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«Il piano produttivo del Consorzio Grana Padano tutela reddito e sviluppo aziendale degli allevatori»

Giancarlo Pedretti, presidente della Sezione lattiero-casearia di Confcooperative Piacenza (nonché membro del Cda del Consorzio del Grana Padano) risponde a Confagricoltura

«A questo punto sarebbe opportuno porre fine ad una querelle che mi pare sia diventata una battaglia contro i mulini a vento e che oltretutto non va per niente a intaccare la fiducia che i caseifici (e di converso gli allevatori che ne sono soci e quindi ne sono parte integrante) ripongono nel loro Consorzio perché i risultati parlano chiaro: il prezzo del grana mantiene il suo valore e così il prezzo del latte conferito per la sua trasformazione. Non a caso in questi anni quasi tutte le stalle, potendo contare su riferimenti abbastanza omogenei e su un aumento costante, seppur regolamentato, delle quote produttive, hanno compiuto investimenti notevoli ampliando e modernizzando le proprie aziende». 

Interviene così Giancarlo Pedretti, presidente della Sezione lattiero-casearia di Confcooperative Piacenza (nonché membro del Cda  del Consorzio del Grana Padano) in merito alla recente diatriba portata avanti da Confagricoltura Piacenza secondo cui la programmazione delle produzioni di latte deve prevedere un ruolo più attivo degli allevatori e lamenta la riduzione della produzione di forme, senza considerare l’andamento della produzione di latte, il contrario - a parere dell’associazione professionale - di una concreta ed aggiornata politica di marketing per la conquista di nuovi spazi commerciali. «Inoltre  - ribadisce - bisogna ancora una volta ricordare, visto che in questo senso la memoria è un po’ carente in qualche detrattore, che il Piano Produttivo Grana Padano ogni anno viene liberamente e democraticamente votato in assemblea da ben oltre il 90% dei consorziati.  Inoltre la base consortile per quasi il 62% è composta da allevatori, tramite le loro cooperative di trasformazione e che nel CdA su 27 consiglieri d’amministrazione ben 17 sono allevatori, tra cui, in primis, il presidente, oltre che altri consiglieri non cooperatori.  Il piano Produttivo Grana Padano risponde pertanto coerentemente a tutti i requisiti e prescrizioni previste per prodotti DOP avendo garantito sviluppo, salvaguardia dei piccoli produttori, adeguata prosperità di sistema nel rispetto della trasparenza, qualità e costi per il consumatore». 

«Certo è del tutto legittimo - continua - Pedretti - esternare le proprie idee, ma a questo punto il Consorzio tramite il suo presidente Renato Zaghini, ha già fatto ampiamente chiarezza e prima di lui il precedente presidente Nicola Cesare Baldrighi e, a più riprese il direttore Stefano Berni. Inoltre le votazioni quasi "bulgare" scaturite dall’assemblea dovrebbero indurre a prendere atto della volontà dei consorziati». «Non è vero - puntualizza Pedretti - che si sono ridotte le quote di produzione, anzi in vent’anni sono aumentate del 50% garantendo un prezzo remunerativo ai soci dei caseifici. I dati sono davanti agli occhi di tutti e così i risultati di una politica lungimirante che è sempre stata approvata». «E’ indubbio - soggiunge il presidente - che i costi aggiuntivi dei singoli caseifici si sono di fatto trasformati in una crescita strutturale delle proprie capacità produttive e ne hanno beneficiato di converso le aziende consorziate perché nell’ultimo ventennio, è cresciuta mediamente di circa 2,5% all’anno la quantità di latte destinato a Grana Padano garantendo crescita equilibrata, diffusa e coordinata delle produzioni di latte da parte degli allevatori. Certo la fine del sistema delle quote non poteva che determinare una crescita della produzione perché con le quote-latte le aziende lattiere erano di fatto imbrigliate rigidamente nella loro espansione che poteva avvenire solo attraverso onerosi investimenti necessari ad acquistare quote dalle stalle che decidevano di chiudere».

Pedretti Giancarlo-2«Cosa diversissima - ricorda - sono i piani produttivi perché si confrontano esclusivamente con i mercati, la loro ricettività e forniscono risorse aggiuntive per l’acquisto di nuovi spazi di mercato. Produrre più di quanto il mercato possa assorbire a prezzi accettabili è la prima regola che l’economia insegna ad evitare, in tutti i settori. Non va neppure dimenticato che i formaggi Dop sono prodotti da tantissimi caseifici ma vanno sul mercato con un unico marchio e un’unica denominazione e sarebbe assurdo, come qualcuno pretende, se non venisse programmato con duttile rigore,un orientamento complessivo sulle quantità da immettere sul mercato, specie quando trattasi di formaggi prodotti oggi, ma consumati dopo moltissimi mesi. Non a caso il piano produttivo ha anche favorito gli accorpamenti, le fusioni tra cooperative o le cessioni di ramo d’azienda generando benefici a chi ha deciso di cedere i rami d’azienda e ovviamente a chi ha deciso di acquistarli». «L’export,  - continua - grazie anche alle risorse derivanti dall’applicazione del piano produttivo, è più che raddoppiato ed è chiaro che proprio questo è il nostro futuro, quello di un prodotto Dop che va difeso e valorizzato. Il prezzo del latte che non è destinato a Grana padano Dop non dipende certo dalle politiche del Consorzio che ne ha garantito negli anni il valore di quello trasformato. Semmai dovrebbero essere le professionali che, invece di procedere in ordine sparso, dovrebbero unirsi e far pesare la loro forza nella contrattazione». 

«Il Consorzio ha il compito di tutelare e promuovere il suo prodotto: lo sta facendo con il Dop stagionato di 24 mesi che è stato apprezzato dai mercati e dai consumatori. Nonostante la pandemia i consumi hanno tenuto, sostenendo anche quello più deficitario del canale ho.re.ca che, oltretutto, dovrebbe valorizzare e far conoscere di più il valore organolettico e la qualità del Dop rispetto ai similari. Certo - ricorda Pedretti - è anche nostro interesse tutelare il prezzo del latte dei soci e collocarlo al meglio. Piacenza significa 500mila forme lavorate ed una produzione di circa il 10% di quella italiana, siamo la quarta provincia per importanza nel comprensorio del Grana padano che riunisce produttori consorziati, distribuiti  in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna,Trentino Alto Adige, Piemonte». «La cooperazione - conclude - sente quindi anche il peso della responsabilità di un adeguato prezzo del latte che non viene destinato a Grana e quindi è in fase di studio la realizzazione di un polverizzatore che possa trasformare il latte eccedentario per far fronte alle richieste di un mercato internazionale molto recettivo. Dovrebbe servire tutto il Nord Italia e trattandosi di un investimento importante va adeguatamente vagliato e programmato tra tutti i soggetti interessati. Ma anche in questo caso la cooperazione farà la sua parte. Il resto sono polemiche nelle quali non desideriamo entrare».

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