Il prezzo della pasta? È troppo caro, il grano costa come vent'anni fa

Troppo cara la pasta al consumo. Un chilo costa 1.40 euro, mentre il grano è tornato ai prezzi di vent'anni fa, 22 centesimi al kg. Ad essere le più colpite dai rincari ingiustificati, sono “le classi meno elevate di reddito, dove  la pasta è una delle componenti fondamentali della dieta” dichiara Luigi Bisi, presidente di Coldiretti Piacenza

“I soldi delle multe che le industrie della pasta devono pagare all'Antitrust andrebbero restituiti ai consumatori e agli agricoltori con il prezzo riconosciuto per il grano duro che è dimezzato rispetto allo scorso anno, senza alcun beneficio per i cittadini che hanno invece dovuto subire ingiustificati rincari”. Esordisce così il presidente di Coldiretti Sergio Marini, nel commentare la multa dell'Autorità garante della concorrenza e del Mercato al cartello della pasta.

Gli fa eco il presidente di Coldiretti Piacenza, Luigi Bisi: “oggi le quotazioni del grano duro si trovano su valori di quasi venti anni fa, attorno a 22 centesimi al chilo, mentre il costo medio della pasta si aggira attorno a 1,4 euro al chilo, praticamente stabile, secondo i dati del servizio Sms consumatori del Ministero delle Politiche Agricole”.

Troppo larga la forbice dei prezzi tra coltivatori e consumatori e questo non fa che danneggiare gli utenti finali che, di pasta, ne consumano circa 28 chili all'anno pro capite. Ad essere le più colpite dai rincari ingiustificati del nostro alimento base, sono “le classi meno elevate di reddito, dove  la pasta è una delle componenti fondamentali della dieta” continua Bisi.

La pasta, infatti, ha fatto segnare il record dell'aumento dei prezzi tra i prodotti della tavola nel corso del 2008. A inizio anno, già segnava un incremento del 10% rispetto al prezzo 2007, ma lo scorso dicembre, in chiusura d'anno, il gap fra il costo 2007 e quello del 2008, segnava un abbondante 30%. Troppo. 

A farne le spese, letteralmente parlando, sono anche gli agricoltori “che non riescono più a coprire i costi di produzione con il rischio dell'abbandono delle coltivazioni Made in Italy” ribadisce il presidente di Piacenza. Che sottolinea: “a seguito delle calamità, ma anche dei compensi insostenibili sono infatti crollate le semine di grano duro e si prevede un crollo dei raccolti superiore al 20 per cento nel 2009”.

La ricetta di Coldiretti per arginare la crisi prevede una strategia per semplificare e razionalizzare la filiera e per rispondere alle esigenze degli agricoltori nell'interesse dei consumatori. La stessa confederazione presenterà a fine anno un progetto a Palazzo Chigi per affrontare l'emergenza. Insieme a Coldiretti, lavoreranno anche Assocap, CoopColdiretti e il sistema dei farmers market

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