Il paesaggio: sintesi armonica tra agricoltura, paesaggi ed insediamenti urbani

"Scienza urbanistica o gioco di Monopoli: la pianificazione territoriale tra realtà o fantasia", un convegno di Alsaf alla Finestra sul Po di Monticelli dedicato alla pianificazione del territorio

L’Associazione Laureati in Scienze Agrarie e Forestali di Piacenza ha organizzato un incontro tecnico scientifico dedicato alla pianificazione territoriale dal titolo “Scienza urbanistica o gioco di Monopoli: la pianificazione territoriale tra realtà o fantasia”, seguito poi dalla Assemblea annuale della stessa associazione.

In apertura dei lavori il presidente professor Giuseppe Bertoni nel suo saluto (era presente anche il sindaco di Monticelli Michele Sfriso), ha sottolineato l’importanza dell’argomento, che nella sua complessità interessa anche i laureati in scienze agrarie. Il Dottore agronomo Michele Lodigiani (accademico dei Georgofili, già Presidente dell’Unione Provinciale Agricoltori di Piacenza e profondo conoscitore della materia, fra l’altro esperto regionale e coordinatore del TRI, Comitato territoriale degli imprenditori), ha esordito spiegando che la pianificazione territoriale è una disciplina e non una scienza, pertanto bisognevole di indirizzi certi ai quali fare riferimento, al fine di dare corso alle linee d’intervento sul territorio.

Con riferimento a Piacenza, Lodigiani ha evidenziato come la prima pianta della città rispettasse il classico schema della pianificazione romana basata sulle direttrici del cardo e del decumano, per poi evolversi secondo linee radiali in epoca medievale, fino ad ampliarsi oltre le mura viscontee ed essere delimitata dalla cinta farnesiana. Da allora Piacenza è rimasta pressoché immutata fino al secondo dopoguerra, epoca del grande sviluppo urbanistico che ha determinato un aumento esponenziale dell’urbanizzazione, cui non ha corrisposto un’equivalente incremento demografico. La regolamentazione urbanistica, fino ad allora, faceva capo alla legge n. 1150 del 1942 che rimane la norma di riferimento, cui hanno fatto seguito varie modifiche apportate dal DPR n.8 del 1972 che ha introdotto il concetto di Piano Territoriale di Coordinamento ed infine dal DPR n.616 del 1977, che nella sua complessità tratta anche questa materia. Un’ultima modifica all’assetto legislativo è stata apportata dalla legge regionale n.20 del 2000 che tratta della Disciplina dell’Uso del Territorio.

In tale contesto si sono inserite le norme attuative dei vari strumenti urbanistici, più di una volta poco chiare e fra loro in contraddizione, a partire dal PRG, Piano Regolatore Generale di dotazione comunale, ma del quale non tutti i comuni erano dotati, seguito dai vari PTCP e PTCR, Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale e Regionale , come strumenti di programmazione sovraordinata a livello provinciale e regionale, supportati da una ampia normativa.

In questo quadro, come ha chiarito Lodigiani, si inseriscono gli strumenti di programmazione comunale, fra i quali emerge il PSC, Piano Strutturale Comunale, deputato ad individuare obiettivi generali che vengono meglio identificati dal quadro conoscitivo elaborato dall’Ufficio di Piano, che individua obiettivi specifici da rendere operativi mediante altri strumenti, come ad esempio il PE, Piano energetico, il POC, Piano Operativo Comunale di durata quinquennale, e tante altre fantasiose sigle.

Dulcis in fundo, i PSC, che hanno durata ventennale, sono destinati a subire modifiche con l’entrata in vigore del PUG, Piano Urbanistico Generale, la nuova legge urbanistica di prossima emanazione da parte della regione Emilia Romagna.

Sempre Lodigiani ha fatto un preciso riferimento al campo di applicazione della VALSAT, Valutazione di Sostenibilità Ambientale e Territoriale, redatta dai comuni, per la valutazione d’incidenza di tutti quei fattori che, attraverso l’intervento dell’uomo, tendono a modificare l’ambiente ed il paesaggio. Le sigle citate sono solo alcuni esempi della normativa vigente, che prevede anche piani paesaggistici, zone a tutela ambientale, tutte soggette alla normativa comunitaria ed a pianificazioni specifiche.

«Troppo spesso queste disposizioni omnicomprensive - ha concluso Lodigiani -  invece di indirizzare e chiarire il corretto evolversi del territorio, enfatizzano elementi astratti ed ideologici, che, in particolare, identificano l’agricoltura come elemento peggiorativo del territorio e quindi del paesaggio, senza tenere conto che questi sono il risultato di un felice connubio fra colture agrarie, insediamenti urbani ed elementi paesaggistici».

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