo spreco alimentare e se la filiera non è efficiente, dalla produzione al consumo, si spreca il 40 %. In tutti i casi l’imballaggio flessibile, in base a precisi studi, è il più virtuoso, mentre lo sfuso, per esempio, aumenta notevolmente la quantità di prodotto sprecato”.

Ma secondo Guala è ora anche di sfatare alcuni “dogmi” sul riciclabile. Packagin uguale materiali riciclabili è semplicistico, perché è più importante evitare lo spreco alimentare e bisogna analizzare il ciclo di vita non solo del packaging, ma anche della materia prima. Contro lo spreco- ha concluso- occorre l’imballaggio ottimale che è sostenibile per natura”.

Paolo Rizzi, Direttore del Laboratorio di Economia Locale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, ha presentato i dati del settore per il territorio piacentino evidenziando che” è un comparto importantissimo con integrazione tra i settori, con 70 imprese e 2500 addetti con l’indotto, con tassi di crescita superiori alla media del manifatturiero. E’un comparto che merita di entrare nelle strategie di sviluppo del territorio, soprattutto nella formazione ed in questo le associazioni di categoria hanno un ruolo importante”.

E’ seguita quindi una tavola rotonda coordinata da Nicoletta Bracchi nella quale Vincenzo Cerciello, Direttore Tecnico Nordmeccanica  e Marco Re Fraschini di Leader EMEA Packaging and Specialty Plastic The Dow Chemical Company hanno parlato dell’alleanza tra aziende produttrici di macchinari e materie prime.

Quindi Anna Paola Cavanna, dirigente Laminati Cavanna S.p.a e Massimo Ratti, Emea Director Safta, hanno esaminato le caratteristiche delle aziende produttrici di materiali flessibile, biomateriali e sostenibilità dei processi e dei prodotti, mentre per le aziende agroalimentari utilizzatrici, confronto tra il confezionamento e chi lo utilizza, hanno parlato Dario Squeri, amministratore Delegato Sterlitom S.r.l. e Enrico Ciferri, Sales Manager OMCE S.p.a. Dei.

Dei trend della logistica nell’agroalimentare ed i possibili effetti sul packaging hanno invece trattato Efrem Terraneo del Politecnico di Milano ed Andrea Sacchi Customer Solution Manager Number 1 Logistics Group Spa.

Squeri in particolare ha detto che il packaging “in accoppiato” sostituisce la classica banda stagnata o la bottiglia, un prodotto estremamente innovativo, anche sotto l’aspetto ecologico che evita l’uso di scatole o vetro ed estremamente flessibile e si presta a tutte le produzioni agro-industriali. Oggi è una nuova frontiera che va comunque perfezionata soprattutto con adeguati studi sull’asetticità perché si tratta di un prodotto alimentare (derivati del pomodoro) che devono rimanere in condizioni pefette per tre o quattro anni. Si tratta comunque di problematiche che coinvolgono tutta la filiera.

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